Angiomi e rossori in viso dopo i 40: i migliori laser per cancellarli
Sono molto comuni tra chi ha la pelle chiara, specie dopo i 40 anni. Due esperti ti svelano come cancellarli, insieme agli “scarabocchi” rossi della couperose

Pallini rossi che spuntano sul volto, sul collo o sul décolleté? Antiestetici più delle rughe e delle macchie “caffelatte”, gli angiomi rappresentano un cruccio di molte over 40, perché guastano l’uniformità dell’incarnato con la loro presenza sfacciatamente color rubino. Una tonalità accesa, in netto contrasto con la pelle circostante, difficile da cancellare con il correttore. E anche se si tratta di tumori cutanei benigni, che non comportano alcun rischio per la salute, la voglia di eliminarli con un “colpo di spugna” è forte, al punto da spingere molte donne a fissare una visita dal dermalogo, certe che nessuna crema riesca a farli sparire.
Perché si formano gli angiomi
Ma perché si formano gli angiomi? «Premetto che i tipi più diffusi sono due: gli spider angiomi, che hanno la tipica forma di un ragnetto, con una parte centrale rossa o violacea da cui si diramano sottili linee a raggiera, un po’ come i bambini disegnano i raggi del sole», spiega il dottor Luigi Esposito, dermatologo attivo a Gorgonzola e presso l’Istituto Dermoclinico di Milano.
«Possono essere piani o rilevati, e compaiono soprattutto sul volto, i lati del collo e il decolleté. Di un colore ancora più acceso, rosso vivo, sono invece gli angiomi rubino, che sono sempre in rilievo e possono comparire un po’ in tutto il corpo: volto, petto, schiena, gambe, braccia, persino mani e dorso dei piedi. Fortunatamente, entrambe queste lesioni non raggiungono grandi dimensioni, mostrando un diametro compreso tra i 2-3 mm fino a un centimetro o poco più».
Le cause? A un’indubbia predisposizione genetica (si riscontrano spesso tra i membri di una stessa famiglia), si sommano fattori quali la pelle chiara, l’età non più giovanissima, l’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti senza un’adeguata fotoprotezione, o l’assunzione prolungata di farmaci come la ciclosporina, un immunosoppressore.
«Vi sono poi degli angiomi che, a dispetto della giovane età, spuntano in gravidanza, per via dell’impennata di estrogeni che favorisce la dilatazione e la proliferazione dei vasi sanguigni superficiali, cioé capillari e piccole arteriole», prosegue il dottor Esposito. «E anche dopo il parto, queste sgradite presenze restano, come un ricordo della gravidanza scritto a fior di pelle. Va inoltre sottolineato che, benché gli angiomi, sia “stellati” sia rubino, compaiano soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, dopo la boa degli anta tendono a moltiplicarsi, perché intrinsecamente legati al processo di invecchiamento cutaneo.
Non soltanto il sole e il calore artificiale di saune, hammam, termocoperte e lampade abbronzanti dilatano in maniera abnorme i capillari, ma con il passare degli anni, anche nelle donne più attente ai fattori di rischio, questi vasellini perdono elasticità e tendono a sfiancarsi, con un effetto-domino sul reticolo di vasi intorno. Si forma così una macchia rossa che al dermatoscopio (lo strumento utilizzato dal dermatologo per analizzare gli angiomi da vicino) appare come un vero e proprio groviglio di capillari. Tutti superdilatati e, molto spesso, con le pareti ispessite».
Il laser che cancella gli angiomi
L’unica soluzione in grado di eliminare sia gli angiomi recenti sia quelli di vecchia data, consiste nell’affidarsi agli impulsi luminosi del laser. Ma quale scegliere a colpo sicuro, tra i tanti gioielli tecnologici pubblicizzati sui social?
«Inizio a dire cosa evitare, per non ritrovarsi a combattere inestetismi ancora più antipatici di quelli di partenza», risponde il dottor Luigi Esposito. «Niente diatermocoagulazione, una tecnica passata di moda ma ancora proposta da alcuni studi medici non proprio al passo con i tempi. Utilizza impulsi elettrici ad alta frequenza che cauterizzano l’angioma, ma con il rischio che si formino piccole cicatrici bianche “a confetto”(nella pelle chiara) o esiti cicatriziali ipertrofici, cioè leggermente in rilievo (nella pelle beige o olivastra).
Da evitare anche il ricorso a laser troppo aggressivi, come il C02 (laser ad anidride carbonica) che, con la sua potenza energetica, vaporizza all’istante l’angioma, strato dopo strato, esponendo il paziente al rischio di cicatrici ipertrofiche se non di cheloidi.
Meglio puntare unicamente sui laser vascolari, che hanno un’azione elettiva sul colore dell’emoglobina. Tra questi, io uso il Dye-laser (595 nm, cioè nanometri) e il Nd-YAG (1064 nn), le cui lunghezze d’onda realizzano una precisa e immediata fotocoagulazione di capillari e arteriole, senza il rischio di lasciare segni. Ma è importante sapere che per una decina di giorni l’angiomino evolve verso un colore scuro, blu-violaceo, e che è indispensabile proteggere la pelle dalle radiazioni solari per almeno un mese dal trattamento. Sì, creme e fondotinta con SPF 50 anche per difendersi dal pallido sole invernale».
Se è “solo” couperose
Fortunatamente il “semaforo rosso” per la nostra pelle non scatta solo per gli angiomi, vere e proprie formazioni benigne, ben visibili allo specchio. Più frequentemente i rossori del volto sono dovuti alla couperose, riconoscibile dal classico eritema “a farfalla” che si forma sul naso e si diffonde ai lati, verso zigomi e gote, proprio come due grandi ali.
«La couperose (dal latino cuprum, rame) interessa il 40% delle donne ed è caratterizzata da un rossore diffuso nella parte centrale del volto», spiega il dottor Umberto Borellini, docente di cosmetologia all’Università di Pavia e al Poliestetico di Milano. «A volte si tratta di un’eritrosi, cioè di un eritema cronico dovuto a diverse cause (ormonali, psicogene, dermatiti di tipo seborroico, acne rosacea o altro), mentre altre volte l’arrossamento è causato da teleangectasie, la rottura o intensa dilatazione dei capillari del volto. Niente di grave, per carità, ma è fastidioso ritrovarsi con il naso e le gote in fiamme, che risentono negativamente di stress e influssi ormonali (l’adrenalina causa una vasodilatazione permanente), consumo di alcolici, cibi piccanti e sbalzi di temperatura, specie nella stagione invernale quando si passa dal freddo esterno a un ambiente surriscaldato, e viceversa».
Oltre a prestare attenzione a tutti questi fattori scatenanti, chi arrossisce per un nonnulla deve adottare una skincare adeguata, priva di sostanze irritanti e ricca di principi dall’azione lenitiva e antinfiammatoria.
Via il reticolo di capillari da naso e guance
Poiché le creme, in caso di un’epidermide cronicamente afflitta dalla couperose, non fanno miracoli limitandosi ad attenuare l’inestetismo e a prevenire un suo peggioramento, per cancellare definitivamente rossori e piccole “ragnatele” disegnate su naso, mento e zigomi, occorre puntare ancora una volta sul tocco magico del laser. Costa un po’ ma ne vale la pena, per riconquistare una texture uniforme e dire addio a quei segni rossastri che ci fanno apparire una persona emotiva o incline agli alcolici (e magari sei pure astemia).
Il peggior nemico della couperose? «Per le teleangectasie, vasi rossi ben definiti e a forma di reticolo su guance, naso e mento, si può usare sia l’ND-YAG (1064 nm), che fa collabire le pareti dei capillari chiudendole per effetto del calore, sia il laser KTP (532 nm), che ha un’elettività ancora maggiore sul rosso», risponde il professor Enricor Berné, direttore del Magenta Medical Center di Milano, dei Centri di Laser Clinico di Rho, Fiorenzuola D’Arda e Verona e del Centro Malfomazioni Vascolari ASM Onlus.
La scelta dipende dal caso e spetta al medico decidere quale sorgente luminosa usare, osservando attentamente gli inestetismi del volto con la capillaroscopia, l’esame da fare prima di ogni trattamento. «Il Dye-laser (595 nm) in questo caso è controindicato perché può far diventare violacei i capillari per 10-15 giorni, con rischio di ipo o iperpigmentazioni cutanee.
Invece, per gli arrossamenti diffusi del volto (eritrosi), con vasi dilatati ma di piccolo diametro e singolarmente invisibili a occhio nudo, il laser di prima scelta resta il KTP (532 nm), che sfrutta la lunghezza d’onda meglio assorbita dal rosso, con spot luminosi dal diametro più largo rispetto alle teleangectasie (5-10mm) in modo da trattare una superficie più estesa, riducendo gli effetti termici sulla cute. In pratica, niente vescicole e crosticine post-trattamento e una pelle perfetta dopo 4-5 giorni. Va però precisato che, nel caso in cui l’eritrosi è dovuta a dermatiti persistenti, è preferibile il Dye-Laser (595nm), che ha un effetto antinfiammatorio e perciò più curativo del KTP».
Insomma, a ogni donna il suo raggio laser, pronto ad agire sulla scacchiera di colori per restituirle una pelle di porcellana.
La skincare per la couperos2
«Nel leggere l’INCI di un siero o di una crema, controlla che sia privo sia di alcol sia di profumo, sconsigliati a chi lamenta un’epidermide sensibile e reattiva», consiglia Borellini. «Utile è puntare su attivi dall’azione capillaro-protettrice, come i mirtilli che sono ricchi di bioflavonoidi chiamati antocianosidi, in grado di rinforzare l’endotelio vasale. Ok anche alle formule che contengono vitamina C stabilizzata, antiossidante e illuminante, acido glicirretico (estratto dalla liquerizia), acqua termale, filtri solari e fitoestratti preziosi per il microcircolo come la calendula, l’hamamelis, la camomilla, l’aloe vera, la centella asiatica, l’ippocastano e la vite rossa».
Senza contare le new entry, in ascesa nella sensitive skincare, come l’Ascophyllum nodosum, un’alga bruna dalle proprietà antirossore, e l’Angiopausine, principio attivo brevettato per ridurre i flushing del volto. Funzionano se usati con costanza.
