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Dieta: i dolcificanti non fanno dimagrire

L’assunzione di prodotti artificiali aumenta il senso di fame e spinge a mangiare alimenti molto calorici. Scopri su quali alternative puntare



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di Giorgio Donegani

In media ognuno di noi consuma più di 25 kg di zucchero all’anno. Una bella quantità, soprattutto considerando che un solo grammo fornisce quasi 4 calorie. È necessario però essere precisi: quello che noi chiamiamo comunemente così è il saccarosio, che aggiungiamo alle bevande o utilizziamo per la preparazione di golosi dessert.

Ma esistono anche zuccheri “nascosti” come il fruttosio della frutta o il lattosio del latte. Importanti fonti di energia prontamente disponibile, secondo l’OMS non dovrebbero fornire complessivamente più del 10% delle calorie giornaliere,  perché un consumo eccessivo è stato correlato a diverse “malattie del benessere”:obesità, diabete e problemi cardiocircolatori in prima fila.

Tradotto in grammi, significa non superare i 40 g circa al dì (comprendendo anche quelli presenti in latte e frutta): una piccola quantità che giustifica la ricerca di alternative. Ma è davvero una buona scelta? La risposta sembrerebbe essere no, almeno stando a una recente ricerca dell’Università di Sydney, pubblicata su Cell Metabolism.

Nello studio è stato dimostrato come l’assunzione di prodotti artificiali (in particolare è stato analizzato l’effetto del sucralosio, che dolcifica 600 volte più dello zucchero con 0 calorie) invii al cervello segnali ”ingannevoli” e dannosi. Non corrispondendo al gusto dolce un reale apporto energetico, il senso di fame aumenta, indirizzando verso il consumo di alimenti molto calorici. Ecco allora che non solo non aiutano la perdita di peso, ma favoriscono un possibile aumento.

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GLI ADDITIVI SINTETICI

Alla stessa categoria del sucralosio (spesso indicato come E955) appartengono altre sostanze artificiali che non apportano calorie. Sono classificate come additivi. Tra le più conosciute la saccarina (E954), in commercio da oltre un secolo, il ciclamato di sodio (E952), l’acesulfame K (E950).

Avendo un potere dolcificante elevato (da 30 a 600 volte superiore a quello dello zucchero) possono essere usate in dosi minime. Tutti questi dolcificanti, e ancora di più l’aspartame (E951), sono stati a lungo studiati per la loro sospetta tossicità, ed è stata fissata per ciascuno una dose massima giornaliera che non dovrebbe essere superata (cercala su efsa.europa.eu/ it digitando DGA seguito dal nome del prodotto).

Il rischio di eccedere (molto raro negli adulti) riguarda soprattutto i bambini, perché la quantità da non superare è calcolata in mg per kg di peso corporeo e per un organismo leggero come quello di un piccolo è più facile da raggiungere. A proposito dell’aspartame, poi, c’è da dire che contiene fenilalanina, una sostanza che va evitata da chi soffre di quella particolare malattia del metabolismo conosciuta come fenilchetonuria (che può causare ritardo mentale).

... E QUELLI DI ORIGINE NATURALE

Tra gli edulcoranti puoi trovare anche alcuni derivati dalle piante o dalla frutta, come il sorbitolo (E420); il mannitolo (E421) e lo xilitolo (E967), appartenenti alla famiglia dei polioli. Molto usati nelle caramelle e nelle gomme da masticare, forniscono poche calorie (2,8-2,9 al g) e hanno un potere cariogeno minore di quello dello zucchero, però dolcificano meno (per cui vanno usati in quantità maggiori).

Hanno poi un altro “difetto”: non bisogna abusarne, perché possono avere un effetto lassativo. Non vanno infine dimenticati i glicosidi steviolici (E960) estratti dalle foglie della Stevia Rebaudiana. Non apportano quasi calorie e hanno un potere dolcificante 300 volte maggiore di quello dello zucchero.

In passato il loro impiego è stato molto discusso per presunti problemi di tossicità, fino a quando, nel luglio 2012, ne è stata autorizzata la loro produzione e vendita nell’Unione Europea. In effetti non sembrano esserci controindicazioni circa il loro consumo, ma è importante tener presente che, per il loro sapore, vengono spesso utilizzati in miscela con altri dolcificanti, come il fruttosio, che innalzano l’apporto calorico.

LE ALTERNATIVE PIÙ SANE

Alla fine dei conti, se ti riesce difficile ridurre lo zucchero, punta piuttosto sulle alternative naturali. Prima che si diffondesse anche da noi la dolce polvere bianca i nostri antenati trovavano altre soluzioni per addolcire il cibo.

Per esempio il miele, che vanta numerose proprietà: è costituito prevalentemente da glucosio e fruttosio, contiene diversi minerali (potassio, ferro, calcio, fosforo, magnesio e rame), alcune vitamine (in particolare quelle del gruppo B) e anche utili enzimi. 

Un’altra scelta che la natura ci offre è la melassa, che si ricava dalla canna o dalla barbabietola come sottoprodotto della lavorazione dello zucchero, rispetto al quale vanta una composizione nutrizionale più ricca (soprattutto se si sceglie quella di colorazione scura).

Infine, merita di essere citato lo sciroppo d’acero, ricavato dalla corteccia dell’omonima pianta: contiene ben il 33% circa di acqua, motivo per cui fornisce meno calorie dello zucchero e viene spesso usato nelle diete dimagranti.

IO LI SCONSIGLIO SEMPRE

>”coprono” il gusto dei cibi - «In generale non amo i dolcificanti (artificiali o naturali che siano), né lo zucchero. Perché tutti, indipendentemente dal diverso apporto calorico, non fanno assaporare appieno gli alimenti», afferma la dottoressa Carla Lertola. «Meglio abituarsi a bere il caffè e il tè amari e, soprattutto, evitare di aggiungere polverine alla frutta o pastigliette al latte».

>aumentano il desiderio di dolci - «Abituando il palato a un gusto “zuccherino”, spingono inoltre alla ricerca di golosità, mettendo a rischio linea e salute», dice la nostra esperta.

Articolo pubblicato sul n. 44 di Starbene in edicola dal 18/10/2016

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