Maculopatia senile: cos’è e come si affronta la malattia di Judi Dench

Maculopatia senile: cos’è e come si affronta la malattia di Judi Dench
Foto: Getty Images

L’attrice britannica convive dal 2012 con la maculopatia senile, una patologia che interessa la parte centrale della retina e rende sempre più difficili attività quotidiane come leggere, riconoscere i volti e recitare. Ecco come si manifesta, quali sono i fattori di rischio e quali trattamenti sono disponibili

La vista è uno strumento fondamentale per un’attrice: permette di leggere un copione, memorizzare le battute, riconoscere i volti degli altri interpreti e muoversi sul palcoscenico o davanti a una macchina da presa. Per Judi Dench, una delle più celebri interpreti del cinema e del teatro britannico, tutte queste attività sono diventate progressivamente più difficili a causa della maculopatia senile, conosciuta anche come degenerazione maculare legata all’età.

Nel corso di una carriera lunga oltre sessant’anni, Dench ha interpretato personaggi indimenticabili, conquistando il pubblico internazionale. È nota soprattutto per il ruolo di M, la direttrice dei servizi segreti britannici MI6 in diversi film della saga di James Bond, ma anche per le interpretazioni in Iris, Chocolat, Philomena e Shakespeare in Love, che le è valso l’Oscar come migliore attrice non protagonista nel 1999. Una carriera prestigiosa, costruita tra teatro, cinema e televisione, che la malattia ha progressivamente reso più difficile da portare avanti.

Una malattia che ruba anche l’autonomia

La diagnosi di maculopatia risale al 2012, ma oggi la patologia ha raggiunto uno stadio particolarmente avanzato, con conseguenze profonde sulla sua autonomia e sulla possibilità di continuare a recitare. In una recente intervista a BBC Radio 4, l’attrice, 91 anni, ha raccontato quanto la perdita della vista abbia cambiato la sua quotidianità: non riesce più a leggere, fatica a guardare la televisione e ha bisogno dell’aiuto di altre persone per affrontare attività che prima svolgeva autonomamente. Anche imparare le battute è diventato un ostacolo importante senza il supporto di chi le legge i copioni.

L’intervista è arrivata in occasione dell’uscita di Is It Too Late to Make a Run for It?, il libro di memorie scritto insieme a Brendan O’Hea, nel quale l’attrice ripercorre la propria vita e la lunga carriera. Dench ha raccontato con franchezza le difficoltà imposte dalla malattia, che l’hanno progressivamente allontanata dal lavoro e da molte attività quotidiane. Ma cos’è esattamente la maculopatia senile? Quali sono i sintomi, le forme in cui si manifesta e i principali fattori di rischio? E soprattutto, quali trattamenti sono oggi disponibili per rallentarne la progressione?

Identikit della maculopatia senile

La macula è la regione centrale della retina, fondamentale per distinguere i dettagli, leggere, riconoscere i volti e svolgere tutte le attività che richiedono una visione precisa. Con l’avanzare dell’età, le strutture che mantengono in funzione questa zona possono andare incontro a un progressivo deterioramento.

L’invecchiamento della popolazione contribuisce a spiegare perché i casi siano sempre più numerosi. «L’aumento dell’aspettativa di vita comporta inevitabilmente un incremento del numero di persone che possono sviluppare questa patologia», osserva la dottoressa Linda Alessandro, oculista del Maria Eleonora Hospital di Palermo. «Accanto all’età, hanno un peso la predisposizione genetica e alcuni fattori legati allo stile di vita. Il fumo, in particolare, è un elemento di rischio importante, ma anche la salute cardiovascolare, l’alimentazione e il controllo di condizioni come ipertensione e colesterolo meritano attenzione».

Tra i possibili elementi che contribuiscono allo stress ossidativo delle cellule retiniche c’è anche l’esposizione alla luce. «I raggi ultravioletti e la luce blu potrebbero avere un ruolo: sono fattori che, insieme ad altri, possono accentuare i processi di ossidazione cellulare e incidere negativamente sulla salute della retina. Tuttavia, non è semplice individuare quanto pesi ciascun elemento né stabilire con precisione le cause di una maggiore incidenza della malattia».

Forma secca e forma umida: perché le cure sono diverse

La maculopatia senile si presenta principalmente in due forme. La forma secca è la più frequente e tende generalmente a evolvere in modo lento e progressivo. Può essere associata alla presenza di depositi sotto la retina, chiamati drusen, e, negli stadi più avanzati, alla perdita di tessuto retinico. La forma umida, o neovascolare, è meno comune ma può provocare un peggioramento della vista più rapido. In questo caso, sotto la macula si sviluppano vasi sanguigni anomali, particolarmente fragili e permeabili, dai quali possono fuoriuscire liquido o sangue. «Nella forma umida si formano dei neovasi che possono provocare versamenti e sanguinamenti», spiega la dottoressa Alessandro. «Il paziente può accorgersi del problema anche improvvisamente, con un calo della vista o la comparsa di una macchia nella parte centrale del campo visivo». La malattia può interessare un solo occhio oppure entrambi, ma non necessariamente nello stesso momento o con la stessa gravità. Per questo è importante non sottovalutare i primi disturbi: quando un occhio vede meno, l’altro può compensare e rendere meno evidente il problema.

Forma umida: le iniezioni intravitreali anti-VEGF

Per la forma umida il trattamento di riferimento è rappresentato dai farmaci anti-VEGF, somministrati attraverso iniezioni intravitreali, cioè direttamente all’interno dell’occhio. Il VEGF è una proteina che favorisce la crescita dei vasi sanguigni: bloccandone l’azione, questi medicinali contrastano lo sviluppo e l’attività dei neovasi anomali e contribuiscono a ridurre le fuoriuscite di liquido e sangue.

Il trattamento non si esaurisce generalmente con una sola somministrazione. «Di norma si comincia con almeno tre iniezioni, a distanza di circa un mese l’una dall’altra», riferisce l’esperta. «In alcuni pazienti, però, possono essere necessari cicli molto più lunghi: si può arrivare anche a dieci, quindici o venti trattamenti». La risposta è diversa da persona a persona e dipende anche dall’evoluzione della patologia. «Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo: ci sono persone che ottengono risultati molto buoni e altre che hanno una risposta meno soddisfacente. È quindi necessario seguire ciascun caso e valutare nel tempo l’efficacia del farmaco».

Gli anti-VEGF non sono una cura definitiva e non possono riparare il danno retinico già instaurato. Possono però ridurre l’attività della malattia, stabilizzare la situazione e, in molti casi, preservare una parte importante della capacità visiva. La regolarità delle iniezioni e dei controlli è essenziale per mantenere i risultati.

Forma secca: integratori e correzione dello stile di vita

La forma secca ha un’evoluzione generalmente più lenta e richiede soprattutto un monitoraggio nel tempo. «Per questa forma è importante intervenire sullo stile di vita e valutare, quando indicato, l’utilizzo di integratori specifici», afferma la dottoressa Alessandro. Tra le sostanze che possono entrare nelle formulazioni dedicate alla degenerazione maculare ci sono luteina, zeaxantina, vitamine antiossidanti e minerali. Occorre però distinguere gli integratori generici dalla formulazione AREDS2, studiata specificamente per alcuni stadi della malattia e che contiene vitamina C, vitamina E, luteina, zeaxantina, zinco e rame.

Le evidenze indicano che la formulazione AREDS2 può ridurre il rischio di progressione verso le forme avanzate in pazienti selezionati, soprattutto con degenerazione maculare intermedia o con una forma avanzata in un occhio. Non è invece indicata indistintamente a chiunque presenti una maculopatia e non consente di recuperare la vista già persa. La decisione deve quindi spettare all’oculista, che valuta lo stadio della malattia e le condizioni individuali.

Riabilitazione visiva: allenare la vista residua

Quando la macula è danneggiata, la perdita della visione centrale può rendere difficili anche gesti quotidiani come leggere, riconoscere i volti o orientarsi. In questi casi può essere utile la riabilitazione visiva, che non guarisce la retina ma aiuta il paziente a sfruttare meglio la capacità visiva ancora disponibile. «Attraverso esercizi specifici si può insegnare alla persona a utilizzare una zona della retina diversa da quella centrale, cercando di compensare la perdita della funzione maculare», spiega la dottoressa Alessandro.

«È il principio della cosiddetta visione eccentrica: il paziente impara gradualmente a utilizzare aree retiniche periferiche ancora funzionanti per individuare gli oggetti e leggere. Sono esercizi che richiedono costanza e che devono essere ripetuti. Se vengono interrotti, i risultati possono ridursi: non si tratta di un recupero definitivo, ma di un allenamento che aiuta a utilizzare al meglio la vista residua». Il percorso può essere affiancato da ausili per l’ipovisione, come lenti d’ingrandimento, dispositivi elettronici, lettori digitali e sistemi di illuminazione adeguati. La disponibilità dei servizi di riabilitazione non è uniforme sul territorio e può essere necessario rivolgersi a centri specializzati.

Diagnosi precoce: i controlli e il test di Amsler

La diagnosi si basa sulla visita oculistica e sull’esame del fondo oculare. Per definire meglio le condizioni della retina si può ricorrere alla tomografia a coerenza ottica (OCT), che permette di osservare nel dettaglio gli strati retinici, e, quando necessario, ad esami angiografici per studiare i vasi sanguigni. I sintomi da non trascurare sono le linee dritte che appaiono ondulate o deformate, la difficoltà nella lettura, la comparsa di una macchia scura o vuota al centro del campo visivo e una riduzione della vivacità dei colori.

«È importante non aspettare che il disturbo diventi evidente», sottolinea la dottoressa Alessandro. «La maculopatia può essere presente anche quando il paziente non si accorge ancora di avere un problema, soprattutto se interessa un solo occhio». Per controllare eventuali cambiamenti si può utilizzare la griglia di Amsler: osservandola da circa trenta centimetri, con gli occhiali abituali per la lettura e un occhio alla volta, si fissa il punto centrale. Se le linee appaiono deformate, interrotte o mancanti, è opportuno rivolgersi all’oculista. Il test non sostituisce la visita e non permette da solo di formulare una diagnosi.

L’importanza di riconoscere tempestivamente i sintomi

È fondamentale prestare particolare attenzione alla salute della retina a partire dai cinquant’anni, soprattutto in presenza di familiarità. «Chi ha avuto casi di maculopatia in famiglia dovrebbe essere particolarmente attento e sottoporsi a controlli regolari. La frequenza va valutata in base alla situazione del singolo paziente». La prevenzione passa anche dalle abitudini quotidiane: non fumare, seguire un’alimentazione equilibrata, mantenersi attivi e tenere sotto controllo pressione e colesterolo. Non esiste, tuttavia, una strategia in grado di azzerare il rischio.

«La maculopatia senile non conduce inevitabilmente alla cecità, ma può compromettere in modo significativo l’autonomia», conclude la dottoressa Alessandro. «Riconoscere tempestivamente i sintomi, seguire i controlli e individuare il trattamento più adatto alla forma e allo stadio della malattia sono i passaggi fondamentali per proteggere il più possibile la vista».