Italiani, popolo di camminatori. Sempre più appassionati, infatti, decidono di mettere un piede davanti all’altro lungo un sentiero. La fotografia arriva da “Italia, Paese di Cammini”, Terre di mezzo Editore: il 2025, secondo i dati, è stato l’anno della svolta per il turismo lento, con oltre 300 mila persone in marcia: +56% rispetto al 2024. Ma l’entusiasmo, da solo, non basta. Così abbiamo chiesto al content creator Tom Search, fresco autore di Camminario – Manuale pratico per camminatori felici (Terre di mezzo Editore, 18 €), di spiegare come cominciare… passo dopo passo.
Allora Tom, da dove si comincia?
«Dalla pianificazione. Il cammino non si fa, il cammino si vive. Ma bisogna andare per gradi! Se sei alle prime esperienze scegli sempre un percorso di tre o quattro giorni, mettendone in conto uno o due in più, per gestire eventuali imprevisti o il maltempo. Per il periodo scegli le mezze stagioni, sono l’ideale».
Ok, e una volta scelto l’itinerario?
«Studia le mappe: scarica sempre quelle offline delle associazioni e metti nello zaino anche una cartacea, per le emergenze. Attenzione poi alle segnalazioni delle fontane: portare con te tre o quattro litri d’acqua è un errore, perché diventano un peso nascosto clamoroso! Di solito basta un litro e mezzo, da dividere in due borracce per bilanciare il carico. Bevi regolarmente, a piccoli sorsi, ogni mezz’ora circa e sempre prima di avvertire la sete».
Ma per camminare “ci vuole il fisico”?
«Non dovresti partire senza preparazione. Inizia ad allenarti un mese o due prima del viaggio, allungando gradualmente i tuoi percorsi fino ad arrivare a coprire 15-20 km. Il vero segreto dei professionisti, però, è nel farlo indossando uno zaino già carico: aiuta ad “abituare” schiena e articolazioni al peso extra. A casa poi, puoi aggiungere degli esercizi per le gambe, come squat e affondi. Questa fase preparatoria è anche il momento migliore per testare un paio di scarpe nuove; c’è una legge non scritta dell’escursionismo, infatti, che dice: “non partire con calzature nuove di zecca!”. Falle rodare per almeno 50 km: ammorbidirai la suola e la tomaia prenderà l’esatta forma dei piedi».

A proposito di piedi. Quali sono le scarpe adatte?
«Dipende dal peso che porti sulle spalle. I modelli bassi o da trail running sono morbidissimi, leggeri e super traspiranti, ma lasciano la caviglia “sguarnita”: usali su sentieri semplici e se trasporti uno zaino sotto i 5 kg. Se invece devi affrontare ghiaioni, tratti tecnici scoscesi o cammini con 12-14 kg sulle spalle, gli scarponi “mid” o alti diventano obbligatori. Ti daranno la giusta stabilità e ti risparmierai una distorsione delle caviglie».
E lo zaino, fedele compagno?
«Quando lo prepari devi eliminare il condizionale dal vocabolario. Non occorre portare ciò che “potrebbe” servire, spinti dall’ansia per gli imprevisti: lo zaino richiede soltanto l’indicativo! Nel mio primo cammino ho portato una moka da 4 tazze, due pacchi di pasta e persino barattoli di sugo in vetro… errore catastrofico! Metti l’attrezzatura sul tavolo, poi elimina il superfluo scegliendo le versioni più leggere. Il carico totale non dovrebbe superare il 10-15% del tuo peso.
Per riempirlo, poi, sistema l’attrezzatura in verticale: oggetti voluminosi ma leggeri (come il sacco a pelo) in fondo; quelle pesanti (cibo e tenda) ben aderenti lungo lo schienale; salendo piazza i vestiti, in sacche stagne, e tieni la giacca impermeabile sempre in cima a portata di mano. ll volume non si calcola in base ai giorni di viaggio, ma a dove dormirai: bastano 20-25 l se vai in B&B, 35-40 l per gli ostelli (se porti il sacco a pelo) e circa 50 l se viaggi in totale autonomia con la tenda».
C’è un trucco tecnico per non farsi “distruggere” dal carico?
«Sì, è la regola del 70/30: indossa lo zaino e poi stringi fortissimo la fascia lombare sui fianchi: in questo modo il 70% del peso si scarica automaticamente sulle gambe, lasciando solo il 30% del carico sulle spalle. Per capire se è stato regolato nel modo corretto, quando lo indossi prova a far passare una mano tra spallaccio e spalla: deve aderire in modo saldo, senza “strozzare”».

Il dress code adatto?
«Obbligatorio vestirsi a “cipolla” rispettando la regola dei tre strati. Il primo, a contatto con la pelle, deve allontanare il sudore: meglio un intimo termico o una t-shirt in lana merino (è pure antiodore!) o in tessuto sintetico traspirante. Il cotone è da bannare: in montagna si dice “cotton kills” (il cotone uccide) perché si inzuppa di sudore come una spugna, non si asciuga e ti resta ghiacciato addosso. Il secondo, invece, è quello isolante: un buon pile, un piumino leggero o un softshell servono per trattenere il calore mantenendo la traspirabilità. Infine il terzo strato: il guscio impermeabile (la giacca tecnica), una barriera sicura contro pioggia e vento. Scordati il vecchio poncho antipioggia in montagna: con le raffiche di vento fa un orrendo effetto serra e svolazza, impedendoti di guardare i tuoi piedi».
Il nemico numero uno dei camminatori?
«Le vesciche. Oltre il 90% del problema è imputato ai calzini sbagliati e a una pessima gestione dell’umidità. Il segreto è nella prevenzione: usa solo capi tecnici da escursionismo e durante ogni tappa fermati almeno tre volte: togliti scarpe e calze e fai asciugare i piedi all’aria, perché la pelle umida è “la madre di tutte le vesciche”. Se mentre cammini senti un “punto caldo” o un fastidio pulsante, fermati all’istante e rimuovi la causa dello sfregamento (magari un laccio lento o un sassolino) prima che si formi la bolla! Ma soprattutto, dimentica il “rimedio della nonna” con ago e filo che passano nella ferita: i medici lo sconsigliano severamente perché significa inserire un corpo estraneo che favorisce gravissime infezioni!».
Leggero lo zaino e leggeri anche… a tavola?
«La regola d’oro si basa sul profilo altimetrico della giornata. I pasti pesanti vanno evitati soprattutto prima di una salita importante, perché il corpo spenderebbe molte energie per la digestione, raddoppiando la fatica. Piuttosto, durante il cammino fai piccoli spuntini, circa ogni ora, per avere “carburante” costante. Sì ai cibi compatti: frutta secca, banane, crackers o barrette all‘avena (se fa caldo evita quelle al cioccolato, si squaglieranno nello zaino!). Io, per esempio, quando ho cominciato divoravo mega panini con prosciutto e formaggio, ma troppo sale fa venire una sete tremenda e ti fa finire l’acqua. Il pranzo vero e proprio, goditelo solo quando la salita è terminata, il sentiero spiana e puoi toglierti le scarpe in tranquillità».

Bastoncini e bacchette la magia del cammino
Sfatiamo un falso mito: «I bastoncini non sono “roba per chi non sa camminare”, ma strumenti tecnici fondamentali!», chiarisce Tom Search. «Ti permettono di mantenere una postura corretta e, utilizzati a passo incrociato avanzando con gamba e braccio opposti, scaricano circa un quinto del peso del tuo zaino dalle gambe alle braccia.
Devi solo ricordare di regolarli in modo che l’avambraccio formi un angolo di 90 gradi con il gomito e, soprattutto, infila sempre la mano nel laccino dell’impugnatura partendo dal basso verso l’alto! Così il peso si appoggia in maniera morbida sul polso senza affaticare l’articolazione della mano».
Pronto soccorso: limitati all’essenziale
Nello zaino ricorda sempre di portare un kit medico spartano, ma furbo: «Analgesici da banco, cerotti, garze, disinfettante e, fondamentali, le pinzette per le zecche», raccomanda Tom Search. «A fine tappa, poi, fai sempre un check accurato su tutto il corpo per accertarti di non avere questi parassiti addosso».
Non solo: secondo l‘esperto molti viaggiatori si portano dietro tanti dispositivi per paura degli imprevisti. «Ma sui cammini non siamo quasi mai del tutto isolati. Se capita un infortunio grave, la cosa migliore da fare è chiamare il 112, per far arrivare il Soccorso Alpino nel modo più veloce possibile, limitandoti a segnalare la tua posizione esatta». Infine, metti nello zaino l‘accessorio salvavita per eccellenza: la torcia frontale da almeno 150- 300 lumen: «Illuminerà a giorno i sentieri lasciandoti le mani libere. Non usare il flash dello smartphone per fare luce di notte: consumerà subito la batteria, isolandoti».

