Inoca, quando l’ischemia cardiaca c’è ma non si vede

Patologia di recente scoperta, interessa in prevalenza le donne tra 40 e 60 anni. I sintomi sono simili a quelli dell’angina o dell’infarto acuto, ma in soggetti che con coronarie nella norma. Ecco come riconoscerla e cosa fare



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Avverti un dolore al petto persistente che si irradia verso gli arti superiori e il collo, in particolare a sinistra? Potrebbe trattarsi di Inoca (acronimo di Ischemia with Non-Obstructive Coronary Arteries), ovvero una ischemia cardiaca in assenza di malattia coronarica ostruttiva e dunque non visibile con coronarografia o tac delle coronarie.

Per riconoscere questa patologia di recente scoperta, che interessa in prevalenza le donne tra 40 e 60 anni, abbiamo interpellato la dottoressa Daniela Trabattoni, direttore Unità di Cardiologia Invasiva del Monzino e responsabile di Monzino Women (unico centro italiano dedicato esclusivamente alla prevenzione cardiaca delle donne). L’obiettivo è non cadere in un errore di valutazione e ottenere una terapia specifica nell’ottica di una medicina di genere personalizzata.  


Inoca, i test per riconoscerla

«Si parla di Inoca quando si verifica una ischemia, ovvero un insufficiente apporto di ossigeno al cuore, in assenza però della principale causa: il restringimento di un’arteria coronarica che è solitamente causato da una placca aterosclerotica», spiega Trabatton.

«I sintomi che genera l’Inoca sono quindi assimilabili a quelli dell’angina o dell’infarto acuto e della cardiopatia ischemica, ma in soggetti che hanno coronarie nella norma. Infatti a causarli è una disfunzione del microcircolo coronarico, ovvero dei vasi più piccoli del muscolo cardiaco. Nulla di rilevabile con la coronarografia. Per questo per riconoscere l’Inoca è fondamentale fare test di sollecitazione della funzionalità del microcircolo».

Esistono dei test di vaso-reattività che permettono, con infusione di farmaci vasodilatatori, di valutare se i rami più periferici delle coronariche sono interessati da spasmi che mimano a tutti gli effetti una ostruzione anche in assenza della stessa. «In pratica nella donna con Inoca coronarie, vasi e arterie sono puliti ma, a causa dello spasmo, si riducono di calibro e generano dolore e formicolio che si irradia negli arti e nel collo».

Come si cura Inoca

Una volta esclusa la patologia aterosclerotica ed evidenziata la presenza di Inoca, la paziente viene sottoposta a trattamenti farmacologici per ridurre il rischio di coronariche acute e di angina. «Con terapie specifiche è possibile dunque migliorare la qualità della vita dei soggetti che non hanno una patologia aterosclerotica, ma una disfunzione del microcircolo nell’ottica di una medicina personalizzata», sottolinea l'esperta.

Per riconoscere Inoca, ma anche per gestire al meglio altre patologie cardiache, fondamentale è la prevenzione (ogni anno in Italia 124mila donne sono colpite da infarto). Per questo motivo nel  2017 è nato Monzino Women, il primo centro clinico italiano dedicato al cuore delle donne. «L’obiettivo è finalizzato a tre livelli. Il primo è clinico, riguarda la prevenzione primaria in donne tra 35 e 60 anni che non hanno mai sperimentato eventi cardiologici, ma presentano un profilo di alto rischio per stili di vita, familiarità, patologie autoimmuni, tumorali o fragilità socioeconomiche. Il secondo livello di attività è finalizzato alla ricerca; mentre il terzo livello a educational per medici di base al fine di implementare la conoscenza della cardiologia di genere», sottolinea Trabattoni.

Cardiologia di genere con il SSN

In sei anni di attività Monzino Women ha accolto tremila donne. «L’accesso avviene mediante Sistema Sanitario nazionale – puntualizza la direttrice -. È sufficiente una prescrizione del medico di medicina generale per visita cardiologica ed elettrocardiogramma. Successivamente, se necessario, sarà lo specialista ad indicare quali approfondimenti fare».

Nel 20% dei casi sono stati identificati fattori di rischio cardiovascolare. Per il 5% delle pazienti è stato necessario un ricovero immediato, mentre nei restanti episodi sono stati prescritti farmaci per prevenire eventi più gravi. «Da notare che il 27% delle donne intercettate dal centro Monzino Women ha mostrato sintomi di depressione, il 36% un alto livello di ansia e quasi il 69% un livello di stress da moderato ad alto. Questo significa che depressione e stress emotivo rappresentano fattori di rischio cardiovascolare da non sottovalutare».


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