Vaccino Covid-19: sarà necessaria la terza dose?

Abbiamo chiesto agli esperti se e quando verrà somministrata la terza dose del vaccino anti Covid-19. Ecco che cosa ci hanno risposto



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di Laura Della Pasqua

Il 60% della popolazione deve essere ancora vaccinata e il 16,6% ha ricevuto una sola dose, ma già si inizia a parlare dell’ipotesi di una terza puntura. Il direttore della prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha detto che “la terza dose è nelle cose ma non sappiamo ancora quando. Gli anticorpi durano 8-9 mesi ma dobbiamo monitorare l’effetto delle varianti. In ogni caso non è detto che servirà vaccinare ogni anno e comunque si partirà dai più fragili”.

Prudente anche l’Ema, l’Agenzia europa del farmaco, che ritiene prematuro dire se e quando sarà necessaria una puntura di rinforzo delle difese immunitarie, dal momento che «non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di vaccinazione”. L’Oms non fornisce elementi in più e si limita a dire che “la questione è allo studio dei ricercatori».

Intanto però le case farmaceutiche accelerano la preparazione di una versione aggiornata del vaccino in grado di fare da scudo alle varianti. Pfizer-Biontech ha già preparato un nuovo prodotto e attende il via libera dalle autorità regolatorie. Ecco cosa dice il virologo Emanuele Montomoli dell’Università di Siena e responsabile scientifico di VisMederi, l’azienda che ha partecipato al trial del vaccino Pfizer in commercio: «La circolazione delle varianti del Covid ci pone la domanda sull’efficacia dei vaccini attuali. Ma prima di dare una risposta affrettata sulla terza dose, bisogna riflettere sull’efficacia e sulle conseguenze dei prodotti ora utilizzati. Sia quelli a mRna come Pfizer e Moderna che quelli a vettori virali come Astrazeneca e Johnson&Johnson, potrebbero presentare con la terza dose delle criticità. I primi contengono alcune nanoparticelle che possono aumentare la risposta infiammatoria e quindi amplificare gli effetti collaterali. I vaccini invece a vettori virali sono fatti in modo da sviluppare la risposta immunitaria anche contro il vettore stesso. In poche parole la loro efficacia sarebbe inferiore».

Che fare quindi? Per Montomoli occorre verificare innanzitutto l’andamento delle varianti e avere più dati possibili dalle sperimentazioni di nuovi vaccini. Per quanto riguarda le somministrazioni ai bambini, il virologo sostiene che la priorità va data alle categorie fragili, a rischio di ospedalizzazione. Ma prima o poi anche i giovanissimi andranno vaccinati perché sono coloro che diffondono maggiormente il virus».

14 luglio 2021

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