Qualche settimana fa, il malore del popolare conduttore televisivo Fabrizio Frizzi per una probabile ischemia (la famiglia ha chiesto la massima riservatezza sui dati clinici), ha acceso i riflettori su questa patologia.
Tanti si sono chiesti se è un problema causato dallo stress e dai troppi impegni. «La tensione emotiva è un fattore di rischio riconosciuto, ma da sola non è sufficiente a scatenare l’ictus (o ischemia cerebrale).
Diventa pericolosa se abbinata ad altri elementi scatenanti come il fumo, la sedentarietà, l’alimentazione scorretta o il sovrappeso», spiega la dottoressa Francesca Romana Pezzella, neurologa della Stroke Unit dell’azienda ospedaliera San Camillo - Forlanini di Roma.
«In realtà contano soprattutto la fibrillazione atriale (un’alterazione del ritmo cardiaco) responsabile di un ictus su quattro, l’ipertensione, il colesterolo alto e il diabete», continua l’eperta.
«E poi la familiarità: se un genitore ha già avuto un’ischemia cerebrale, il pericolo di averla sarà maggiore, anche in assenza dei vari fattori di rischio».
Come si riconosce un’ischemia in arrivo? «Bisogna usare la regola del Fast, dalle iniziali inglesi dei segnali che bisogna interpretare: il viso, le braccia, la parola e il tempo. Se all’improvviso si muove con difficoltà una parte del volto o il braccio, e non si riesce a parlare bene, è possibile che si stia avendo un ictus.
Se poi ci sono anche vertigini, difficoltà nello stare in piedi, visione doppia o strabismo, non c’è tempo da perdere», avverte Pezzella.
«Non bisogna andare con mezzi propri al pronto soccorso, ma chiamare il 118 cercando di spiegare bene i sintomi: arriverà un’ambulanza con personale specializzato a gestire il caso», conclude la dottoressa Pezzella.
V. M.
Fai la tua domanda ai nostri esperti
Articolo pubblicato sul n. 47 di Starbene in edicola dal 07/11/2017