Fibromi penduli: cosa sono, le cause, le cure

Sono piccole escrescenze cutanee, morbide al tatto, indolori e totalmente innocue, che possono essere rimosse attraverso tecniche moderne che non lasciano alcun segno sulla pelle



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C’è chi li chiama “porri”, chi li definisce “ciccetti” e chi, semplicemente, lamenta il fastidio avvertito quando entrano in contatto con i gioielli oppure con i tessuti degli abiti indossati. «I fibromi penduli sono piccole escrescenze cutanee, morbide al tatto, indolori e totalmente innocue dal punto di vista medico, perché non possono evolvere e diventare maligne», spiega la dottoressa Chiara Canci, specialista in Dermatologia.

A livello istologico, e quindi esaminati al microscopio, si tratta di neoplasie benigne fibroepiteliali, cioè rappresentano una sovrapproduzione del tessuto connettivo che forma il derma, lo strato profondo della pelle. «Di solito, hanno lo stesso colore della cute circostante oppure presentano una tonalità leggermente più scura, per cui sono facilmente riconoscibili», riferisce l’esperta.

Cosa sono i fibromi penduli

Il derma è un tessuto connettivo (ovvero di supporto, che serve a unire e proteggere gli altri tessuti) formato principalmente da proteine, in particolare fibre di collagene ed elastina: questa sua “morbidezza” viene mantenuta anche nei fibromi penduli (o acrochordon), pezzetti di derma che si estroflettono verso l’esterno, formando delle escrescenze. «Solitamente sono peduncolati, cioè attaccati alla pelle attraverso una piccola base di impianto, e vengono irrorati da un vaso sanguigno che può essere chiuso per condurre alla necrosi dell’escrescenza, nel caso in cui si decida di rimuoverla», descrive la dottoressa Canci.

In genere hanno dimensioni molto ridotte, spesso pochi millimetri di lunghezza e diametro, ma talvolta possono raggiungere qualche centimetro: non a caso, il termine “pendulo” si riferisce al fatto che le formazioni più grandi tendono a “pendere” a causa del loro peso, comunque minimo. «Gli acrochordon possono essere multipli, presentandosi in gruppi, oppure singoli e tendono a localizzarsi nelle aree delle pieghe cutanee, come quelle ascellari, inguinali, sottomammarie o palpebrali», evidenzia l’esperta.

Quali sono le cause dei fibromi penduli

Non è nota l’esatta causa dei fibromi penduli. «Alla base potrebbe esserci un processo infiammatorio a carico della pelle, dovuto per esempio al continuo sfregamento cutaneo da parte di abiti, biancheria intima, accessori o gioielli», riferisce la dottoressa Canci. «L’infiammazione provocherebbe l’aumentata proliferazione dei fibroblasti, le cellule del derma, che darebbe luogo all’escrescenza cutanea».

Conta anche la predisposizione genetica, così come è piuttosto frequente la comparsa nei soggetti in sovrappeso o francamente obesi. «Recenti studi hanno dimostrato anche una maggiore tendenza a sviluppare fibromi penduli in caso di insulino-resistenza: ciò significa che sono diffusi tra i pazienti con diabete», ammette l’esperta.
Anche l’età fa la differenza: compaiono soprattutto dopo i 40 anni, fatta eccezione per chi soffre di una sindrome rarissima, quella di Birt-Hogg-Dubé, che favorisce la comparsa di queste escrescenze già nelle prime decadi di vita, insieme però ad altri sintomi molto gravi, a carico di polmoni e reni.

Come si rimuovono i fibromi penduli

Sul web viene spesso promosso un rimedio casalingo, che consiste nell’usare un filo da cucito in cotone o seta per strozzare il fibroma pendulo e bloccare il flusso sanguigno: a quel punto, l’escrescenza dovrebbe seccare e cadere da sola nel giro di poco tempo. «Questo metodo è caldamente sconsigliato non soltanto perché potrebbe lasciare segni visibili sulla pelle, ma anche perché è sempre bene chiedere il parere di un dermatologo per avere una diagnosi di certezza», tiene a precisare la dottoressa Canci.

A quel punto, si può scegliere fra varie tecniche di rimozione: oltre alla classica chirurgia e alla diatermocoagulazione (una tecnica basata sull’uso della corrente elettrica ad alta frequenza che distrugge l’escrescenza attraverso l’effetto termico prodotto), oggi è disponibile un trattamento laser che non prevede sanguinamento e non lascia alcun segno visibile. «Può durare 10-15 minuti, non è doloroso e garantisce l’assenza di ematomi o cicatrici: dopo la bruciatura a laser, l’area viene medicata con una crema antibiotica, nell’attesa che la lesione cada spontaneamente nell’arco di qualche giorno», conclude l’esperta.


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