Melagrana, tutte le proprietà benefiche

Piccolo scrigno di virtù, questo frutto è versatile in cucina e ha benefici inaspettate, che lo rendono adatto a tutti (o quasi)



43126

“Ha la corona ma non è una regina, ha tanti figli ma marito non ha”, recita un noto indovinello. La soluzione è la melagrana, simbolo di prosperità, fortuna e fecondità, che ha saputo ritagliarsi un ampio spazio anche in letteratura: basti pensare a Pianto antico di Giosuè Carducci (“il verde melograno da’ bei vermigli fior”), a Ode alla melagrana di Federico García Lorca (“Ogni grana è una stella, ogni velo è un tramonto”) oppure a Patria di Giovanni Pascoli (“Siepi di melograno, fratte di tamerice, il palpito lontano d’una trebbiatrice).

Nel corso del tempo, poi, centinaia di articoli scientifici hanno ampiamente descritto i benefici per la salute della melagrana: «La ricchezza sta soprattutto nei chicchi, chiamati arilli, di colore rosso brillante, teneri, succulenti e dal sapore leggermente acidulo», racconta il dottor Matteo Bronzini, biologo nutrizionista. «Spremuti in succo oppure consumati interi, gli arilli sono composti per l’80 per cento da acqua, ma rappresentano soprattutto un’ottima fonte di fibre, vitamina C, fosforo e potassio. Se queste caratteristiche accomunano numerosi frutti, a dare una marcia in più alla melagrana è la componente fenolica, cioè un insieme di potenti sostanze antiossidanti».

 
Melagrana, fonte di antiossidanti

A conferire il tipico colore rosso agli arilli è l’elevato contenuto di antocianine, che proteggono l’apparato cardiovascolare e combattono i radicali liberi, rallentando quindi l’invecchiamento cellulare a favore di tutto l’organismo.

«Altri polifenoli ben rappresentati nella melagrana sono l’acido ellagico e la punicalagina, di cui sono noti gli effetti protettivi dallo stress ossidativo», evidenzia il dottor Bronzini. «Grazie a questo pool di elementi, il succo di melagrana sembra in grado di contrastare l’insorgenza di disturbi associati al metabolismo, come in caso obesità e complicanze correlate, ma è anche utile nella prevenzione oncologica e nella riduzione della neuro-infiammazione correlata al declino cognitivo e ad altre patologie neurodegenerative».
Insomma, questo frutto è un vero toccasana contro i principali mali del nostro tempo.

 
Quanto consumarne

Secondo le Linee guida per una sana alimentazione italiana, ogni giorno dovremmo consumare tre porzioni di frutta fresca e due di verdura per assicurarci un buon apporto di fibre, vitamine e minerali. Tenendo conto che la singola porzione di frutta è di 150 grammi, cioè un frutto di medie dimensioni, la melagrana – nel suo periodo di stagionalità – può rientrare a pieno titolo fra le possibili scelte.

«Chi preferisce il succo, invece, può fare riferimento a 200 ml, che possono essere bevuti al naturale oppure impiegati nella realizzazione di torte, dessert e cocktail a base di frutta. I chicchi, poi, si possono sfruttare per insaporire risotti, cous cous, piatti di carne o pesce, muesli della prima colazione e deliziose insalate autunnali, fatte magari con cavolo rosso e pezzetti di mela», suggerisce l’esperto.

 
Melagrana, u
n aiuto in menopausa

La melagrana è ricca anche di fitoestrogeni, composti vegetali che imitano l’azione ormonale degli estrogeni femminili e, pertanto, sono utili in peri-menopausa e post-menopausa per ridurre la severità delle vampate di calore e contrastare gli sbalzi di umore.

«Inoltre, siccome questo frutto aiuta ad aumentare il colesterolo HDL, quello buono, mentre non incide su quello cattivo, LDL, né impatta sull’indice di massa corporea, può favorire le donne nel mantenere sotto controllo il peso. Cosa non da poco durante la menopausa, quando si è più soggette a mettere su qualche chilo», commenta Bronzini.
C’è pure una nota estetica: l’acido ellagico aiuta a mantenere la pelle giovane, elastica e sana, rallentando anche i processi di invecchiamento “visibile”.

 
Toccasana per l’intestino

Recenti studi hanno dimostrato che il succo di melagrana è in grado di modificare positivamente la composizione del microbiota intestinale. «Il merito è degli ellagitannini che, una volta metabolizzati dalla flora batterica intestinale, stimolano la produzione di urolitine, composti chimici capaci di mantenere la funzione di barriera intestinale, riducendone quindi permeabilità e infiammazione presenti, per esempio, in patologie come colite ulcerosa e morbo di Crohn», indica il biologo nutrizionista.

«Peraltro, questa modulazione del microbiota intestinale si riflette anche sulla funzionalità del sistema immunitario, traducendosi in difese più efficienti e pronte». Restando sul tratto gastrointestinale, anche la buccia – di solito scartata – ha le sue virtù. Infatti, l’infuso di bucce di melagrana è un rimedio erboristico utile come antibatterico naturale e contro l’infiammazione, per cui risulta ottimo per purificare l’organismo.

 
Melagrana, attenzione se la glicemia è alta

Piccola nota dolente: nel succo di melagrana, il 13 per cento è rappresentato da zuccheri. Quindi chi presenta un’intolleranza glucidica (una fase che, in alcuni soggetti, precede l’insorgenza del diabete di tipo 2, quando il valore della glicemia a digiuno è compreso tra 110 e 125 mg/dl) oppure i soggetti francamente diabetici devono prestare attenzione.

«Questo non significa che bisogna rinunciare del tutto alla melagrana, ma che bisogna ridurne il consumo e prediligere gli arilli al succo. L’esatto contrario, invece, va fatto da chi soffre di diverticolite», precisa il dottor Bronzini. «La componente dura degli arilli può accumularsi, infatti, all’interno dei diverticoli e determinare uno stato di infiammazione. Attenzione anche in caso di colite in fase acuta, quando è preferibile limitare le fibre in generale».


Fai la tua domanda ai nostri esperti

Leggi anche

Più sprint al metabolismo: giù i chili di troppo con la melagrana

Frutta: è buonissima anche cotta

Composte di frutta, come farle senza zuccheri aggiunti