Aberrometria: cos’è, come funziona, a cosa serve
Esame rapido e indolore, va oltre la semplice misurazione della vista. L’aberrometria analizza come la luce attraversa l’occhio, svela imperfezioni invisibili e consente di personalizzare correzioni e trattamenti, migliorando nitidezza, contrasto e comfort visivo

A volte vedere bene non basta. Ci sono persone che leggono senza difficoltà le lettere più piccole del tabellone, eppure lamentano una visione leggermente offuscata, poco nitida, disturbata da aloni o luci che si allargano di notte. È come ammirare un quadro perfetto da lontano e, avvicinandosi, scoprire che i colori si confondono e i dettagli sfumano. L’aberrometria nasce proprio per esplorare questo fenomeno: è un esame che va oltre la semplice “gradazione” e racconta come l’occhio interagisce con la luce, rivelando le sfumature invisibili della nostra visione.
Che cos’è l’aberrometria
«L’aberrometria è un esame strumentale che analizza il percorso della luce all’interno dell’occhio», spiega il professor Antonio Moramarco, oculista presso il Poliambulatorio Chirurgico Modenese e professore associato di Oftalmologia all’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, Campus di Ravenna.
«In pratica misura quanto e come i raggi luminosi vengono deviati mentre attraversano la cornea e il cristallino, le due principali “lenti naturali” del nostro apparato visivo».
Se tutto funzionasse alla perfezione, la luce raggiungerebbe la retina in modo ordinato e preciso, producendo una visione nitida e cristallina in ogni condizione di luminosità. «Nella realtà, però, piccole imperfezioni e microscopiche irregolarità delle superfici oculari alterano questo percorso, causando una sensazione di visione leggermente appannata, aloni intorno alle luci o una percezione meno definita dei dettagli più fini», descrive l’esperto. È un fenomeno che molti notano soprattutto di notte o in condizioni di scarsa illuminazione, quando anche un piccolo difetto diventa più evidente.
Il risultato dell’esame è simile a una carta d’identità ottica: una mappa dettagliata che non si limita ai difetti visivi più comuni, come miopia, astigmatismo o ipermetropia, ma rivela anche irregolarità molto più sottili, spesso invisibili agli esami tradizionali. Grazie a questa mappa, l’oculista può comprendere meglio come l’occhio interagisce con la luce e individuare problemi che altrimenti resterebbero nascosti, aprendo la strada a correzioni più precise e personalizzate, ad esempio con lenti a contatto speciali o interventi chirurgici mirati.
Cosa sono le aberrazioni
Il termine “aberrazione” può sembrare complesso, ma il concetto è semplice: indica una deviazione rispetto a un sistema ottico ideale. In altre parole, è tutto ciò che impedisce alla luce di formare un’immagine nitida sulla retina.
Esistono aberrazioni di basso ordine, che corrispondono ai difetti visivi più comuni: miopia, ipermetropia e astigmatismo. «Sono quelle che di solito correggiamo con occhiali o con lenti a contatto», spiega Moramarco. Sono difetti facilmente misurabili e relativamente semplici da correggere, poiché il loro effetto sulla visione è prevedibile.
Accanto a queste, però, ci sono le aberrazioni di alto ordine. Sono più sottili, più raffinate e più difficili da descrivere, ma hanno un impatto concreto sulla qualità della visione. Possono ridurre il contrasto, creare aloni intorno alle luci, peggiorare la visione notturna o dare un’immagine generale sfocata o impastata, anche quando la vista sembra perfetta. Spesso queste imperfezioni sfuggono agli esami tradizionali e non possono essere corrette con semplici occhiali, ma l’aberrometria consente di individuarle con precisione, aprendo la strada a soluzioni personalizzate e più efficaci.
Quando va prescritta l'aberrometria
L’utilità dell’aberrometria sta proprio nella sua capacità di offrire una visione d’insieme: non indica solo “quanto vede” l’occhio, ma soprattutto “come” vede, valutando la qualità ottica complessiva e svelando dettagli che sfuggono agli esami tradizionali. «È particolarmente indicata quando i disturbi riferiti dal paziente non trovano una spiegazione evidente in base alle misurazioni di routine», indica Moramarco.
L’esame è fondamentale nella pianificazione della chirurgia refrattiva, perché consente di personalizzare l’intervento in base alle caratteristiche ottiche di ciascun occhio. Allo stesso modo, risulta utile per chi lamenta una visione insoddisfacente nonostante occhiali correttamente prescritti o in presenza di cornee irregolari, ad esempio a seguito di traumi o di alcune patologie.
«L’aberrometria trova applicazione anche nell’adattamento di lenti a contatto rigide o personalizzate e nella valutazione di casi complessi di cataratta, dove la scelta della lente intraoculare può fare una grande differenza sulla qualità visiva finale», aggiunge Moramarco. Grazie a queste informazioni, il medico può monitorare nel tempo i cambiamenti della vista, confrontare l’efficacia di diversi trattamenti e intervenire in modo più mirato, migliorando la qualità della visione e il comfort quotidiano del paziente.
Aberrometria, in cosa consiste l’esame
L’aberrometria è un esame rapido, non invasivo e completamente indolore. «Il paziente deve semplicemente fissare una luce per alcuni istanti, mentre lo strumento invia un fascio luminoso o una griglia di punti all’interno dell’occhio», riferisce Moramarco. «Analizzando il modo in cui la luce entra ed esce, il dispositivo ricostruisce il comportamento ottico dell’occhio, mappando le aberrazioni presenti».
Al termine, il risultato viene rappresentato con immagini colorate e numeri che sintetizzano il tipo e il livello delle aberrazioni. In alcuni casi l’esame viene eseguito con la pupilla nella sua dimensione naturale, in altri dopo una dilatazione farmacologica: la grandezza della pupilla può infatti influenzare la qualità della visione, soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione, e l’aberrometria consente di valutarne l’effetto con precisione.
Come prepararsi all’esame
L’aberrometria non richiede una preparazione particolare. In alcuni casi può essere consigliato sospendere temporaneamente l’uso delle lenti a contatto, soprattutto se rigide, per evitare di alterarne la forma.
«Come tutti gli esami strumentali, anche l’aberrometria ha dei limiti», precisa Moramarco. «La qualità dei risultati può essere influenzata da cornee irregolari, secchezza oculare o altre condizioni che disturbano il passaggio della luce. Per questo motivo non sostituisce mai una visita oculistica completa, ma rappresenta un prezioso complemento per comprendere meglio la visione di ciascun paziente».
I dati ottenuti devono sempre essere interpretati da uno specialista, che li integra con gli altri esami clinici per definire il percorso più adatto. «Correggere le aberrazioni non significa automaticamente migliorare la vista: l’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra precisione tecnica e beneficio visivo reale», conclude l’esperto. «In fondo, l’aberrometria non misura solo come passa la luce nell’occhio, ma aiuta a trasformarla in un’esperienza visiva più nitida, armoniosa e personale, così che ogni sguardo possa ritrovare il piacere di vedere il mondo con chiarezza e comfort».
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