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Candida: cos’è, i rimedi naturali, i cibi da evitare

I sintomi sono prurito, bruciori e le caratteristiche perdite biancastre “a grumi”. Le terapie con i farmaci spesso si rivelano inutili contro le recidive. Meglio puntare sulla fitoterapia

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Si chiama Candida ed è un lievito che vive nella mucosa intestinale e vaginale. Quando prende il sopravvento compaiono i disturbi, o sintomi: prurito, bruciori e le caratteristiche perdite biancastre“ a grumi”, tipo ricotta. Sintomi molto intensi dovuti alla produzione di una cascata di citochine infiammatorie.

«Per la candidosi in genere vengono prescritti antimicotici per via orale e vaginale (come il fluconazolo) che però non sempre sono risolutivi: nel tempo producono resistenza farmacologica», spiega la dottoressa Paola Eid, ginecologa. «I ceppi di Candida, modificandosi, si insediano nel biofilm della mucosa vaginale più profonda, diventando inattaccabili dai farmaci. Da qui le infezioni recidivanti e croniche, tormentone di molte donne».

Fortunatamente, esistono dei fitoterapici di comprovata efficacia che possono offrire una valida alternativa ai farmaci azolici normalmente prescritti. Possono essere assunti da soli o in associazione alla terapia classica, per potenziarne l’efficacia.

Ecco come comporre il tuo poker di piante vincente.


LE 4 PIANTE ANTI-INFEZIONI:

L'Ibisco (o karkadè)

È una pianta appartenente alla famiglia delle Malvacee, orginaria dell’Egitto il cui nome arabo è karkadè. L’estratto concentrato ricavato dalle bacche (e precisamente dall’involucro esterno dei fiori chiamato calicetto) inibisce la crescita di lieviti e funghi.

«Ciò grazie a un fitocomplesso ricchissimo di bioflavonoidi (come antocianine e catechine) che svolgono azione immunomodulante, antinfiammatoria e antiflogistica, e alla presenza di protoantocianidine, sostanze antiadesive naturali. Così non solo si riducono rapidamente i sintomi dell’infezione, ma si evita la sua ricomparsa», puntualizza Paola Eid.

«L’ibisco si assume in capsule, 100 mg al giorno nella fase acuta, 50 mg per due mesi per le forme croniche o recidivanti».

L’olio essenziale di manuka

Se soffri di infezioni recidivanti, e ami le cure naturali, probabilmente conosci il tea tree oil, l’albero del tè noto per la sua azione antimicrobica ad ampio spettro.

«Occorre, però, sapere che l’olio essenziale di Manuka, la varietà neozelandese dell’albero del tè, vanta proprietà antimicotiche più efficaci del tea tree oil, fino a 10 volte superiori, come è noto agli aborigeni che ne fanno grande uso», avverta la dottoressa Eid.

«Ciò grazie alla concentrazione e purezza dei principi attivi, tra i quali spicca il linalolo, un terpene utile a combattere i germi patogeni che colonizzano il tratto genito-urinario. L’olio essenziale di Manuka, biologico e per uso alimentare, si può ingerire: 2 gocce al mattino su una punta di miele o di stevia. E può anche diventare protagonista della detersione intima: basta diluirne 4 gocce in 100 ml di olio di calendula o di iperico e inserirne una piccola quantità in vagina».

La Pseudowintera colorata

È una pianta antica, comparsa sulla terra ben 65 milioni di anni fa e ancora fiorente grazie alla sua capacità di difesa contro funghi e parassiti.

«Merito di un fitocomplesso chiamato polygodial, ricco di bioflavonoidi ad azione antiossidante e di sesquiterpeni, che esercitano un’eccezionale azione antimicotica», spiega la dottoressa Fiammetta Trallo, ginecologa.
La sua assunzione per 3-6 mesi riequilibra il microbiota intestinale e vaginale, comportandosi un po’ come un probiotico vegetale in grado di inibire la proliferazione della Candida. Di conseguenza, riduce drasticamente la frequenza degli episodi infettivi.

«In farmacia è possibile trovare capsule di pseudowintera da 350 mg (2 al giorno), abbinate ad anice verde, betaglucano, mirra e vitamina C per potenziarne l’efficacia. Meglio ancora se si completa la cura con creme vaginali, sempre a base di polygodial».

Il Mirtillo rosso canadese

Vaccino Macrocarpum è il suo nome scientifico. Ma tutti lo conoscono come Cranberry o mirtillo rosso canadese. Utilizzato da anni per la cura delle cistiti recidivanti, in virtù della sua azione antibatterica, si rivela molto utile anche per contrastare le candidosi vaginali.

«Un recente studio pubblicato dall’ Ncbi (National Centre for Biotechnology Information) dimostra che le cosiddette PAC A, cioè le proantocianidine di tipo A contenute nel Cranberry, impediscono l’adesione della Candida all’epitelio della mucosa vaginale», prosegue la dottoressa Eid.

«L’importante è che l’estratto di Cranberry prescelto abbia un’alta titolazione nei suoi principi attivi, con una concentrazione di PAC A non inferiore al 70%». Anche in questo caso, superata la fase acuta, va fatta una cura di mantenimento di un paio di mesi.


La black list dei cibi

Tutti gli alimenti che causano fermentazione intestinale creano disbiosi, cioè la crescita di germi patogeni che poi migrano in vagina. «Per combattere la Candida, occorre eliminare gli zuccheri semplici, dai dolci alle marmellate alla frutta», afferma la ginecologa Fiammetta Trallo.

«Vietati i formaggi freschi e fermentati, yogurt alla frutta, bevande gassate, alcolici. Quanto al lievito, va evitato quello contenuto in pizza, brioches e torte. Sì, a piccole dosi, al lievito madre utilizzato per la preparazione di fette biscottate e biscotti secchi».



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Articolo pubbicato nel n° 15 di Starbene, in edicola e nella app dal 24 marzo 2020


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