Quando le montagne si vestono di rosso e oro, mentre a terra si aprono i ricci come piccoli scrigni preziosi, è tempo di immergersi nelle meraviglie del Sentiero del Castagno. Corre lungo i pendii della Valle Isarco, in Alto Adige, ed è lungo circa 90 km: parte dall’Abbazia di Novacella, vicino Bressanone, per arrivare a Castel Roncolo, alle porte di Bolzano.
Il cammino, suddiviso in cinque tappe, è facile: si mantiene sempre a una quota media compresa tra i 700 e i 1.000 m d’altezza, regalando scorci straordinari sulla valle e sulle vette dolomitiche circostanti. Se hai un weekend a disposizione puoi limitarti a una o due tratte, per esempio la prima e sicuramente la seconda, in assoluto la più panoramica e semplice di tutto il percorso.
Prima tappa da Novacella a Velturno
Prima di mettersi in cammino merita una visita l’Abbazia di Novacella: un complesso monastico famoso per la sua basilica barocca, la straordinaria biblioteca rococò e una cantina vinicola tra le più antiche al mondo. Dall’abbazia basterà cercare il simbolo della castagna su fondo bianco e rosso per imboccare e poi percorrere il sentiero con grande facilità.
La prima tappa è lunga 17 km (con 660 metri di dislivello in salita e circa 380 in discesa) e richiede circa 5 ore e mezzo di cammino. Ovviamente non mancano i masi (come il Burgerof Messner) dove fare sosta per recuperare le energie e gustare le specialità locali. Inoltre, se sei stanca, puoi accorciare la tappa prendendo uno dei bus che dai villaggi vicini portano a Velturno. Qui, l’hotel Taubers Untervirt rende le castagne protagoniste non solo di svariati piatti ma anche di piacevoli trattamenti beauty nella Spa.
Seconda tappa da Velturno a Chiusa
Il percorso è lungo 5,8 km e richiede meno di 2 ore di cammino. Vale la pena affrontarlo a passo lento per ammirare il paesaggio e osservare le piante che la natura ci offre proprio adesso per difenderci dai mali di stagione: sorbo, sambuco, rosa canina, tarassaco… (raccoglile, però, solo se sei esperta). I grandi protagonisti, ovviamente, sono i castagni, patriarchi silenziosi della montagna.
Dopo aver attraversato boschi, prati e meleti, si arriva al Monastero di Sabiona, chiamato l’Acropoli del Tirolo. Poi una stradina acciottolata conduce in forte discesa verso il centro storico della cittadina di Chiusa, punto di arrivo della seconda tappa. Si ha ancora tutto il tempo per visitare il caratteristico borgo medievale. E non mancherà certo l’occasione di gustare un cartoccio di caldarroste fumanti passeggiando nel centro storico o lungo l’Isarco (per saperne di più: suedtirol.info/it).
Nel riccio un piccolo tesoro
Nei secoli passati, in Alto Adige le castagne erano considerate il “pane dei poveri”, un cibo per chi non poteva permettersi la più ambita farina di grano. Ma oggi questi frutti, dalle ottime caratteristiche nutrizionali, si godono la loro rivincita. Infatti, oltre a fornire carboidrati, contengono fibre (quindi nutrono la flora batterica e aumentano il senso di sazietà), sali minerali (potassio, magnesio, fosforo e calcio), vitamine (soprattutto del gruppo B), antiossidanti (polifenoli e flavonoidi) e sono prive di glutine.
Lessate, arrosto oppure in farina come ingrediente di pani e preparazioni dolci o salate, possono essere inserite a pieno titolo in un menu sano ed equilibrato.

