La forza del tango contro la malattia di Parkinson
Un passo, una musica, un abbraccio: elementi semplici che, integrati in un metodo strutturato, diventano strumenti di cura per i malati di Parkinson. È quanto accade all’Istituto Auxologico di Meda con Riabilitango

C’è un momento, durante una lezione di tango, in cui il tempo sembra rallentare. È in quell’attimo che un piede avanza con decisione, un cambio di peso dà sicurezza, un corpo ritrova equilibrio seguendo il ritmo della musica. Per una persona affetta da malattia di Parkinson, quel passo non è soltanto danza: è una conquista. È la dimostrazione che il movimento, anche quando la malattia tenta di limitarlo, può essere recuperato, guidato, trasformato.
Perché il tango può essere cura
Il tango argentino diventa così molto più di una danza. Diventa uno spazio di possibilità, in cui la tecnica incontra la libertà espressiva, il paziente non è più definito dalla patologia, ma dalla relazione, dal gesto, dalla musica.
È da questa esperienza concreta che è nato l’interesse scientifico verso il tango come strumento riabilitativo, oggi sempre più supportato da evidenze cliniche, in particolare nell’ambito delle patologie neurodegenerative.
La tangoterapia nei pazienti con Parkinson
Numerosi studi indicano, infatti, il tango argentino come una forma di attività fisica piacevole, coinvolgente ed efficace nel mantenimento dello stato di salute. Nella malattia di Parkinson, la tangoterapia si è dimostrata un valido trattamento complementare ai programmi riabilitativi tradizionali, con effetti positivi su equilibrio, coordinazione e controllo posturale.
«Il ritmo del tango fornisce al paziente parkinsoniano dei riferimenti acustici esterni che facilitano l’esecuzione di movimenti volontari, spesso inibiti dalla problematica posturale tipica della malattia», spiega il dottor Antonio Robecchi Majnardi, fisiatra, direttore Unità Operativa Riabilitativa Ambulatoriale presso l’Istituto Auxologico Italiano di Meda (MB).
«Vediamo pazienti molto rigidi, con importanti difficoltà motorie, muoversi in modo sorprendente rispetto alla loro condizione neurologica. L’indicazione del suono offerto dalla musica argentina consente di superare blocchi motori e rigidità, favorendo una maggiore fluidità del movimento».
Quali sono in benefici della tangoterapia da un punto di vista clinico?
«Il primo beneficio - prosegue il dottor Robecchi - ce lo riferisce il paziente stesso: si sente più motivato, più fluido, coinvolto in un’attività che è terapeutica ma anche divertente. Non rallenta direttamente la malattia, ma previene molte delle complicanze che la accompagnano, come immobilità, rigidità muscolare, dolori articolari e rischio di caduta. I benefici non si limitano però alla sfera motoria: la tangoterapia agisce anche sugli aspetti psicologici, emotivi e relazionali, migliorando la motivazione e la partecipazione attiva del paziente».
Riabilitango™: il tango diventa terapia certificata
Da questa visione è nato Riabilitango™, il metodo di Tangoterapia ideato nel 2012 da Marilena Patuzzo, coordinatrice infermieristica del Dipartimento di Neuroriabilitazione dell’Istituto Auxologico e maestra di tango argentino.
Il metodo rappresenta oggi una delle applicazioni più diffuse in Italia del tango a scopo riabilitativo, come spiega la dottoressa Patuzzo: «Riabilitango™ nasce dall’unione delle competenze sanitarie in ambito riabilitativo con il tango argentino. Ho voluto creare un’attività fisica adattata, moderata, fattibile da tutti, anche da chi è affetto da patologia neurologica».
Quali sono le caratteristiche di Riabilitango™?
«Il metodo si fonda su esercizi tecnici, passi e figure di tango argentino accuratamente selezionati, con musiche sperimentate per garantire sicurezza ed efficacia – aggiunge Patuzzo -. Ogni elemento è pensato per essere accessibile, mantenendo al tempo stesso l’autenticità della danza. I pazienti che frequentano i corsi sono soprattutto affetti da malattia di Parkinson, ma anche da sclerosi multipla, esiti di ictus o disturbi dell’equilibrio e della coordinazione».
Quanto dura una lezione di tangoterapia secondo il metodo Riabilitango™?
«Per prendere parte alle sedute di Tangoterapia è necessaria la prescrizione medica di uno specialista. Ogni lezione dura circa un’ora e si articola in una prima fase di riscaldamento tecnico, focalizzata su equilibrio statico, cambio di peso e controllo dell’asse corporeo. Gli esercizi vengono poi progressivamente trasformati in movimento, fino a diventare veri e propri passi di tango argentino. C’è anche la soddisfazione di imparare a ballare - sottolinea la maestra di tango -. Per questo consigliamo almeno dieci o dodici lezioni: il corpo ha bisogno di tempo per interiorizzare gli esercizi. Idealmente un trimestre, con una lezione settimanale».
I vantaggi per il paziente Parkinsoniano che frequenta un corso di tangoterapia quali sono?
«Il tango argentino – rimarca Patuzzo – è in grado di agire positivamente su tutte le sfere della persona: fisica, psicologica, cognitiva e relazionale. L’obiettivo è fornire strumenti concreti, spendibili nel quotidiano, per migliorare la qualità di vita».
Quali le prospettive future della tangoterapia?
«In Auxologico è attivo un programma di ricerca volto a studiare e misurare i benefici della tangoterapia, metodo Riabilitango™, nelle persone affette da Parkinson, con particolare attenzione agli aspetti cognitivi-affettivi ed emotivi, ancora poco esplorati, ma centrali per il benessere complessivo del paziente», conclude Robecchi.
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