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Reni: una giornata mondiale per raccomandare la prevenzione sin da bambini

Gli esperti lanciano l’allarme: 4-5 milioni di persone nel mondo soffrono di una malattia renale. E i numeri sono destinati ad aumentare. Ma prevenire è possibile. Leggi qui

Foto: iStock



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di Cinzia Testa


Il 10 marzo è la giornata mondiale del rene. Con un invito: pensiamo di più alla salute dei nostri reni, a partire già dall’infanzia. Ce lo raccomandano gli specialisti, per arginare dati che stanno assumendo proporzioni allarmanti.

Attualmente, infatti, circa quattro-cinque milioni di persone nel mondo soffrono di una malattia renale. E i numeri sono destinati a crescere: riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come un problema di salute pubblica globale, si prevede che la malattia renale aumenterà del 17 per cento nei prossimi dieci anni, se non si corre ai ripari. «Questi numeri parlano chiaro ed è evidente che la continua diffusione della malattia renale cronica sia allarmante», interviene Antonio Santoro, presidente della Società italiana di nefrologia. «Per questo la Giornata Mondiale del Rene 2016 punta i riflettori sull’infanzia. Miriamo a una campagna di prevenzione molto più incisiva, che coinvolga tutta la famiglia, anche i piccoli».


LE MOSSE GIUSTE PER PREVENIRE

Sì innanzitutto a una regolare attività fisica almeno tre volte alla settimana. Questo vale per tutti, dal bambino al nonno. Il movimento, infatti, aiuta a tenere lontano il rischio di ipertensione e di diabete, due malattie che nel tempo mettono in crisi il sistema renale.

Attenzione anche a non trascurare diabete e ipertensione, se già se ne soffre. Tenere sotto controllo queste malattie come da indicazioni dello specialista, significa salvaguardare la funzionalità renale.

L’altra regola importante è smettere di fumare. Non tutte le sostanze contenute nelle sigarette vengono infatti eliminate dall’organismo. E le scorie del fumo che rimangono, man mano si accumulano e contribuiscono al danno renale.

Prudenza poi gli analgesici, cioè i farmaci che vengono comunemente usati per il mal di testa, e gli antinfiammatori, assunti ad esempio per abbassare la febbre e per i dolori reumatici. Se utilizzati di testa propria, sono potenzialmente tossici per i reni. Evitare il più possibile l’automedicazione se si è già a rischio di malattia renale e attenersi alle indicazioni del medico in caso di cure lunghe.

Non trascurare le infezioni urinarie e le calcolosi renali: se non vengono risolti, alla lunga possono compromettere la regolare attività renale.


I NUOVI FATTORI DI RISCHIO

Da sempre gli esperti raccomandano di verificare la funzionalità renale a partire dai 50 anni, perché dopo questa età è più facile ammalarsi. Ora però alcuni studi hanno dimostrato che i controlli vanno eseguiti anche prima del mezzo secolo, in caso di rischio. Se è presente una familiarità (parenti di primo grado che hanno questa malattia) e uno dei due casi di seguito, parliamone con il medico di base.

Se si è nati sottopeso. Una meta-analisi condotta su studi americani ha dimostrato che il rischio di malattia cronica è maggiore nel caso di bambini nati pretermine, o comunque di un peso sotto la norma.

Quando il parto è pretermine. La “costruzione” dell’apparato renale si completa alla 36ma settimana di gestazione, vale a dire al nono mese di gravidanza. Si è visto che nel caso di bambini nati prima del tempo, la crescita dell’organo è inferiore del 10 per cento rispetto a quella di chi nasce a termine. E questo fa sì che il sistema di filtraggio dei reni possa essere un po’ meno attivo rispetto alla media.


ATTENZIONE A TAVOLA

Anche l’alimentazione ha un ruolo fondamentale. Gli ultimi studi sottolineano che alcuni cibi possono avere un effetto dannoso sui reni. In particolare si parla di quelli ricchi di fosforo. Alcune indagini hanno addirittura evidenziato che è possibile rallentare la progressione della malattia renale quando si riduce il fosforo che si introduce con la dieta. È sufficiente eliminare o comunque riduree al massimo, le principali “fonti” di questa sostanza e cioè formaggi conservati, bevande a base di cola, aranciate. Verificare con attenzione anche le etichette dei surgelati. Il fosforo viene talvolta aggiunto come conservante o insaporente.

In generale, poi, vale la regola di seguire un’alimentazione sana. Ancora una volta, la dieta vincente è quella mediterranea, la più adatta in assoluto per il benessere di tutto il corpo. Sì anche a utilizzare poco sale e a non superare la dose di uno-due bicchieri di vino alla settimana.

Importante, poi, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. «È tra gli accorgimenti che bambini e adulti devono adottare per una prevenzione efficace della patologia», interviene il professor Santoro. «L’acqua ha un ruolo importante per il corretto funzionamento dei reni». E per coinvolgere grandi e piccoli in un gioco, il 10 marzo parte la Waterselfie Campaign: è sufficiente un selfie mentre si beve un bicchiere di acqua, da caricare sul sito della Sin, Società italiana di nefrologia e della Associazione nazionale emodializzati. Per ogni selfie verranno donati 50 centesimi all’Aned.


I CONTROLLI CHE POSSONO FARE TUTTI

Il primo è l’analisi delle urine. È un esame semplice, economico, ed è una specie di fotografia dello stato di salute dei reni. L’altro, non meno importante, è l’esame del sangue per verificare i valori di creatininemia e uricemia. In caso di risultati fuori dalla norma, queste due voci rappresentano spie importantissime della situazione dell’apparato renale.


CURARE PRESTO E BENE

Rallentare la progressione dell’insufficienza renale è possibile, se si interviene precocemente. Il piano di cure viene messo a punto sulla base dello stato di salute del paziente. Questo significa, regolarizzare i valori della pressione in caso di ipertensione, stabilizzare il diabete se è presente e così via. È anche necessario correggere i fattori di rischio relativi allo stile di vita, altrimenti è pressoché impossibile riuscire ad arginare l’avanzamento della malattia.

Anche nei casi più gravi, come il tumore del rene, le novità non mancano, com’è emerso in questi giorni al 31° Congresso annuale Eau, European Association of Urology, a Monaco di Baviera. «Oggi riusciamo a raggiungere traguardi prima impensabili», spiega Gaetano Grosso, direttore della divisione di urologia della clinica Pederzoli di Verona,  la struttura con il maggiore numero di interventi in laparoscopia, la chirurgia soft. «Grazie alle tecniche disponibili, in sette casi su dieci riusciamo ad asportare solo il tumore e a conservare il rene, a differenza di quanto avveniva fino a poco tempo fa».

9 marzo 2016

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