Un respiro profondo e poi un altro, subito dopo. È come se l’aria inspirata non fosse abbastanza e avessimo bisogno di riempire ancora di più i polmoni. Si tratta di una sensazione tutt’altro che rara: cerchiamo spontaneamente un’inspirazione più ampia, fino a quando ci sembra di riuscire a respirare meglio. Ma perché succede? È un gesto innocuo, magari legato a stress, stanchezza o tensione, oppure la fame d’aria può essere il segnale che qualcosa nell’organismo non sta funzionando come dovrebbe?
A volte un respiro profondo è un semplice anti-stress
Ci sono momenti in cui fare un respiro profondo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Una telefonata che ci mette in agitazione, una giornata passata di corsa, una brutta discussione, una preoccupazione che continua a girarci in testa: il corpo accumula tensione e anche il modo di respirare può cambiare.
In gergo medico si parla di dispnea sospirosa: respiriamo, ma avvertiamo periodicamente il bisogno di fare un’inspirazione molto profonda, come se il respiro precedente non fosse arrivato fino in fondo. Può succedere anche stando seduti sul divano e guardando la televisione: non necessariamente c’è uno sforzo fisico che giustifichi il fiato corto. «In questi casi, un’inspirazione lenta e profonda può diventare una sorta di pausa fisiologica, capace di interrompere per qualche istante quel ritmo concitato», racconta il dottor Francesco Perri, pneumologo presso l’Istituto Fanfani di Firenze.
La respirazione dialoga direttamente con il sistema nervoso e modificarne volontariamente il ritmo può ridurre l’attivazione e la rigidità muscolare. «In questo meccanismo entra in gioco anche il diaframma, il principale muscolo respiratorio: rallentare e approfondire l’inspirazione può favorire una sensazione di rilassamento e interrompere il circolo della tensione», aggiunge l’esperto.
Fin qui, dunque, nulla di preoccupante. Il punto è capire quanto spesso accade e, soprattutto, in quali circostanze. Un sospiro dopo una giornata particolarmente pesante, durante un momento di ansia o dopo uno spavento rientra nella normalità. Diverso è il caso in cui la necessità di fare continuamente un respiro profondo compaia anche a riposo, senza un motivo evidente, o si accompagni alla sensazione persistente che l’aria non sia mai abbastanza.
La domanda decisiva è: quando succede?
Per capire se quel respiro profondo è un fenomeno passeggero oppure qualcosa da approfondire, la storia del sintomo conta moltissimo. Quando compare? Succede dopo una discussione, durante un periodo particolarmente stressante, prima di un appuntamento importante? Oppure arriva senza un motivo apparente, mentre si è tranquilli?
Anche il momento della giornata può fornire qualche indicazione. Alcune persone avvertono maggiormente la sensazione la sera, quando finalmente si fermano e la mente comincia a concentrarsi sulle proprie sensazioni fisiche. Altre la sperimentano soprattutto in situazioni emotivamente impegnative. Il tratto caratteristico dei disturbi funzionali della respirazione è spesso proprio la variabilità: il sintomo compare, si attenua, magari scompare completamente e poi torna in circostanze simili.
«L’anamnesi è fondamentale», sottolinea l’esperto. «Bisogna capire se la sensazione compare a riposo oppure durante uno sforzo, se con il tempo è diventata più frequente e se insieme al bisogno di fare un respiro profondo sono comparsi altri sintomi. Una persona che avverte ogni tanto il bisogno di sospirare, soprattutto in determinati momenti di tensione, presenta un quadro molto diverso da chi comincia ad avere affanno salendo le scale, camminando o svolgendo attività che prima faceva senza difficoltà».
Le diverse cause fisiche e i sintomi per individuarle
Soprattutto quando alla sensazione di non riuscire a prendere abbastanza aria si aggiungono altri segnali, il quadro cambia e la possibilità di una causa fisica va presa in considerazione. «La dispnea può avere un’origine molto diversa: può riguardare i polmoni, il cuore, ma anche il sistema nervoso, i muscoli respiratori o la struttura del torace», illustra il dottor Perri. «Dietro potrebbe esserci una broncopneumopatia cronica ostruttiva, tipica dei fumatori, dove il passaggio dell’aria attraverso le vie respiratorie diventa progressivamente più difficoltoso».
Anche l’asma può manifestarsi con una sensazione di fiato corto, ma spesso presenta caratteristiche che aiutano a riconoscerla: possono comparire tosse, senso di costrizione al torace e quel caratteristico sibilo che si sente soprattutto durante l’espirazione. In caso di infezione respiratoria, invece, l’affanno tende più facilmente a comparire insieme a tosse, febbre, secrezioni nasali e a un generale senso di malessere.
In questi casi l’origine potrebbe essere il cuore
Non sempre, però, bisogna guardare ai polmoni. Anche il cuore può essere all’origine della dispnea e, in questo caso, sono particolarmente importanti il rapporto con lo sforzo e quello con la posizione del corpo. «Un segnale da non trascurare è svegliarsi di notte con una forte sensazione di mancanza d’aria e avere bisogno di mettersi seduti o addirittura alzarsi dal letto per riuscire a respirare meglio», avverte l’esperto. «Una dispnea di questo tipo, soprattutto se associata a una storia di cardiopatia, ipertensione o altri fattori di rischio cardiovascolare, deve essere valutata». Anche il fiato corto che peggiora quando ci si sdraia o la comparsa di gonfiore alle gambe possono orientare verso un problema di origine cardiaca.
Non scordiamo, inoltre, che la respirazione dipende da un sistema molto più complesso, nel quale entrano in gioco anche muscoli, gabbia toracica, sistema nervoso e postura. Una persona anziana con una marcata deformazione della colonna vertebrale, per esempio, può avere una meccanica respiratoria meno efficace: se il torace si espande con maggiore difficoltà, anche la respirazione può diventare più faticosa.
Gli esami che servono a capire da dove arriva l’affanno
Quando la visita e il racconto del paziente fanno pensare a un problema respiratorio, il medico può decidere di approfondire con esami mirati. «La spirometria permette di valutare come funzionano i polmoni e se ci sono ostacoli al passaggio dell’aria», descrive il dottor Perri. «A seconda del caso possono essere necessari anche la misurazione dell’ossigenazione del sangue, una radiografia del torace o ulteriori accertamenti». Se invece il sospetto è di origine cardiovascolare, il percorso cambia: «Si può partire dall’elettrocardiogramma e, quando indicato, arrivare all’ecocardiogramma, che consente di valutare la struttura e il funzionamento del cuore».
C’è però una situazione in cui non bisogna aspettare. Se la difficoltà respiratoria compare all’improvviso ed è intensa, se la persona ansima, non riesce a parlare normalmente, avverte dolore o una forte pressione al petto, diventa confusa o presenta labbra e viso tendenti al blu, è necessario chiedere immediatamente assistenza medica per escludere patologie ben più gravi e ad elevato rischio di vita.
«La chiave sta nell’osservare il sintomo senza né drammatizzarlo né sottovalutarlo», conclude il dottor Perri. «Un respiro profondo può essere semplicemente il modo con cui il corpo allenta la tensione. Quando però cambia il nostro modo abituale di respirare, è il contesto a dire se basta lasciarlo passare o se è il momento di indagare».

