Garattini su fumo, alcol e dipendenze: «Si preferisce il Pil alla salute»

Il noto farmacologo, nel libro scritto con il magistrato Valentino Gardi, denuncia l’assenza di politiche efficaci di prevenzione: «Gli interessi economici vengono privilegiati rispetto alla salute». Dalle sigarette troppo economiche fino alla mancanza di educazione sanitaria nelle scuole, ecco perché la battaglia contro le dipendenze non può essere lasciata soltanto ai singoli

Garattini su fumo, alcol e dipendenze: «Si preferisce il Pil alla salute»
Silvio Garattini, 2023 (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images)

«Smetto quando voglio». Quante volte lo abbiamo sentito dire, magari davanti a una sigaretta accesa oppure a un bicchiere di troppo? Suona come una rassicurazione, la prova di avere tutto sotto controllo. Ma se smettere fosse davvero così semplice, perché tante persone continuano a rimandare quel momento?
È da questa domanda insidiosa che prende avvio Smetto quando voglio?, il nuovo libro di Silvio Garattini, medico, ricercatore e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, scritto insieme a Valentino Gardi, magistrato e professore universitario esperto di materie giuridiche.

Il volume affronta il mondo delle dipendenze da fumo e alcol incrociando medicina, scienza e diritto. E soprattutto sposta il discorso oltre la porta di casa: perché le dipendenze non sono soltanto una questione individuale, ma chiamano in causa anche le responsabilità della collettività.

Interessi economici e salute: il prezzo delle sigarette

«Quando si parla di dipendenze, non si dovrebbe mai cominciare. Eppure, intorno al fumo, all’alcol, alle droghe e al gioco d’azzardo ruotano interessi economici enormi», osserva il professor Garattini. «Interessi che finiscono per prevalere e che vengono tutelati anche dai governi, più attenti a far crescere il Pil che a proteggere la salute dei cittadini».

Il conflitto tra salute pubblica e interessi economici attraversa tutto il libro ed emerge anche nelle misure concrete che potrebbero contribuire a prevenire il tabagismo. «Bisognerebbe vietare la pubblicità e aumentare il prezzo delle sigarette», sottolinea Garattini, richiamando le differenze tra l’Italia e altri Paesi, dove il costo di un pacchetto è decisamente più alto. Prezzi accessibili e promozione dei prodotti possono incidere sull’attrattiva del fumo. Resta quindi da capire perché, nonostante i rischi per la salute e i costi delle malattie correlate al tabacco, misure di prevenzione di questo tipo fatichino ancora ad affermarsi con maggiore decisione.

I rischi meno noti del fumo

Ma quali sono i rischi che rendono così importante intervenire? Il fumo non danneggia soltanto i polmoni e non è legato esclusivamente al tumore al polmone. Il consumo di tabacco aumenta il rischio di almeno 27 malattie, tra cui patologie respiratorie croniche, problemi cardiovascolari e diverse forme di cancro. Meno noto è il legame con altre condizioni, come la cataratta e l’artrite reumatoide. Anche il fumo passivo può nuocere alla salute di chi è esposto, mentre sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato non sono privi di rischi e non vanno considerati automaticamente innocui.

Il libro affronta inoltre il tema del fumo di terza mano, cioè i residui che restano sulle superfici e negli ambienti dopo che la sigaretta è stata spenta, e quello del fumo di quarta mano, riferito alla dispersione e al trasporto di questi contaminanti in altri luoghi e contesti. A completare il quadro ci sono le conseguenze ambientali del tabacco e la necessità di proteggere bambini e adolescenti dall’esposizione e dall’inizio del consumo.

Alcol, un rischio spesso sottovalutato

Lo stesso meccanismo si ritrova nel rapporto con l’alcol, spesso considerato parte naturale della convivialità e della cultura alimentare. «Perché si fa tanta fatica a dire chiaramente che l’alcol è cancerogeno?», osserva Garattini. «Ci sono interessi economici importanti e nessuno vuole mettere a rischio il proprio fatturato. Ma la tutela della salute dovrebbe venire prima di queste considerazioni».

Dal punto di vista medico, il consumo di alcol può avere conseguenze su diversi organi e apparati: aumenta il rischio di alcune forme tumorali, può danneggiare il fegato, interferire con il funzionamento del cervello e incidere sulla salute cardiovascolare e sulla fertilità. In gravidanza, inoltre, l’esposizione all’alcol può compromettere lo sviluppo del feto, motivo per cui la scelta più sicura è evitarlo del tutto. Particolare attenzione merita il consumo tra i giovani, per i quali l’informazione e la prevenzione sono fondamentali. Il problema non è soltanto comunicare i rischi, ma tradurre le conoscenze scientifiche in scelte pubbliche coerenti, senza lasciare che il peso economico di un settore prevalga sulla tutela della salute.

L’educazione alla salute tra i più giovani

La prevenzione dovrebbe cominciare proprio dai più giovani, prima che il consumo di alcol o il fumo diventino abitudini. Alle regole, perché siano efficaci, devono accompagnarsi controlli e soprattutto educazione. «Se ai ragazzi di dodici o tredici anni vengono offerti amari e drink nei locali, significa che c’è un problema», osserva il professor Garattini. Un problema che riguarda anche la formazione: «Nella scuola italiana manca un insegnamento sistematico dell’educazione alla salute. Sarebbe utile dedicare almeno un’ora alla settimana a questi temi, in ogni classe, affidandoli a persone competenti. È importante che i ragazzi imparino a conoscere i rischi».

L’educazione alla salute non può fermarsi alle campagne di sensibilizzazione o ai consigli rivolti alle famiglie: deve entrare stabilmente nella formazione e trovare coerenza anche nei comportamenti degli adulti, a partire da chi si occupa di salute. «Se una persona vede fumare il proprio medico, può pensare che il fumo non sia poi così pericoloso», osserva il professor Garattini. «L’esempio conta quanto l’informazione. Non basta spiegare i rischi a parole se poi i comportamenti sembrano contraddire quel messaggio».

Curare chi è dipendente, ma soprattutto prevenire

Per chi ha già sviluppato una dipendenza, invece, servono strutture adeguate, personale competente e percorsi di cura accessibili. Ma l’offerta dei servizi non è sufficiente a rispondere a tutte le necessità e resta disomogenea sul territorio. «Non basta dire a qualcuno di smettere: le dipendenze coinvolgono meccanismi complessi, anche a livello cerebrale, e non si risolvono semplicemente facendo appello alla volontà», conclude il farmacologo.

Il messaggio del libro è chiaro: bisogna intervenire sulle cause, ridurre gli stimoli che incoraggiano il consumo, investire nell’educazione alla salute e far rispettare le regole. Perché contrastare le dipendenze significa non soltanto aiutare chi ne è già coinvolto, ma anche impedire, per quanto possibile, che altre persone vi cadano.