Acqua in bottiglia e nanoplastiche: cosa dicono gli esperti

Lo rivela uno studio americano. Un litro di acqua in bottiglia può contenere da 110.000 a 370.000 minuscoli frammenti di plastica. Pareri discordanti sulla possibile pericolosità sulla salute umana



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L’acqua in bottiglia è la più grande categoria di bevande per volume in Europa e gli italiani sono i primi per consumo, secondi al mondo. La praticità della soluzione take away e la possibilità di scegliere tra diverse caratteristiche sono vincenti, anche se la qualità dell’acqua del rubinetto in Italia è tra le migliori del Vecchio Continente. L'84,8% dell'acqua potabile da rubinetto proviene da fonti sotterranee naturalmente protette e di qualità, che richiedono limitati processi di trattamento.

Secondo il quotidiano londinese Guardian, ogni minuto a livello globale viene acquistato un milione di bottiglie di plastica.
Negli Stati Uniti, altro grande consumatore di questo prodotto, un gruppo di ricercatori è andato ad analizzare tre note marche di acqua in bottiglia e ha fatto un'interessante ma anche allarmante scoperta. Lo studio, guidato dalla Columbia University, è stato pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas.


Lo studio sulle nanoplastiche nelle bottiglie

I ricercatori hanno rilevato, servendosi di una tecnica all’avanguardia in grado di individuare anche le particelle più piccole, finora sfuggite alle osservazioni, che un litro di acqua in bottiglia può contenere da 110.000 a 370.000 minuscoli frammenti di plastica. Il dato è preoccupante perché è una quantità da 10 a 100 volte più grande delle stime fatte finora. Il 90% di questi frammenti è formato da nanoplastiche, cioè frammenti così piccoli da attraversare i tessuti dell'intestino e finire direttamente nel flusso sanguigno viaggiando fino agli organi, compresa la placenta.

Finora l’attenzione si è concentrata sulle microplastiche, che sono state trovate praticamente ovunque sulla Terra, dal suolo ai ghiacci polari, e i cui effetti sulla salute e sull'ecosistema sono ancora in buona parte sconosciuti. Il mondo delle nanoplastiche, invece, è rimasto praticamente inesplorato.
Per avere un’idea di quello di cui stiamo parlando, basta mettere a confronto le due realtà: le microplastiche hanno dimensioni comprese tra 5 millimetri e 1 micrometro (1 milionesimo di metro), le nanoplastiche scendono oltre questa soglia e raggiungono i miliardesimi di metro.

La plastica più comune presente nelle bottiglie esaminate è risultata la poliammide, un tipo di nylon, che probabilmente arriva proprio dai filtri di plastica utilizzati per purificare l'acqua prima che venga imbottigliata. Presente in buone quantità anche il Pet, che costituisce le bottiglie stesse: secondo i ricercatori, finirebbe nell'acqua quando la bottiglia viene schiacciata o esposta al calore, o anche quando il tappo viene aperto e chiuso.


Pareri diversi su pericolosità o meno di nano e microplastiche

Wei Min, docente di chimica alla Columbia e tra gli autori dello studio, ha messo in guardia da non sottovalutare il risultato al quale si è giunti. «Le nanoplastiche presenti nelle nostre bottiglie d'acqua sono potenzialmente pericolose per la salute umana, ancor più delle microplastiche», ha ammonito.

C’è però chi invita alla cautela, a prendere la ricerca con le molle. Jill Culora, portavoce dell'International Bottled Water Association, ha commentato che occorre prudenza prima di saltare alle conclusioni e scatenare crociate. «Mancano metodi standardizzati e un consenso scientifico sui potenziali impatti sulla salute delle particelle nano e microplastiche», ha detto, sottolineando come gli articoli dei media su queste particelle nell'acqua potabile «non facciano altro che spaventare inutilmente i consumatori».

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019, a margine di un ampio studio pubblicato quell’anno, aveva "frenato" sul legame tra microplastiche e nanoplastiche e salute umana, suggerendo la necessità di nuove ricerche.

Antonio Limone, che è a capo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, ente sanitario di eccellenza nei processi di sicurezza alimentare, sostiene che «l'acqua imbottigliata in plastica può essere contaminata in diverse fasi della catena di produzione e distribuzione, considerando che le condizioni di stoccaggio - luce, temperatura - favoriscono la migrazione dei contaminanti nell’acqua».


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