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Covid-19, tamponi, test rapidi: come scoprire se si è positivi

Tamponi “classici”, antigenici, test rapidi, sierologici… Gli strumenti per verificare se il Covid-19 è entrato nella nostra vita sono diversi. Ce li spiega, uno per uno, un esperto d’eccezione



Basta andare su Google e digitare due parole, “test” e “Covid-19” per ottenere oltre 3 miliardi di risultati. Una cifra astronomica, che sottolinea quanto sia uno degli argomenti più discussi del momento. Per fare chiarezza abbiamo chiesto al professor Massimo Clementi, professore ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, di spiegarci quali sono gli strumenti a disposizione per scoprire se si è infetti, oppure abbiamo avuto un contatto con il virus.


Quale test dà il risultato più preciso?

Il tampone classico. Si tratta di un test molecolare che, grazie a un prelievo eseguito tramite un bastoncino di cotone sulla mucosa naso-faringea, ricerca l’RNA (cioè il materiale genetico) del virus. Molto specifico, ha una sensibilità che possiamo fissare al 100%, anche se si dice che possano verificarsi occasionalmente falsi positivi o negativi. Presenta però qualche problematica: è abbastanza costoso (il Sistema Sanitario Nazionale prevede un rimborso di alcune decine di euro ma non c’è uniformità in tutto il Paese) e la possibilità di farlo privatamente varia da regione a regione. Inoltre, deve essere eseguito in un laboratorio certificato e, per avere l’esito, richiede un po’ di tempo. In genere, si ha una risposta dalle 12 alle 24 ore dopo il prelievo, ma talvolta occorre aspettare due giorni. Per questo motivo nell’ambito della ricerca diretta del virus, sono stati sviluppati altri test, che hanno il vantaggio di essere più rapidi.


Come funzionano i test rapidi?

Ricercano gli antigeni, le proteine del virus, e non l’RNA. Eseguiti anch’essi con un tampone naso-faringeo, possono fornire una risposta in pochi minuti, circa un quarto d’ora. Ovviamente questa velocità si paga e il prezzo è una minore sensibilità, fra l’85 e il 90% rispetto al tampone molecolare. Si tratta comunque di una percentuale valida se si considera che, oltre a essere veloci, i test antigenici risultano molto pratici: per intenderci, sono quelli utilizzati negli aeroporti, dove c’è la necessità di valutare persone che arrivano da un luogo “a rischio” e la risposta dev’ essere rapida.


In quali casi uno è più indicato dell’altro?

Quando un paziente riferisce dei sintomi respiratori va fatto il tampone molecolare, perché è meglio puntare su una tecnica super sensibile. Se invece c’è bisogno di ottenere una risposta veloce, poiché stiamo analizzando delle persone spesso asintomatiche (come in aeroporto, a scuola o sul luogo di lavoro) e magari non c’è la disponibilità di un medico per il prelievo, conviene eseguire il test rapido.


I tamponi possono rilevare la serietà di un’infezione, la sua carica virale?

Sì, utilizzando tecniche quantitative possiamo valutare la carica virale presente nella mucosa naso-faringea. Questa valutazione ha un significato importante solo nei soggetti sintomatici sottoposti al trattamento con farmaci antivirali, perché consente di misurare il calo della carica e, conseguentemente, il successo della terapia fino alla negativizzazione del tampone.


Quanto sono affidabili i test che si effettuano sul sangue?

Il test sierologico mette in evidenza la presenza di anticorpi nei confronti del virus. Le classi più importanti sono le IgM (immunoglobuline M), che compaiono in maniera relativamente rapida dopo l’infezione, e le IgG (immuniglobuline G), che si rivelano un po’ più tardi ma rimangono nell’organismo più a lungo. Il test sierologico classico deve avere il massimo della sensibilità e si esegue tramite un prelievo di sangue venoso eseguito da un medico, in un laboratorio ospedaliero. Dal sangue viene separato il siero sul quale è effettuato l’esame, con un responso che arriva in 5-6 ore. Ma ci sono pure versioni più “flessibili”, come il test sierologico rapido: effettuato su una goccia di sangue ottenuta dalla puntura sul polpastrello, dà una risposta in 15 minuti. Anche se un po’ meno sensibile (fra il 90 e il 95% rispetto a quello classico) è ugualmente affidabile.


Se faccio il test sierologico e scopro di avere gli anticorpi, mi posso ammalare di nuovo? O sono protetto dal rischio di una seconda infezione?

Non lo sappiamo ancora. In realtà c’è una sottopopolazione di anticorpi, definiti neutralizzanti, che rendono immuni ma i test sierologici usati fino a oggi non li evidenziano in maniera chiara. Per scoprirlo occorrerebbe effettuare un test di neutralizzazione, che si esegue col virus vivo, ma non è un esame diagnostico. Si è visto, però, che gli anticorpi neutralizzanti sono presenti nei soggetti che risultano positivi con i test sierologici. Quanto duri la loro protezione è una cosa che non conosciamo perché il Covid- 19 è una malattia recente. Di conseguenza, non sappiamo se tutti quelli che hanno avuto l’infezione hanno sviluppato anticorpi, se fra essi ci sono anche quelli neutralizzanti e per quanto tempo rimarranno. Non abbiamo elementi per poterlo dire: probabilmente per alcuni anni sì, ma sono stati anche descritti rarissimi casi di infezioni successive alla prima.


Quando è consigliabile sottoporsi a un test sierologico?

Le persone a contatto con soggetti fragili, come gli anziani, dovrebbero sottoporsi ogni 15-30 giorni a un test sierologico, classico o rapido, per valutare se hanno acquisito o meno gli anticorpi, spia di un’avvenuta infezione. Se poi c’è il sospetto di essere contagiosi, sia perché dopo l’esame sierologico troviamo anticorpi della classe IgM, sia perché fra un esame e l’altro compaiono sintomi come febbre, tosse e disturbi respiratori, va assolutamente fatto il tampone molecolare.


Il test salivare antigenico

L’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma ha da poco validato il test salivare antigenico. Viene utilizzato su bambini fino a 13 anni, all’interno di uno studio pilota che coinvolge 800 mila studenti del Lazio, con esito in giornata (per i più grandi, invece, è previsto l’impiego del tampone naso-faringeo rapido). «Il test salivare può essere uno strumento in grado di rendere il prelievo più semplice e meno fastidioso, caratteristiche che lo rendono particolarmente utile nei più piccoli e nelle scuole», commenta il professor Massimo Clementi.



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