COLPO DI FRUSTA

“Colpo di frusta” è il termine comune con cui molte persone indicano quello che in realtà dovrebbe essere più correttamente definito distorsione cervicale, ossia un brusco movimento del collo in estensione forzata (piegamento del capo indietro), seguito da un altrettanto repentino ritorno in flessione (piegamento del capo in avanti). Se è vero che la maggior […]



“Colpo di frusta” è il termine comune con cui molte persone indicano quello che in realtà dovrebbe essere più correttamente definito distorsione cervicale, ossia un brusco movimento del collo in estensione forzata (piegamento del capo indietro), seguito da un altrettanto repentino ritorno in flessione (piegamento del capo in avanti).

Se è vero che la maggior parte di lesioni come quella descritta appartiene alla traumatologia della strada (per esempio, trauma da tamponamento violento), occorre considerare anche che un meccanismo similare può determinarsi in diversi incidenti domestici, come una caduta dai gradini di una scala, una caduta diretta sul capo, uno scivolamento con caduta a terra con o senza contusione cranica (in quest’ultimo caso a seguito di un meccanismo indiretto, tipico per altro di questa lesione).


Sintomi e segni

Al momento del trauma il soggetto può lamentare immediatamente dolore cervicale, sia posteriormente sia lateralmente, con possibile irradiazione verso le spalle, o lungo la colonna dorsale e lombare, e difficoltà anche importante al movimento articolare. Molto frequentemente, contrattura muscolare e dolore possono insorgere in maniera più graduale e manifestarsi nelle ore successive o il giorno dopo, come pure associarsi alle volte a sensazione di nausea e vertigini, e a dolore che si estende agli arti superiori con formicolio più o meno esteso.

La grande maggioranza di questi traumi si risolve spontaneamente in poche ore, o addirittura in pochi minuti, talvolta con una modesta residua dolenzia che scompare dopo qualche giorno, anche senza assumere farmaci.

In alcuni casi, meno frequenti, il trauma può però causare lesioni anche serie, costituite per esempio dalla presenza di fratture, ma non solo; in particolare e, in modo più subdolo, può interessare i legamenti di maggiore importanza strutturale (per esempio, il legamento vertebrale posteriore comune). Tale danno è in grado di causare una situazione di instabilità meccanica e la conseguente possibilità, nei casi più gravi, di uno spostamento di una vertebra rispetto all’altra, con variabili, ma anche gravissime lesioni, a carico del retrostante midollo spinale, che può subire danno da compressione o da sezione (tipo ghigliottinamento). Per questo motivo, un dolore acuto con persistente incapacità a muovere liberamente il collo (condizione di maggiore o minore impotenza funzionale) deve prudentemente orientare verso una consultazione medica, meglio in un pronto soccorso, dove è possibile effettuare controlli più approfonditi.

Occorre considerare che questo tipo di traumi, quando sono conseguenti a distorsioni del collo particolarmente violente, anche se nell’immediato non appaiono complicati, possono lasciare nel tempo lesioni e disturbi variabili. Si può infatti verificare un’alterazione della struttura dei dischi intervertebrali, come semplici “sporgenze” verso il canale midollare (in termine medico protrusioni discali) oppure vere e proprie ernie discali che comportano dolori irradiati lungo gli arti superiori (le cosiddette brachialgie), formicolii persistenti, dolori nucali e persistenza di contratture ai muscoli della nuca e delle parti laterali del collo, sia di mattina sia di sera.

Tali sintomi possono perdurare nel tempo, richiedendo trattamenti specifici e prudente astensione da attività che sovraccarichino la colonna cervicale. Ciò dimostra la natura non sempre benigna del trauma e la necessità di non sottovalutarne aspetti apparentemente modesti.


Il trattamento

Dopo un trauma distorsivo cervicale da colpo di frusta il soggetto infortunato dovrebbe limitare al massimo i movimenti del collo, assumendo una posizione seduta o sdraiata, con l’avvertenza di applicare dietro al rachide cervicale un appoggio morbido che, “riempiendo” la concavità del collo, lo sostenga in maniera comoda e sicura, in attesa di consultare il medico.

Come si è già detto, la maggior parte di questi traumi si risolve spontaneamente in breve tempo, in genere senza lasciare postumi o tutt’al più con un lieve dolore residuo e una minima riduzione dei movimenti del collo.

In genere, nei casi non complicati, il trattamento prevede una terapia farmacologica a base di antinfiammatori e miorilassanti (per ridurre dolore e contrattura muscolare), in associazione all’applicazione di un collare ortopedico quando sia presente una certa rigidità nei movimenti del collo. Non esiste un tempo codificato per la durata del trattamento con il collare, in quanto la valutazione del medico è in funzione della gravità dei sintomi lamentati dal paziente e dei segni rilevati durante la visita. Il tempo medio di prima prescrizione è di solito di 7-10 giorni, mentre il successivo mantenimento è definito in base alla persistenza o alla scomparsa della sintomatologia.

In genere, all’abbandono graduale del collare si fa accompagnare l’inizio della fisioterapia, consistente in attività di rieducazione funzionale (finalizzata a riacquisire il movimento del collo) o in sedute di terapia strumentale (TENS, ultrasuoni), lasciando in ultimo eventuali cicli di massaggi.

Nei casi più complessi, diagnosticati sulla base di esami quali la TAC o la risonanza magnetica nucleare (RMN), può rendersi necessario un sistema di immobilizzazione più rigido (tutori cervicali che bloccano il collo e prevedono un appoggio al capo e al tronco) con un periodo di applicazione prolungato, anche di mesi, fino a ottenere la guarigione non solo di eventuali fratture, ma anche di lesioni dei legamenti. In questo modo si cercherà di eliminare la possibilità di residue situazioni di instabilità della colonna cervicale, che potrebbero risultare particolarmente gravi e invalidanti.

L’intervento chirurgico è riservato alle lesioni che non possono trarre sicuri risultati con il riposo e le terapie farmacologiche e riabilitative sopra descritte. [R.M.]