Salmonella nelle uova fresche: cosa fare per evitare il contagio

Il Ministero della Salute ha richiamato alcuni lotti di uova fresche di un’azienda agricola nel Salernitano per una possibile contaminazione. La misura precauzionale punta a proteggere i consumatori e sottolinea l’importanza di pratiche corrette di igiene e cottura in cucina.



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Un nuovo richiamo precauzionale diffuso dal Ministero della Salute riporta sotto i riflettori un tema che riguarda tutti da vicino: la sicurezza degli alimenti che consumiamo ogni giorno. Questa volta l’allerta riguarda alcuni lotti di uova fresche di categoria A prodotti dall’Azienda Agricola e Avicola Serroni, realtà ben radicata nel territorio salernitano. I prodotti sono stati ritirati dal mercato a causa del sospetto di una possibile contaminazione da Salmonella enterica subsp. Enteritidis, una delle varianti più comuni del batterio responsabile di numerose infezioni alimentari.

La comunicazione, pubblicata sul portale ufficiale del Ministero dedicato alle allerte alimentari, rientra nelle misure di prevenzione pensate per proteggere i consumatori e intercettare tempestivamente ogni potenziale rischio. Le uova coinvolte, vendute sia in confezioni da sei sia in cartoni da 180 pezzi, appartengono a diversi lotti con date di scadenza comprese tra il 18 e il 25 febbraio 2026. Il messaggio rivolto a chi le avesse acquistate è chiaro e prudente: evitare il consumo e riportarle al punto vendita.


Che cos’è la Salmonella enteritidis

La notizia del richiamo riporta l’attenzione su un vecchio ma sempre attuale nemico della sicurezza alimentare: la Salmonella enteritidis. «Si tratta di una delle varianti più diffuse del batterio Salmonella e rappresenta una delle cause più frequenti di infezioni legate al consumo di alimenti contaminati», spiega il professor Giorgio Zoli, specialista in Gastroenterologia al Primus Forlì Medical Center.

È un microrganismo subdolo, che trova terreno fertile soprattutto quando si consumano uova crude o poco cotte e preparazioni che le contengono: salse fatte in casa, dolci, creme come il tiramisù, ma anche impasti non completamente cotti. In altre parole, tutti quei piatti che non prevedono una cottura in grado di eliminare il batterio.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la Salmonella enteritidis è così comune perché riesce a insinuarsi con facilità lungo la filiera alimentare. «Può essere presente nell’intestino degli animali e, da lì, contaminare gli alimenti durante la produzione, la lavorazione o persino nella fase domestica di preparazione», racconta l’esperto. «Viene talvolta definita una “salmonella minore”: non perché sia innocua, ma perché nella maggior parte dei casi provoca sintomi lievi o moderati. La sua ampia diffusione, però, la rende tutt’altro che trascurabile».

A complicare il quadro c’è la sua sorprendente capacità di sopravvivere in condizioni sfavorevoli. Il batterio può resistere per un certo periodo su superfici, utensili e alimenti, soprattutto se non vengono conservati o trattati correttamente. «Nel caso delle uova, la contaminazione può riguardare non solo il guscio, ma anche l’interno: un dettaglio che spiega perché lavare l’esterno non sia sufficiente a eliminare il rischio», evidenzia Zoli. «La vera barriera contro l’infezione resta la cottura completa, affiancata da buone pratiche di igiene in cucina. Accorgimenti semplici, ma fondamentali per proteggere la salute di tutta la famiglia».


Quali sono i sintomi della salmonella

L’infezione da Salmonella enteritidis tende a manifestarsi tra 12 e 36 ore dopo aver consumato alimenti contaminati, anche se in alcuni casi i primi segnali possono comparire già dopo poche ore o, al contrario, farsi attendere fino a tre giorni. «I disturbi colpiscono soprattutto l’apparato gastrointestinale: diarrea, crampi addominali, nausea, vomito e febbre sono i sintomi più comuni», indica Zoli. A questi si aggiunge spesso un generale senso di spossatezza, debolezza e perdita di appetito, che contribuisce a far sentire l’organismo “fuori fase”.

Per la maggior parte delle persone in buona salute, l’infezione ha un decorso lieve e tende a risolversi spontaneamente nel giro di 4-7 giorni, senza bisogno di trattamenti particolari. In questi casi, la priorità è mantenere una corretta idratazione, soprattutto quando la diarrea è intensa o prolungata: un accorgimento semplice ma fondamentale per aiutare il corpo a recuperare più rapidamente.

Esistono però situazioni in cui la salmonellosi può diventare più seria. «Anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con un sistema immunitario indebolito sono più vulnerabili e possono sviluppare complicazioni che richiedono attenzione medica», avverte Zoli. «Nei casi più gravi può rendersi necessario il ricovero ospedaliero, a conferma dell’importanza di prevenire l’esposizione al batterio e di riconoscere tempestivamente i segnali dell’infezione».


Come avviene il contagio da salmonella

La Salmonella enteritidis si trasmette soprattutto attraverso il consumo di cibo contaminato e le uova restano uno dei veicoli più noti. Ma non sono l’unico rischio: anche carne poco cotta, latte crudo e derivati, verdure entrate in contatto con acqua o superfici contaminate e preparazioni domestiche realizzate senza le dovute attenzioni possono diventare un mezzo di diffusione del batterio.

Un ruolo centrale lo gioca l’igiene. «In cucina, la cosiddetta contaminazione crociata è uno dei meccanismi più frequenti di trasmissione», sottolinea Zoli. «Basta utilizzare lo stesso coltello, tagliere o piano di lavoro per alimenti crudi e cibi pronti senza averli puliti correttamente e il batterio può passare da un alimento all’altro». Anche le mani, se non lavate con cura dopo aver manipolato i cibi crudi, possono diventare un vettore inconsapevole.

La conservazione degli alimenti è un altro tassello fondamentale. Prodotti lasciati a temperatura ambiente troppo a lungo o non refrigerati adeguatamente offrono un ambiente ideale per la proliferazione della salmonella, aumentando il rischio di contagio. «In sostanza, il pericolo non risiede solo nell’alimento contaminato in origine, ma anche nelle piccole disattenzioni quotidiane durante la preparazione dei pasti», riassume l’esperto.


Come si diagnostica e come si cura la salmonella

La salmonellosi viene confermata tramite un esame colturale delle feci, che permette di identificare con precisione il batterio responsabile e, se necessario, eseguire un antibiogramma per capire a quali antibiotici è sensibile. «Nella maggior parte delle persone sane, l’infezione si risolve spontaneamente senza necessità di farmaci», precisa Zoli. «In questi casi è importante monitorare l’evoluzione dei sintomi, mantenersi ben idratati, mangiare leggero e riposare, permettendo all’organismo di combattere naturalmente l’infezione».

L’uso di antibiotici, secondo le evidenze scientifiche più recenti, è indicato soltanto nei soggetti più fragili, come bambini, anziani o persone con sistema immunitario compromesso, perché nei pazienti in buona salute può addirittura favorire la cronicizzazione dell’infezione.


Come proteggersi e ridurre il rischio

Quando si parla di sicurezza alimentare, la prevenzione è la prima linea di difesa. Buone pratiche in cucina non servono solo a evitare la contaminazione delle uova, ma proteggono da rischi che possono riguardare qualsiasi alimento. I cibi, infatti, possono essere contaminati già “all’origine” – per esempio da batteri presenti negli animali o nel terreno – oppure durante la preparazione domestica, se non si adottano le giuste precauzioni.

Per ridurre al minimo i rischi, alcuni accorgimenti pratici fanno davvero la differenza:

  • usare taglieri e coltelli separati per alimenti crudi e cibi pronti, lavandoli accuratamente tra un utilizzo e l’altro;
  • mantenere puliti piani di lavoro e fornelli, eliminando subito residui di cibo;
  • evitare di conservare alimenti vicino alla pattumiera, incluse bottiglie di acqua e olio;
  • sostituire gli strofinacci almeno due volte alla settimana, evitando di usarli contemporaneamente per mani e stoviglie;
  • cambiare le spugne ogni 2-3 settimane, lavandole dopo ogni uso e lasciandole a mollo ogni sera in una soluzione disinfettante;
  • pulire regolarmente il filtro della lavastoviglie e rimuovere i residui dai piatti prima del lavaggio;
  • sciacquare frutta e verdura tre volte, aggiungendo un cucchiaino di bicarbonato al primo risciacquo.


La cottura, poi, è uno dei passaggi più importanti per abbattere il rischio di infezioni alimentari. Nel caso delle uova, questo principio diventa ancora più cruciale:

  • cuocere sempre bene le uova, evitando tuorli crudi o appena tiepidi;
  • limitare le preparazioni a base di uova crude – come salse, creme o dolci – soprattutto in presenza di bambini, anziani, donne in gravidanza o persone immunodepresse;
  • assicurarsi che gli alimenti raggiungano una temperatura interna di almeno 70-80 °C per almeno dieci minuti, facilmente ottenibile con forno, bollitura o padella;
  • ricordare che cibi più grandi, come arrosti o pollame, richiedono tempi più lunghi per una cottura uniforme;
  • consumare subito i cibi cotti oppure conservarli in frigorifero in contenitori puliti e ben chiusi, evitando ogni contatto con alimenti crudi.


«Seguire queste semplici regole significa ridurre in modo significativo i rischi, proteggere la salute di chi prepara e di chi consuma i pasti e trasformare la cucina in un ambiente davvero sicuro, dove la prevenzione diventa un’abitudine quotidiana», conclude Zoli.


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