«Pensavo che la mia pancia non potesse ospitare altro se non del cibo da rimettere». Una riflessione cruda, amara, dolorosa con la quale Ambra Angiolini sintetizza il calvario dei suoi disturbi alimentari iniziati in giovanissima età e dai quali è venuta fuori grazie al ruolo salvifico della figlia.
Nella nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste dedicate ai grandi nomi dello spettacolo, in onda su Sky Tg24, l’attrice si mette a nudo e si racconta in “Ambra Angiolini – Amarsi un po’“, un ritratto intimo che andrà in onda stasera 13 luglio alle 21 su Sky Tg24 e sabato 18 luglio alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile sulla piattaforma on demand.
Le ferite della vita. «Non si rimettono a posto: si lasciano così e ci si costruisce sopra, restando sé stessi anche quando si va in pezzi. Tu non sei le ferite che ti hanno inflitto o quelle che ti sei provocata. Devi capire che il tuo vero modo di esistere non riguarda ciò di cui ti sei ammalata o ciò che ti ha distrutto. Quello è qualcosa che hai superato o che supererai, ma non definisce chi sei. Tu sei altro».
Ambra Angiolini e la bulimia
Ambra parla del suo disturbo alimentare: «Si guarisce quando si ha la sensazione che nessuno ti lascerà sola a causa di questa malattia. È una malattia, e nessuno di noi sceglie di ammalarsi, ma tutti vorremmo guarire”.
E ancora: «A un certo punto ho smesso di avere paura del cibo, ho iniziato a cercarlo e poi a fermarmi, a digerire tutto e a dirmi: non succederà niente. Domani sarai sempre la stessa persona».
La rinascita con la figlia
Tra i momenti più felici della sua vita Ambra indica senza esitazioni la nascita della figlia Yolanda: «L’incontro è stato incredibile. Pensavo che la mia pancia non potesse ospitare altro se non del cibo da rimettere».
Descrive la figlia come una presenza che è stata capace di guarirla: «Lei ha fatto in modo che la mia pancia diventasse improvvisamente il posto più accogliente e pieno della terra. Ha riempito un vuoto. Quando me la sono trovata dentro la pancia ho sentito che quel pezzo d’amore che cercavo ovunque in realtà era dentro di me.
È stata un architetto degli interni. Credo che abbia trovato il terremoto dentro di me e che abbia iniziato ad aiutarmi da dentro. Me la sono sempre immaginata mentre metteva a posto tutto: gli organi, ogni cosa. Quando è nata avevo un loft di lusso. La ringrazierò tutta la vita».
La sua storia di dolore e tracce d’amore
Ambra Angiolini non è solo colei che da adolescente conquistò il successo con Non è la Rai, dietro c’è un altro volto. Non è la prima volta che Ambra parla della bulimia. In una intervista per Basement Café by Lavazza nel 2023, per citare il racconto più recente, aveva detto: «Non minimizzate, non la rendete la malattia delle ragazzette che vogliono essere 90-60-90. Perché è davvero ingiusto. Si chiama malattia, va curata, fa fatta ricerca», ha detto l’attrice.
Aggiungendo che tanti genitori le chiedono cosa possono fare per aiutare un figlio bulimico: «La cosa più efficace, per me, sono stati dei biglietti lasciati da mia mamma a caso, come dico io, ad altezza vomito, in bagno, dove mi si diceva semplicemente che qualsiasi cosa avrei scelto di fare in quella situazione per lei andava bene», ha ricordato Ambra trattenendo a stento le lacrime. «Cioè, io ero sempre una persona giusta. E allora dico: lasciate tracce d’amore, non cercare di risolvere. Perché quella è una soluzione che troviamo noi nel nostro viaggio».
Nel 2020, in occasione dell’uscita del suo libro InFame, ospite di Verissimo aveva spiegato: «Mangiare era il modo di sfogare la mia incapacità di chiedere aiuto. Ho sempre cercato di fare male a me stessa e mai agli altri». A un certo punto, aveva aggiunto Ambra, «non riesci più a vedere lucidamente quello che succede fuori. Tutto il percorso è buio e luce, hai dei momenti di grande felicità alternati a momenti di disperazione totale».
Poi in una intervista a Sette del Corriere della Sera aveva raccontato che la bulimia aveva reso il suo corpo «colpevole di essere diventato diverso rispetto a quello con cui ero diventata famosa. Alla gente interessava solo che tornassi magra, mentre io stavo facendo i conti con la voragine che avevo dentro. La bulimia è come avere un tumore all’anima. Non c’è una cura immediata, uguale per tutti: è un processo personale che va attraversato fino in fondo».
La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da grandi abbuffate di cibo seguite da sensi di colpa e comportamenti di “compenso” (come il vomito autoindotto o l’uso di lassativi) per evitare di ingrassare. Chi ne soffre perde il controllo mentre mangia e nasconde il problema per la vergogna.
Gianluca Castelnuovo, professore ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Cattolica di Milano, sottolinea il ruolo distorto dei social. «TikTok e Instagram sono un mondo fatto di immagini, spesso ritoccate e modificate, in grado di attrarre le adolescenti, innescare e rafforzare un meccanismo ossessivo di perfezionismo, concausa dei disturbi alimentari che hanno anche una componente genetica».
C’è poi il ruolo degli influencers. «Capita che l’influencer pubblicizzi in maniera più o meno velata stratagemmi per dimagrire a suon di prodotti miracolosi o condotte pericolose o che proponga, al contrario, soluzioni per guarire dall’anoressia perché così ci è riuscita lei. Il meccanismo è il medesimo – afferma Castelnuovo -: sostituirsi al medico, anzi a un’équipe composita, perché i disturbi alimentari sono malattie complesse che impattano su corpo e mente. Così la propria testimonianza trasforma chi l’ha vissuta in un esperto».

