La fine dalle vacanze ha un talento speciale: riesce ad annullare in pochi giorni la sensazione di essere partiti. Bastano qualche email urgente, una riunione infilata all’ultimo momento, la lavatrice che decide di rompersi e l’agenda che torna a riempirsi per riportare il livello di stress ai massimi livelli. Ma com’è possibile? Siamo appena tornati e ci sentiamo già stremati? «Le vacanze non sono necessariamente il grande pulsante “reset” che immaginiamo», commenta la dottoressa Nadia Galasso, psicologa clinica e consulente sessuale a Milano.
«A volte non abbiamo staccato davvero, altre volte abbiamo trasformato il periodo di pausa in una maratona di spostamenti, programmi e impegni. E in altri casi, semplicemente, dieci giorni o due settimane non bastano a compensare mesi trascorsi sotto pressione». Il vero segreto non è tanto pensare di rigenerarsi prima del rientro, ma trovare dopo, durante tutto l’anno, il modo di gestire le giornate con una nuova routine, proteggendo il tempo dedicato a noi stessi. Perché il punto non è vivere contando i giorni che mancano alle prossime vacanze, ma imparare a costruire una quotidianità più sostenibile, anche attraverso piccoli accorgimenti.
1. Non vivere solo di doveri: la base della tua nuova routine post-rientro
Dopo il rientro, la prima strategia per scovare una nuova routine riguarda l’assetto generale della nostra vita. Se lavoro, scadenze e impegni occupano quasi tutto lo spazio disponibile, è inevitabile che il rientro dalle vacanze venga percepito come un ritorno alla fatica. Per questo può essere utile avere qualcosa che ci aspetta anche fuori dall’ufficio. «Un’attività che ci piace, uno sport, un corso, una serata con gli amici, un appuntamento fisso, un progetto personale o, semplicemente, quel libro che non riusciamo mai a leggere», suggerisce Galasso.
L’obiettivo è fare in modo che settembre, gennaio o qualsiasi altro rientro non significhino soltanto «si torna al lavoro», ma anche «si ricomincia a fare qualcosa che mi fa stare bene» impostando una nuova routine. E non vale la solita obiezione: non ho tempo. Possono bastare pochi minuti al giorno oppure un’attività una o due volte alla settimana. Il tempo, in fondo, raramente si trova già pronto: bisogna imparare a ritagliarlo.
2. Ridisegna le mattine: non iniziare la giornata già in affanno
Le prime ore del giorno possono decidere molto del tono delle ore successive. Se la giornata comincia correndo, controllando notifiche, preparando bambini, colazione e lavoro contemporaneamente, e uscendo di casa già con la sensazione di essere in ritardo, è facile entrare direttamente nel “pilota automatico”. La soluzione non è necessariamente rivoluzionaria. A volte basta guadagnare dieci o quindici minuti e usarli per fare le cose con più calma: una colazione senza telefono, qualche minuto all’aria aperta, una doccia senza fretta, un caffè seduti invece che trangugiato mentre si cercano le chiavi.
«Bisogna cercare di ricavare uno spazio che sia soltanto nostro per entrare con calma nella giornata e non buttarsi subito nel flusso degli eventi, che può essere stressante», indica la psicologa. Certo, non tutte le mattine sono uguali. Chi ha figli da accompagnare a scuola, per esempio, difficilmente può improvvisare mezz’ora di meditazione all’alba. Ma proprio per questo possono aiutare gli accorgimenti preventivi: preparare la sera prima ciò che serve per la colazione, scegliere i vestiti, organizzare zaini e borse.
3. Le pause non sono tempo perso: trattale come parte del lavoro
C’è una curiosa abitudine che accomuna molti lavoratori: considerare la pausa una sorta di cedimento morale. Il pranzo? Meglio davanti al computer, rispondendo alle ultime email. Il caffè? Si prende mentre si continua a lavorare. Cinque minuti liberi? Perfetti per recuperare un’altra cosa dalla lista. E invece proprio quei minuti sono importanti. «Tra le regole per costruire una nuova routine post-rientro più sana c’è iniziare a considerera la pausa come parte integrante della giornata lavorativa, non come un’interruzione colpevole», tiene a precisare Galasso. «Significa alzarsi dalla scrivania, bere qualcosa, fare due passi, guardare fuori dalla finestra, parlare con qualcuno. E soprattutto, quando possibile, staccare davvero dal lavoro».
Il segreto non è collezionare pause infinite, ma interrompere il vortice. Quando siamo immersi nelle cose da fare, infatti, è difficile fermarci spontaneamente. Proprio per questo, la pausa va programmata. Anche tre o cinque minuti possono diventare un piccolo punto di reset. Non una fuga dal lavoro, ma un modo per rientrarci con energie meglio organizzate.
4. Ripensa l’agenda: per una nuova routine post-rientro, ricordati che non sei un robot
Uno dei grandi generatori di stress è un’agenda costruita come se fossimo macchine perfettamente sincronizzate. Dalle 9 alle 10 riunione, dalle 10 alle 11 email, dalle 11 alle 12 altro progetto. Peccato che, nella vita vera, non diventiamo mai automaticamente pronti per fare altro. Tra una riunione e una risposta alle email esiste un tempo di transizione. Bisogna chiudere una conversazione, cambiare applicazione, recuperare il filo, capire da dove partire. Sono pochi minuti, ma se li moltiplichiamo per tutta la giornata diventano facilmente mezz’ora, un’ora o più di tempo “fantasma” che l’agenda non aveva previsto.
«Quando ci organizziamo tendiamo a pensare agli slot temporali in modo molto preciso», riflette l’esperta. «In realtà dobbiamo considerare anche il tempo del cambio di attività: ci vuole un po’ per staccarci da ciò che facevamo prima e capire da dove partire con quello che viene dopo». È anche per questo che può essere utile sovrastimare i tempi. Se pensiamo che un compito richieda un’ora, non è necessariamente una cattiva idea prevederne una e mezza. Se abbiamo cinque attività da completare, forse è più realistico programmarne tre. Questo non significa lavorare meno, ma smettere di costruire giornate in cui ogni imprevisto trasforma immediatamente il programma in un domino.
5. Metti un freno al digitale: non tutto merita una risposta immediata
Al rientro le notifiche sembrano moltiplicarsi. Email, messaggi, chat di lavoro, social: ogni dispositivo sembra ricordarci che da qualche parte c’è qualcosa che dovremmo guardare, leggere o a cui rispondere. Il risultato è una sensazione di reperibilità permanente che rende molto più difficile distinguere il lavoro dal resto della giornata. «Per questo, soprattutto nei giorni del rientro, può essere utile introdurre qualche piccola regola che getti le basi di una nuova routine: non aprire le email appena svegli, evitare di rispondere immediatamente a ogni messaggio, non riempire automaticamente le pause con i social», raccomanda Galasso. «E la sera, quando arriva il momento di dormire, provare a lasciare il telefono fuori dal letto».
Non serve trasformarsi in eremiti digitali. L’obiettivo è recuperare la possibilità di scegliere quando essere disponibili, perché il confine tra lavoro e tempo personale non si costruisce soltanto uscendo dall’ufficio: si costruisce anche smettendo di portare l’ufficio ovunque.
6. Proteggi il sonno: il recupero comincia prima di andare in vacanza
Il rientro può scombussolare anche il sonno. Durante le vacanze cambiano gli orari, si va a letto più tardi, ci si concede qualche ora di sonno in più e, soprattutto, si perde quella scansione della giornata che durante l’anno ci tiene in carreggiata. Tornare di colpo alla sveglia, agli impegni e alla solita tabella di marcia può quindi essere più faticoso del previsto. Meglio, se possibile, non aspettare l’ultimo giorno di vacanza per rimettere ordine: qualche giorno prima si possono riportare gradualmente gli orari verso quelli abituali, preparando il corpo alla ripartenza senza sottoporlo a un altro piccolo jet lag. E poi ci sono le regole meno glamour, ma spesso più efficaci: una routine serale regolare, luci più basse, meno schermi prima di dormire e un letto che torni a essere soprattutto il luogo in cui si dorme.
«Anche banalmente utilizzare il letto solo per dormire e, quindi, non per rispondere alle email o scrollare sul cellulare, può essere molto utile, perché il nostro corpo associa il luogo in cui dormiamo al fatto che dobbiamo riposare», spiega Galasso. «Del resto, il sonno è il momento in cui il corpo presenta il conto di come abbiamo trattato le nostre energie durante il giorno. Forse è proprio questa la lezione più importante del rientro: non possiamo pensare di tirare fino allo stremo e poi affidarci a una settimana di ferie per rimetterci in sesto».
Le pause, il tempo per noi, una giornata organizzata con un po’ di margine e, prima di tutto, il sonno non sono premi da conquistare quando abbiamo finito tutto. «Sono parte del modo in cui funzioniamo», conclude l’esperta. «La prossima vacanza dovrebbe essere una pausa, non un intervento di pronto soccorso, e per arrivarci con un po’ di energia conviene cominciare a prendercene cura già da oggi».

