Epatite C, le nuove armi contro la malattia

Ora si può curare in poche settimane anche la forma più grave dell’infezione

Epatite C, le nuove armi contro la malattia

di Ida Macchi

Nel nostro Paese sono circa 1 milione i portatori cronici del virus dell’epatite C (abbiamo il primato europeo) e, fra questi, oltre 100.000 hanno già sviluppato una cirrosi, malattia che può evolvere in tumore. «Oggi, però, questa infezione è sempre più alle corde: la medicina ha messo in campo nuovi farmaci da prendere per bocca che stanno rivoluzionando le cure. Guarire è un obiettivo ormai a portata di mano», spiega Massimo Colombo, direttore del Dipartimento Medicina e Trapianti d’Organo Ora si può curare in poche settimane anche la forma più grave dell’infezione dell’Ospedale Maggiore di Milano. Che ci indica come si interviene.

SE IL VIRUS È INATTIVO
Il virus dell’epatite C si riproduce nelle cellule del fegato e spesso stabilisce un rapporto di convivenza pacifica con chi lo ospita, senza dare alcun sintomo. È quello che capita a quasi la metà dei pazienti cronici, che devono solo sottoporsi a controlli annuali del sangue e tener d’occhio l’andamento delle transaminasi. Se sono nella norma, non è urgente alcuna cura. Basta monitorarne regolarmente i valori e seguire una dieta povera di grassi e di zuccheri al fine di evitare aumenti di peso e un’eventuale diabete, potenti acceleratori dell’infezione. Per lo stesso motivo no al fumo e alle bevande alcoliche.

SE IL VIRUS È ATTIVO
Quando invece le transaminasi risultano sempre elevate o hanno un andamento altalenante significa che l’infiammazione è attiva e che può dare il via alla cirrosi. Anche in questo caso, molto spesso non ci sono sintomi ma è indispensabile prendere provvedimenti. Bisogna rivolgersi a un centro accreditato per stabilire l’entità dell’infiammazione del fegato e procedere con le terapie farmacologiche. Quelle oggi a disposizione: interferone e ribavirina, medicinali ormai consolidati per la cura dell’epatite C, affiancati da poco da nuovi farmaci a base di sofosbuvir e simeprevir.

Queste ultime due molecole, usate insieme, garantiscono una guarigione in oltre il 90% dei casi di infezioni sostenute dal genotipo 1, il ceppo del virus più diffuso in Italia. In tempi rapidissimi: 12 settimane, contro i 6 o 11 mesi richiesti dalle vecchie terapie. Associato alla ribavirina, invece, sofosbuvir risolve le forme di epatite C causate dal genotipo 2 (responsabile del 20% delle infezioni in Italia) e 3, in oltre il 90% dei casi nel giro di 12-24 settimane e senza effetti tossici sull’organismo. Purtroppo, l’elevato costo delle nuove terapie (circa 50.000 e) non permette di estendere queste cure, a carico del SSN, a tutti i pazienti infetti. Dall’inizio dell’anno, però, sofosbuvir è somministrabile, su valutazione del medico, alle persone con danno epatico più grave: circa 70.000, in Italia.

A CHI RIVOLGERSI
● L’epatite C si trasmette attraverso il contatto con il sangue di una persona infetta (rapporti sessuali, scambio di siringhe).
● L’infezione raramente causa sintomi specifici e nel 30% dei casi guarisce spontaneamente. Nei restanti, invece, si diventa portatori del virus.
● Nel sospetto, o nella certezza, di essere affetta da epatite C, rivolgiti a uno dei centri specialistici autorizzati dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco).
● Per individuare il centro più vicino vai sul sito epaclenovitacisono.it, dove è disponibile una mappa interattiva, o telefona al numero verde 800 881166.


Articolo pubblicato sul n° 14 di Starbene in edicola dal 24 marzo 2015