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Ci possiamo salvare dall’inquinamento?

L’inquinamento è rischioso non solo per polmoni e cuore, ma anche per il cervello. Lo dice un recente studio pubblicato sulla rivista “Lancet”. Ecco come possiamo difenderci

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L’inquinamento atmosferico resta un vero e proprio killer, come emerge dall'ultimo rapporto 2016 sulla qualità dell'aria in Europa. E la situazione è seria anche in Italia: già nel 2012 il nostro è il Paese registrava il record di morti premature in Europa, 84.400 decessi nel 2013 su 491.000, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea).

In particolare, a uccidere sono le micropolveri sottili (le Pm2,5) con oltre 59mila vittime, seguite da biossido da azoto (21.600 morti) e dall’ozono con 3.300 decessi precoci. «In questo periodo dell’anno quasi tutte le città italiane finiscono fuori legge (ossia 25 microgrammi per metro cubo d’aria, secondo il livello Ue e addirittura 10 microgrammi per metro cubo d’aria, come fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità)», dice il presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci.

Cancro ai polmoni, malattie respiratorie, attacchi di cuore, ictus: queste sono le malattie di cui è responsabile lo smog. E oggi una nuova ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet mostra che anche il cervello subisce danni a causa dell'aria malsana che respiriamo. L'anno scorso uno studio americano sui 60enni aveva già calcolato che abitare in una città inquinata fa invecchiare il cervello di uno anno. La nuova ricerca mostra che chi vive vicino al traffico rischia problemi di demenza. Sotto accusa le particelle inquinanti al di sotto dello 0,1 micron, così piccole che riescono a superare le membrane che proteggono il cervello.

In attesa che anche il nostro Paese recepisca (c'è tempo entro giugno 2018) la direttiva europea che a fine dicembre ha abbassato la soglia massima delle emissioni dei principali inquinanti, come possiamo difenderci da questo serissimo pericolo? Starbene l’ha chiesto al dottor Salvatore Lo Cicero, direttore Pneumologia dell’ospedale Niguarda.


Dottor Lo Cicero, limitare le uscite in orari prestabiliti è una misura preventiva?

È la prima raccomandazione, soprattutto per le persone più fragili, bambini, anziani e malati. Queste categorie a rischio dovrebbero evitare di uscire nelle ore pomeridiane (dalle 15 in avanti), quando le micropolveri sottili (Pm 2.5) e il biossido d’azoto – entrambi passano con grande facilità dai polmoni al sangue – s’accumulano a bassa quota atmosferica. Sempre per lo stesso motivo, gli adulti sani dovrebbero evitare di fare jogging nelle vie cittadine dalle 18 alle 22. Nettamente più salutare per i polmoni, è correre in un parco.


E luso delle mascherine antismog quanto serve?

Dipende dal filtro che hanno: più è spesso meglio è, perché così riesce a schermare la maggior parte delle sostanze inquinanti. Sicuramente, luso della mascherina antismog è indispensabile per chi si muove in bicicletta nel traffico cittadino.


Esistono prodotti, naturali o meno, che possono avere un effetto barriera?

Certamente fa bene mangiare frutta e la verdura fresche, soprattutto quelle gialle e rosse. Pomodori, peperoni, agrumi, carote, zucca, ma anche spezie come il peperoncino, contengono sostanze antiossidanti e, quindi, aiutano il nostro organismo a bilanciare l’azione “corrosiva” prodotta sull’apparato respiratorio dall’inalazione delle sostanze velenose. Non ultimo, con lo stesso proposito va benissimo anche un bicchiere di vino al giorno.


Cambiare aria nel weekend quanto aiuta?

Fa bene perché spezza l’effetto accumulo di alcuni inquinanti. Certo, per avere una reale detersione delle vie respiratorie, bisognerebbe stare lontani dalle città almeno 7-15 giorni. E questa regola è più che valida per i bambini.


articolo aggiornato i'8 gennaio 2017

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