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Salute: cosa cambia per le coppie omosessuali e per quelle di fatto con la legge sulle Unioni Civili

Sarà possibile stare accanto al proprio compagno in ospedale, avere informazioni sulla sua salute, prendere decisioni in caso di incapacità di intendere e di volere. Un avvocato ci spiega tutte le novità

credits: iStock



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di Cinzia Testa


Il 25 febbraio è una data che rimarrà nella storia dei diritti del nostro Paese. Quel giorno, infatti, il disegno di legge 2081 sulle Unioni Civili è diventato la proposta di legge C3634. In pratica, il Senato ha approvato con la maggioranza dei voti il testo con le modifiche apportate, e questo diventerà legge a tutti gli effetti dopo il voto alla Camera, atteso per la settimana prossima.

Sulla carta, dicono in molti, non dovrebbero esserci altri intoppi. La legge, se verrà approvata, disciplinerà l’unione civile tra persone dello stesso sesso e le convivenze civili tra persone di sesso diverso non sposate. Insomma, una bella vittoria per coppie che fino a oggi vivevano in una sorta di limbo. Ma che cosa cambia per quanto riguarda la sanità? L’avvocato Silvia Stefanelli di Bologna ha risposto alle nostre domande.


Grazie alla legge sulle Unioni Civili, una persona omosessuale potrà stare accanto al proprio compagno in ospedale?
Obiettivo della legge è far acquisire alle persone che hanno scelto l’Unione civile (quindi che hanno contratto un matrimonio a tutti gli effetti) gli stessi diritti che hanno i coniugi eterosessuali sposati con il rito tradizionale. E permettere quindi che si possa stare al capezzale del compagno malato, assisterlo, essere messo al corrente della situazione clinica, proprio come accade nella famiglia tradizionale. Ovviamente, se il paziente stesso non richiede il contrario. Ma questo vale in tutte le situazioni.


Tutto ciò vale anche per le coppie etero che scelgono la convivenza di fatto?

Il testo stabilisce che “In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari”. Anche qui, il paziente può decidere se, ed eventualmente a chi, possono essere date informazioni sulla sua salute.


Per entrambe le coppie sarà necessario portare con sé in ospedale un documento che comprovi l'unione?
Specie in una prima fase, potrebbe essere opportuno. Ma solo per evitare situazioni di disagio, non per un obbligo di legge.


Che cosa succede se il partner nella convivenza di fatto diventa incapace di intendere e di volere?

Per evitare problemi ci si potrà regolare in anticipo, preparando una sorta di testamento con i propri desideri, quando si ha ancora la lucidità per farlo. La proposta di legge, infatti, specifica che il convivente può “designare l'altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute e in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie”.


Lo stesso vale per chi contrae matrimonio con le Unioni Civili?

Certo, ma viene specificato per le convivenze di fatto perché si tratta di una situazione nuova. Per quanto riguarda, invece, i coniugi delle Unioni Civili, fa parte dei diritti e dei doveri che valgono per la famiglia tradizionale.


4 marzo 2016

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