Cimicifuga, il rimedio naturale in menopausa
Questa pianta sostiene le donne durante la menopausa, modulando il sistema nervoso e alleviando vampate, sbalzi d’umore, insonnia e altri disturbi neurovegetativi, senza agire direttamente sugli estrogeni

Ha fiori bianchi leggeri e un aspetto elegante, ma il suo vero valore si nasconde sotto terra, nelle radici e nei rizomi che da generazioni vengono utilizzate come sostegno naturale per il benessere femminile. La cimicifuga è un rimedio antico, tramandato più dall’esperienza che dai libri. Per secoli è stata impiegata perché dava risultati concreti, senza bisogno di spiegazioni o teorie. Solo in epoca recente la ricerca scientifica ha iniziato a studiarla in modo sistematico, superando il sapere tradizionale per comprenderne a fondo le proprietà.
Quali sono le origini
La cimicifuga era già conosciuta e utilizzata dalle popolazioni native del Nord America molto prima dell’arrivo degli europei. Gli indiani d’America ne impiegavano le radici soprattutto per i disturbi femminili, ma anche per dolori reumatici e stati infiammatori, tanto che la pianta era considerata una vera “erba delle donne”. Questo sapere tradizionale attirò l’attenzione dei primi botanici occidentali, che nel corso del Settecento introdussero la cimicifuga in Europa, dove iniziò a essere studiata e classificata.
Nel 1830 la pianta entrò ufficialmente nella farmacopea americana, segnando il primo riconoscimento medico del suo utilizzo. In Europa la diffusione fu più lenta e si consolidò soprattutto in Germania a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, con la comparsa dei primi estratti secchi.
Dagli anni Ottanta in poi, l’interesse scientifico è cresciuto in modo significativo, portando la cimicifuga a diventare uno dei rimedi fitoterapici più studiati e utilizzati per il benessere femminile.
Quando è utile la cimicifuga
«La cimicifuga trova il suo impiego più noto e consolidato in menopausa, anche se la sua storia d’uso è in realtà più ampia», racconta Anna Franchini, naturopata a Milano. «Tradizionalmente veniva impiegata anche per i disturbi legati al ciclo mestruale, soprattutto quando era accompagnato da spasmi addominali, sbalzi d’umore e tensione nervosa». Non a caso medici e studiosi di fitoterapia del Novecento, come Jean Valnet, la citano tra i rimedi utili proprio per le manifestazioni dolorose e neurovegetative legate al ciclo.
È però durante la menopausa che la pianta esprime al meglio le sue potenzialità. «In questo periodo il corpo femminile attraversa cambiamenti profondi che non riguardano solo gli ormoni, ma anche il sistema nervoso centrale, responsabile della regolazione dell’umore, del sonno e della temperatura corporea», evidenzia Franchini. «Vampate di calore, sudorazioni notturne, irritabilità, ansia e difficoltà a dormire sono spesso il risultato di un disequilibrio in questi delicati meccanismi di controllo».
La forza della cimicifuga sta proprio nel suo modo di agire. Pur contenendo composti talvolta descritti come “estrogeno-simili”, non esercita un’azione ormonale diretta, ma agisce sul sistema nervoso centrale, modulando i circuiti legati allo stress, all’umore e alla termoregolazione. Questo spiega perché risulta efficace su sintomi diversi tra loro ma accomunati dalla stessa origine neurovegetativa.
«Proprio perché non stimola direttamente i recettori degli estrogeni, la cimicifuga è adatta alla maggior parte delle donne in menopausa», assicura l’esperta. «La sua azione delicata la rende particolarmente interessante anche nei casi in cui la terapia ormonale sia controindicata o non desiderata, come nelle donne con una storia di tumore al seno o con sensibilità agli ormoni, offrendo un supporto naturale che aiuta l’organismo a ritrovare equilibrio senza interferire in modo diretto con gli estrogeni».
Quali sintomi contrasta la cimicifuga
La cimicifuga si comporta come un vero alleato a tutto tondo durante la menopausa, capace di intervenire su un ampio spettro di disturbi. «Non si limita a un singolo sintomo, ma aiuta a riequilibrare diversi aspetti del benessere femminile», spiega Franchini. La pianta è efficace contro vampate di calore, sudorazioni notturne, insonnia, secchezza vaginale, sbalzi d’umore, irritabilità e ansia. Questo effetto così vario nasce dalla sua azione sul sistema nervoso centrale, dove modula i meccanismi che regolano la temperatura corporea, l’umore e la risposta allo stress.
L’azione è delicata ma concreta: non agisce direttamente sugli estrogeni, ma sostiene i circuiti neurovegetativi coinvolti nei sintomi più comuni. Questa caratteristica la rende utile anche nelle fasi di transizione, come la premenopausa, quando i primi disturbi cominciano a manifestarsi: sbalzi d’umore, insonnia o vampate sporadiche possono così essere gestiti con un supporto naturale e graduale.
Come si assume la cimicifuga
La cimicifuga può essere assunta in diverse forme, ognuna con caratteristiche e intensità differenti. «Le radici e i rizomi, la parte più ricca di principi attivi, si utilizzano per preparare decotti o tinture madri», descrive l’esperta. «Il decotto, più delicato, si ottiene facendo bollire un cucchiaio di radice in acqua per circa dieci minuti e può essere bevuto in tre tazze distribuite durante la giornata. Questa modalità è indicata soprattutto in premenopausa o nei casi in cui i sintomi siano leggeri, perché offre un effetto graduale e meno concentrato».
La tintura madre, o estratto idroalcolico, è una preparazione più concentrata. In linea generale si può assumere in gocce, diluite in poca acqua, due o tre volte al giorno, seguendo le indicazioni del medico o dell’erborista per adattare il dosaggio alle proprie esigenze. Gli estratti secchi, disponibili in capsule o compresse, contengono una quantità definita di principi attivi e vanno assunti secondo le indicazioni riportate sulla confezione.
I primi risultati possono manifestarsi già dopo alcune settimane, ma la risposta varia da persona a persona e dipende dall’intensità dei sintomi. Consultare sempre il medico o l’erborista prima di iniziare l’assunzione permette di scegliere la forma più adatta e il dosaggio corretto, rendendo il trattamento più efficace e sicuro.
Le eventuali controindicazioni
La cimicifuga è generalmente ben tollerata, ma ci sono alcune situazioni in cui è necessario prestare attenzione. Come per tutte le piante, possono verificarsi reazioni allergiche: per questo motivo è consigliabile iniziare con un dosaggio ridotto, osservando eventuali effetti per un paio di giorni prima di assumere la quantità piena. In presenza di allergia vera e propria, la reazione si manifesta rapidamente, permettendo di sospendere subito il trattamento.
«Altre limitazioni riguardano chi sta seguendo una terapia ormonale sostitutiva o assume contraccettivi orali», tiene a precisare Franchini. «In questi casi l’uso della cimicifuga non è consigliato, perché può interferire con i meccanismi ormonali in modo imprevisto. La pianta non va assunta in gravidanza o durante l’allattamento».
È inoltre importante rispettare la durata consigliata: l’assunzione non dovrebbe superare i sei mesi consecutivi. Prolungare il trattamento può aumentare il rischio di effetti collaterali come vertigini, nausea o mal di testa, legati alla sua azione sul sistema nervoso centrale. Dopo una sospensione di qualche mese, il trattamento può essere eventualmente ripreso se necessario, in base alla comparsa dei sintomi e sempre sotto controllo medico.
Infine, dovrebbe evitarla chi presenta una sensibilità nota all’acido acetilsalicilico. Alcuni componenti della pianta, come i salicilati naturali presenti nelle radici, possono avere un effetto simile e aumentare il rischio di reazioni allergiche o irritazioni gastriche in queste persone.
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