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Vaccini: la nuova frontiera contro il cancro

Alcuni anticorpi potrebbero essere usati per stimolare le difese immunitarie a contrastare il tumore. Scopri tutte le novità

credits: iStock



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di Cristina Bellon


Sono anni che la medicina sogna di sconfiggere il cancro usando il nostro sistema immunitario. Quel sogno si sta avverando attraverso gli anticorpi immunitari prodotti grazie a speciali vaccini, che fanno scattare le nostre difese contro l’invasione del tumore. È tutto raccontato da Alberto Mantovani, professore di Patologia Generale alla Humanitas University e direttore scientifico dell’IRCCS Humanitas, nel suo saggio Immunità e vaccini (Mondadori, 18 €), dove il tema viene affrontato dall’A alla Z. 


Nel suo libro emerge che la ricerca immunologica può addirittura salvarci dal tumore. In che senso?

«Con i vaccini possiamo prevenire i virus che causano il cancro. Due esempi concreti ce li abbiamo già. Uno è il vaccino contro l’epatite B, capace di evitare una parte dei cancri del fegato. L’altro, contro lo HPV (papillomavirus), impedisce il cancro della cervice uterina (500mila casi all’anno, 250mila morti). Da poco, sappiamo che lo HPV causa tumori anche negli uomini: meglio vaccinare maschi e femmine. Mentre all’Humanitas studiamo un vaccino contro l’helicobacter pylori, causa del cancro allo stomaco. Ma la nuova frontiera è un’altra: creare le armi dell’immunità».


A che punto è la ricerca in questo campo? 

«Da anni utilizziamo gli “anticorpi monoclonali” per trattare leucemie e linfomi o il cancro del colon retto e della mammella. La novità è usarli per riattivare il sistema immunitario, risvegliando i “poliziotti buoni” delle nostre difese naturali. Il tumore, infatti, è provocato dall’opera di alcuni poliziotti corrotti, che costruiscono una nicchia infiammatoria dove il male prolifera. Non solo, “paralizzano” anche il sistema immunitario: questo è come un’automobile potente, con acceleratori e freni. In presenza di un tumore, l’auto ha tutti i freni tirati. Invece, usando gli anticorpi, possiamo togliere uno o due freni e guarire le forme aggressive, come il melanoma. Attualmente, questa terapia è già capace di curare tre tipi di tumore al polmone. Poi, c’è un farmaco (Trabectedin) che deriva da un organismo marino ed e già approvato per uso clinico, che riesce a uccidere una parte dei poliziotti corrotti. Lo usiamo per combattere i sarcomi, il cancro dell’ovaio e della mammella. Stiamo cercando altri modi per fermare la corruzione».


E il futuro che cosa ci riserverà?

«L’altra sfida sono i vaccini terapeutici (per curare un tumore già esistente), basati sul riconoscimento della cellula tumorale e capaci di scatenare i poliziotti difensori del nostro sistema immunitario. Ci sono vari tipi di tumore e per ognuno di essi noi immunologi cercheremo di trovare una soluzione


Voi ricercatori riponete grandi speranze nei vaccini, eppure attorno a essi la diffidenza è tanta. Cosa vorrebbe dire a chi ha paura di eventuali effetti collaterali?

«Le racconto una storia: quella di un bambino di 18 mesi, affetto da leucemia linfatica acuta, curato nell’ospedale di Monza da Andrea Biondi, un grande oncoematologo. Era uno di quei bambini che sappiamo guarire dal cancro, ma che non possono ricevere un vaccino vivo, perché hanno il sistema
immunitario compromesso. Biondi ha assistito alla morte del bambino, causata dal morbillo, non dal cancro. Siamo tutti coinvolti! Perché quando ci vacciniamo contro il morbillo, proteggiamo non solo noi e i nostri figli, ma anche i bambini che non possono essere vaccinati. Lo stesso per l’influenza: io mi vaccino per proteggermi, ma proteggo anche i pazienti intorno a me. Molti genitori si rifiutano di vaccinare i propri figli sulla base di irrazionali leggende metropolitane. Il nostro Paese è stato ammonito dall’Organizzazione mondiale della sanità a causa del calo di copertura vaccinale, sotto la soglia di sicurezza. I vaccini sono indispensabili per la salute di tutti, ma sono anche un gesto di solidarietà verso i più debol.



Possiamo definire i vaccini un’assicurazione sulla vita?

«Sì. Ogni anno in tutto il mondo muoiono 10 milioni di bambini sotto i 3 anni. Se ne potrebbero salvare un terzo con i vaccini più elementari. Mentre quelli innovativi sono l’unico strumento per arginare nuove pandemie,  come Ebola, Dengue e Zyka. Nei centri di ricerca si sta lavorando per ottenere vaccini preventivi che valgano per tutta la vita (senza richiami). Entro il 2030, avremo un vaccino per la tubercolosi (ogni anno, 1 milione di morti). Speriamo anche di usare vaccini contro le malattie degenerative, come il Parkinson, ma questa è un traguardo lontano, oltre le colonne d’Ercole».


Per la ricerca ci vogliono “cervelli” e soldi. La mancanza di fondi è un problema anche nell’immunologia?

«Non sono andato all’estero anche perché qui da noi ho trovato un patrimonio di intelligenza e dedizione straordinario. Penso a chi lavora con me, dai tecnici ai giovani del laboratorio. Ma il Paese investe poco. La ricerca sull’immunologia e sul cancro vive sostanzialmente grazie alla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Mi auguro che l’Italia cambi e capisca che il futuro dei nostri ragazzi, dei miei sei nipoti, dipende dagli investimenti nella ricerca».


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Articolo pubblicato sul n. 8 di Starbene in edicola dal 09/02/2016

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