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Chiara Francini e l’infertilità: come si affronta il trauma, da soli e in coppia

Il monologo di Chiara Francini a Sanremo ha puntato i riflettori sul dolore che si prova quando si desiderano figli e non arrivano. L’opinione dell’esperto psicoterapeuta e sessuologo

Photo by Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images



«A un certo punto io mi sono accorta che il tempo passava e che se non mi sbrigavo io, forse, un figlio non lo avrei mai avuto. E se anche mi sbrigavo, poi, non era mica detto. Perché anche quando ti decidi che è il momento giusto poi, magari, il corpo ti fa il dito medio e tu, allora, rimani col dubbio di aver sbagliato, di aver aspettato troppo, di essere una fallita». Sono parole forti e dolorose quelle pronunciate da Chiara Francini nel suo monologo al Festival di Sanremo 2023. E anche se i riflettori sul palco dell’Ariston si sono spenti, rimane l’eco di quelle sue parole che hanno toccato un tema tanto delicato come la mancanza di figli, seppure tanto desiderati.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l'infertilità in Italia riguarda circa il 15% delle coppie mentre, nel mondo, circa il 10-12%. «Questa patologia può riguardare l'uomo, la donna o entrambi (infertilità di coppia). Può anche però accadere che vi sia un'impossibilità per quella particolare unione tra individui di concepire la vita», come spiega la stessa Iss.

«L’esperienza clinica ci dimostra ogni giorno che sono molte le coppie che ne soffrono, con alcuni aspetti che ricorrono pur nella diversità delle storie: in primo luogo il senso di inadeguatezza, che prova soprattutto la donna», spiega Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, docente di Clinica delle Parafilie presso l’Università dell’Aquila.

Sentirsi inadeguati senza figli

«A livello psicologico ciò che accade in una coppia quando i figli non arrivano è la sensazione di essere ‘sbagliati’, che deriva da un retaggio culturale. Nonostante molti cambiamenti sociali, viviamo in una comunità dove se non si fanno figli si viene visti in modo strano. Ma c’è anche un altro aspetto importante: il senso di solitudine legato al concetto di progenie, perché i figli sono visti come una garanzia di continuità del proprio ‘io’, quindi non averne può portare a una sensazione di paura di sentirsi soli. In molti ancora oggi rimane vivo il pensiero che, quando passeranno gli anni, saranno i figli a prendersi cura di loro, come loro hanno fatto con i genitori», dice Quattrini, che è anche presidente dell’Istituto Italiano Sessuologia Scientifica di Roma.


La mancata genitorialità nelle donne e negli uomini

A manifestare disagio per la condizione di mancata genitorialità sono spesso le donne, come nel caso di Francini, ma anche gli uomini soffrono e, da qualche tempo a questa parte, lo manifestano in forme differenti. «Sulla donna ancora oggi pesa lo stereotipo che non sia ‘completa’ se non è anche madre, nonostante sappiamo che si possa anche scegliere di non avere figli. Quando però non arrivano ecco che crolla tutto: non è più una libera scelta, ma una imposizione data da situazioni fisiche e organiche o di altra natura. La donna si sente incompleta, come un albero senza frutti. In questo caso bisogna invece aiutarla a individuare altre risorse, legate alla sua persona. Non si tratta di un ripiego, ma di trovare le vere potenzialità e proposità di una donna in quanto tale», spiega lo psicoterapeuta.

«Per gli uomini esistono diversi modi per vivere la mancata paternità: c’è chi mostra indifferenza e non lo considera un problema, semplicemente dedicandosi ad altro. C’è chi invece propone per primo altre soluzioni, come la fecondazione eterologa o l’adozione, soprattutto per sostenere la partner che mostra maggiore sofferenza – prosegue Quattrini –. Ma c’è anche chi, in questa società in evoluzione in cui gli uomini fanno emergere maggiormente anche una componente femminile, non nasconde la frustrazione, arrivando a non accettare la situazione e a porre fine alla relazione di coppia».

Infertilità, cosa accade dentro la coppia

I riflessi della mancata genitorialità nella coppia possono infatti essere molto importanti. Se in passato il percorso era più lineare (fidanzamento, matrimonio e figli), oggi la società è cambiata.

«In realtà i figli possono rappresentare e spesso rappresentano un motivo di rottura nella coppia, sia che ci siano sia che non arrivino, sia che arrivino dopo essere stati tanti desiderati. In quest’ultimo caso, specie se si è seguito il percorso della fecondazione assistita che è segnato da una forte medicalizzazione, può accadere la donna si chiuda in una monade con la figlia o il figlio, escludendo il partner. A me sono capitati molti casi del genere, dove si finisce col perdere l’intimità e il rapporto di coppia, con l’uomo che teme anche di arrivare al tradimento perché si sente escluso», chiarisce l’esperto.

Come si supera il trauma dell'infertilità

«Chiedere aiuto è fondamentale e significa anche sprecare meno tempo possibile. In questo caso mi riferisco soprattutto alle donne: la gravidanza è un percorso che oggi si intraprende mediamente in età più avanzata, per molti motivi. Ma se già si attende, magari dopo i 35 anni quando la fertilità cala in modo naturale, se ci si rende conto che i figli non arrivano è bene non far passare altro tempo, che diventa prezioso» spiega Quattrini. Che conclude: «Oggi abbiamo centri di eccellenza per la fertilità che permettono alle coppie di essere seguite fin da subito, non solo nell’iter medico per la diagnosi delle cause che portano alla non facile fertilità, ma anche nel sostegno psicologico e sessuologico. Chiedere aiuto è lecito e importante, non perché fare figli sia obbligatorio, ma perché non averne o averne con maggiori difficoltà può rivelarsi una trappola».


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