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Sole fuori stagione: quali danni per la pelle?

Più scottature solari si accumulano nel corso della vita e maggiore è la probabilità di sviluppare un tumore della pelle



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Quando si pensa alle ustioni solari si pensa sempre all’incauta esposizione ai raggi solari e all’estate: un’indagine promossa da Roche e condotta da GfK Eurisko su un campione rappresentativo della popolazione italiana ha rivelato che, complici le brevi vacanze invernali al mare o in alta montagna, le scottature solari sono molto diffuse anche nel periodo invernale, arrivando a interessare più di due milioni di italiani.


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Quello che forse non tutti sanno è che tanto più numerose sono le scottature solari subite, tanto maggiore è il rischio di sviluppare un tumore della pelle: il melanoma è una delle forme tumorali della pelle più gravi e risulta fatale se non adeguatamente trattato.

Il rischio di sviluppare tumori della pelle non è affatto così remoto se si pensa che in media un italiano accumula ben 5-6 scottature nel corso della vita, il 15% supera la soglia critica delle 10 ustioni e il 7% ne subisce più di 20. 

Mentre moltissime persone, con l’approssimarsi dell’estate, preparano la propria pelle al sole anche attraverso l’uso di integratori alimentari che rinforzano la produzione di melanina, il pigmento che protegge la pelle dalle scottature, d’inverno anche quando si sceglie una meta esotica o ci si reca sulle piste da sci non si pensa a proteggere adeguatamente la pelle, che essendo coperta da indumenti, sciarpe e cappelli per proteggersi dal freddo, risulta essere del tutto priva di difese adeguate per un’improvvisa e totale esposizione solare. 

Sono in pochi a sapere (e a prendere nella giusta considerazione) il fatto che i raggi ultravioletti aumentino del 10-12% ogni 1000m di altezza e che la neve rifletta circa l’80% dei raggi solari contro il 25% del mare e il 15% della sabbia.

D’altro canto, sono in molti a sottovalutare quanto le scottature solari, così come le lampade abbronzanti, possano danneggiare irrimediabilmente la cute, incriminando invece per l’insorgenza dei tumori della pelle, lo stress ed il consumo di carne rossa. 

Dall’indagine in questione è anche emerso che molti italiani ritengono che le lampade abbronzanti aiutino a preparare la pelle per l’esposizione solare: in realtà emettono alte dosi di raggi UV che possono ulteriormente danneggiare la pelle e aumentare, nel corso degli anni, la probabilità di sviluppare melanoma.

Il sole non va demonizzato perché è di sicuro beneficio per l’organismo, ma va preso a giuste dosi e proteggendo la pelle adeguatamente.

Gli studi finora a disposizione hanno anche chiarito che non esistono alimenti magici in grado di aiutare la pelle a difendersi dai danni solari: tuttavia, un recente studio americano suggerisce un potenziale effetto benefico del caffè, con un rischio minore del 20% per chi consuma 4 o più tazze di caffè al giorno. 

Come conclude Paola Queirolo, Presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano e Responsabile DMT Melanoma e Tumori cutanei –IRCCS San Martino-IST Genova, «il sole fuori stagione è un fattore che spesso si dimentica nella prevenzione del melanoma, per questo è importante proteggere la pelle tutto l’anno, al mare come in montagna, soprattutto quando ci si espone al sole in modo intensivo e intermittente, come ad esempio nel weekend o nella settimana di vacanza invernale».

Per fortuna però la ricerca scientifica non sta a guardare, come tiene a sottolineare Paolo Ascierto, presidente della fondazione melanoma: «negli ultimi anni si è compiuta una rivoluzione nei trattamenti anche per la forma più avanzata di melanoma. Tra le ultime novità terapeutiche c’è la combinazione dei farmaci a bersaglio molecolare vemurafenib- cobimetinib, che è stata da poco approvata dall’Agenzia Europea del Farmaco per il trattamento del melanoma avanzato o metastatico con una mutazione presente in circa il 50% dei melanomi». 

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