Difterite: sembra un mal di gola, ma può essere un pericolo reale (se non si è vaccinati)

La difterite è una malattia infettiva grave e contagiosa. Ecco come riconoscerla dai primi sintomi, perché viene scambiata per tonsillite e perché la vaccinazione resta la miglior prevenzione

Difterite: sembra un mal di gola, ma può essere un pericolo reale (se non si è vaccinati)
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La difterite è una malattia infettiva batterica potenzialmente molto grave, che colpisce soprattutto la gola e le vie respiratorie. «All’inizio può presentarsi come una normale faringite, con mal di gola e febbre, e proprio per questo può essere difficile riconoscerla», ammette il professor Ivan Gentile, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive al Policlinico Federico II di Napoli. «Dopo alcuni giorni, però, possono comparire delle pseudomembrane grigio-biancastre che ricoprono la gola e possono arrivare a ostacolare la respirazione, fino a provocare un’asfissia».

Il pericolo, però, non è soltanto locale. Il batterio produce una tossina che può entrare in circolo nel sangue e provocare danni anche a distanza, soprattutto a livello cardiaco e neurologico. Si tratta, quindi, di una malattia sistemica che può avere conseguenze molto gravi anche in una persona priva di altre particolari condizioni di fragilità.

Per questo la tempestività della terapia è fondamentale. «Gli antibiotici bloccano la proliferazione del batterio e impediscono la produzione di nuova tossina, ma non eliminano quella che è già stata prodotta», descrive il professor Gentile. «Si deve utilizzare l’antitossina difterica, che è il vero salvavita». Si tratta di un siero di origine equina, che può provocare reazioni allergiche anche importanti, proprio perché ottenuto da un altro organismo. «Nonostante questi possibili effetti avversi, viene utilizzata perché è fondamentale per neutralizzare la tossina», indica l’esperto.

Il problema è che l’antitossina deve essere somministrata nelle primissime fasi della malattia, quando la difterite può essere ancora difficile da riconoscere. «Oggi nessun medico pensa alla difterite quando vede una tonsillite, perché si conta sull’immunità di gregge grazie al vaccino», commenta il professor Gentile. Proprio la rarità della malattia può quindi diventare un ostacolo alla diagnosi tempestiva, come nel caso della bimba di Palermo, i medici di oggi, a differenza delle generazioni precedenti, hanno avuto pochissime occasioni di confrontarsi direttamente con questa infezione.

Come si contrae la difterite

La difterite si trasmette principalmente da persona a persona, attraverso le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo. Il contagio può avvenire anche attraverso il contatto diretto con secrezioni infette e, più raramente, tramite oggetti contaminati. «È una malattia altamente contagiosa e il problema è che non sempre chi porta il batterio presenta necessariamente un quadro clinico evidente», spiega il professor Gentile. Questo significa che una persona può contribuire alla diffusione dell’infezione senza rendersi immediatamente conto di essere contagiosa.

I primi sintomi possono comparire generalmente nell’arco di poco tempo, con un periodo di incubazione che va indicativamente dai due ai cinque giorni. Nella forma respiratoria, l’infezione comincia spesso con sintomi apparentemente comuni, come mal di gola, febbricola e difficoltà nella deglutizione. È proprio questa apparente normalità iniziale a rendere la difterite difficile da distinguere, almeno nelle prime fasi, da una più comune infezione della gola.

Non tutti i ceppi del batterio, però, hanno la stessa pericolosità. Il Corynebacterium diphtheriae può infatti essere presente anche in forme che non producono la tossina difterica e che quindi non provocano le complicanze tipiche della difterite. Sono i ceppi capaci di produrre la tossina a determinare le forme più gravi: è infatti questa sostanza, una volta entrata in circolo, a danneggiare organi e tessuti e a rendere l’infezione potenzialmente letale.

La presenza di un caso, proprio per la facilità con cui l’infezione può trasmettersi, richiede quindi un’immediata attenzione anche nei confronti delle persone che hanno avuto contatti con il paziente. Da qui l’importanza delle indagini epidemiologiche: individuare rapidamente eventuali altri contagiati, verificare chi è stato esposto all’infezione e adottare le misure necessarie per interrompere la catena di trasmissione.

Come si previene la difterite

Di fronte alla difterite, la prevenzione attraverso la vaccinazione assume un’importanza decisiva. «Tutti i farmaci hanno degli eventi avversi e anche i vaccini possono averne», precisa il professor Gentile.

«Gli eventi più comuni sono quelli locali, come il dolore nel punto dell’iniezione, mentre la probabilità di avere un evento avverso grave è rarissima ed è comunque infinitamente più bassa della probabilità di subire un danno provocato dalla malattia».

Il punto, dunque, non è sostenere che il vaccino sia privo di rischi, ma confrontare quei rischi con quelli dell’infezione che si vuole prevenire.