Tony Effe, la taglia 26 da donna e l’anatema ai carboidrati: perché gli esperti lanciano l’allarme

Il trapper romano sfoggia una taglia slim ed si eleva a guru del cibo. Psicologi e nutrizionisti avvertono: «Messaggio disfunzionale che alimenta il rischio di disturbi alimentari e vigoressia»

Tony Effe, la taglia 26 da donna e l’anatema ai carboidrati: perché gli esperti lanciano l’allarme
Tony Effe in concerto (Photo Elena Di Vincenzo / Mondadori Portfolio / Getty Images)

Il video delle storie Instagram in cui Tony Effe, con il suo piglio provocatorio, sfoggia un paio di jeans taglia 26 da donna declamando la superiorità morale (e fisica) di chi ha tagliato i carboidrati, è l’ennesimo saggio breve di sociologia pop regalato dal trapper romano. Un contenuto da pochi secondi diventato virale in un amen, perfetto per sollevare quel polverone mediatico in cui l’artista sguazza con disinvoltura da anni. La sparata di Tony Effe tocca due nervi scoperti della contemporaneità: la manipolazione dell’immagine corporea nella cultura trap e l’ossessione per il controllo alimentare.

Cos’è la taglia 26 da donna

Per comprendere la portata della dichiarazione, bisogna prima fare un salto nella terminologia della moda. Una 26 da donna equivale, nel sistema di misurazione anglosassone dei denim, a circa una 36/38 italiana. Si tratta di una misura estremamente ridotta, associata a una silhouette esile, recentemente tornata di moda nei feed di TikTok e Instagram.

Che un uomo adulto, per di più esponente di punta di un genere musicale che nell’immaginario collettivo ha sempre fatto dell’iper-mascolinità e della prestanza fisica i propri codici stilistici, si vanti di indossare pantaloni femminili così stretti non è un caso isolato, ma un sintomo.

Per Tony Effe, che ha fatto dell’esibizione del lusso e dell’estetica la colonna portante del proprio personaggio, mostrare la taglia 26 è la dimostrazione di un controllo maniacale sul proprio corpo.

Il trapper: «Schiavi dei carboidrati»

«Siete schiavi dei carboidrati», dice nel video. In questo anatema scagliato contro i follower, Tony Effe attacca la pietra angolare della dieta mediterranea per elevarsi a una sorta di guru del benessere estremo. La criminalizzazione dei carboidrati – pane, pasta, pizza – non è certo un’invenzione del trapper romano. Tony Effe non fa che tradurre questo trend in uno status symbol.

Nel mondo figurato del trapper, chi mangia carboidrati è “debole”, incapace di dominare i propri impulsi. “Schiavo” di un piacere immediato che appesantisce il corpo e annebbia la mente. Chi li elimina, invece, raggiunge uno stato di disciplina superiore che si riflette in una pancia piattissima, addominali scolpiti e, appunto, la capacità di infilarsi in un paio di jeans da donna taglia 26.

È una narrazione che fonde l’edonismo più sfrenato con un rigido ascetismo alimentare: il corpo deve essere perfetto per poter essere esibito.

Le reazioni alla sparata di Tony Effe

L’uscita di Tony Effe ha scatenato le immancabili polemiche. Da un lato, c’è chi lo accusa di promuovere modelli estetici irrealistici o potenzialmente tossici, sfiorando il confine della glorificazione di disturbi del comportamento alimentare.

Dall’altro, ci sono i fan che ci vedono la solita ironia sfrontata e priva di filtri che ha reso l’artista un fenomeno di costume.

Due messaggi molto pericolosi

Tony Effe, con poche parole e davanti a un vastissimo pubblico, soprattutto di giovani, ha fatto passare due messaggi estremamente pericolosi: magrezza estrema = bellezza e senso di colpa nei confronti del cibo che lui stesso definisce come una droga, a cui molti non sanno resistere.

«In una società in cui i disturbi alimentari sono sempre più frequenti, questo è un messaggio sbagliato e da condannare», afferma la biologa nutrizionista Flavia Bernini. «È provato che restrizioni caloriche eccessive protratte nel tempo fomentano, da un punto di vista psicologico, l’innescarsi di veri e propri disturbi del comportamento alimentare e, dal punto di vista fisico, una perdita di massa muscolare difficile da recuperare. Tra l’altro, spesso seguita da una ripresa di peso con il tipico effetto Yo-yo».

Bernini poi sottolinea i rischi per la salute in età matura di chi fa diete severe, prive del bilanciamento dei principi nutritivi. «Non c’è solo la perdita di massa magra e di muscolo ma anche del tessuto osseo, predisponendo l’individuo al pericolo di forme anticipate di osteoporosi».

In aumento la vigoressia

«Sono reduce dalla presentazione presso la cabina di regia della Regione Lombardia, di cui faccio parte come Università Cattolica, dei dati epidemiologici della regione sui disturbi alimentari. Da questi emerge un aumento del fenomeno anche tra gli uomini, finora sottovalutato. Si esprime come vigoressia, ossia una magrezza muscolosa con rischio di comportamenti disfunzionali collegati come eccesso di attività fisica ed eccesso di proteine», afferma Gianluca Castelnuovo, professore di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano. «Il messaggio di Tony Effe è disfunzionale da tanti punti di vista».

«Innanzitutto mostra una mancanza di rispetto, stigmatizzando quelle persone che per motivi genetici hanno una configurazione fisica diversa dalla sua e stanno magari lottando da tempo per avere una forma secondo gli standard. Poi dà affermazioni non vere e pericolose dal punto di vista scientifico. Prendersela con i carboidrati e gli zuccheri, accusare le persone di esserne schiave è un controsenso. Siamo nati per avere gli zuccheri come elemento fondamentale della salute alimentare. Possiamo poi distinguere tra zuccheri degli alimenti ultraprocessati e quelli che andrebbero presi ma noi abbiamo bisogno di mangiare anche i carboidrati per avere un equilibrio psicofisico».

«Spesso, a seconda delle mode, alcuni macronutrienti sono messi al bando, ma è un errore perché nessuno è da scartare», precisa Castelnuovo -. «La nostra salute si basa sull’equilibrio dei macronutrienti. La questione è saperli dosare, evitare che siano una strategia di compensazione delle emozioni diventando un comfort food quando non stiamo bene. Qui si parla di schiavitù, è un termine pesante. Non possiamo definirci schiavi di un alimento di cui abbiamo necessità. Si parla spesso di food addiction, un’espressione che andrebbe abolita».

Castelnuovo poi mette in guardia dai rischi del «mito della taglia, dell’ossessione della misura, della circonferenza. Dobbiamo ricordarci che la salute non è nella taglia ma in una alchimia di fattori per cui l’eccesso di magrezza spesso è un pericolo. La taglia 26 per molte persone sarebbe già patologia e per altre un traguardo da sconsigliare anche se raggiungibile. Evitiamo il mito dei numeri e della magrezza, della taglia estrema come se fosse una sfida, cerchiamo invece di sensibilizzare sull’alimentazione consapevole ed equilibrata».