“20 centesimi oggi per avere pane anche domani”. È la campagna di NaturaSì per proteggere l’agricoltura e il pane di domani. Perché coltivare grano oggi, in Italia, è sempre meno conveniente. Lo scorso agosto, in piena campagna di raccolta, alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico era quotato 33 centesimi al chilo, il convenzionale appena 22. Con questi prezzi coltivare grano non è più sostenibile, né nel biologico né nel convenzionale. Se il grano continua a essere pagato così poco, tra vent’anni chi lo coltiverà?
È l’interrogativo che si pone NaturaSì. Per questo chiede ai propri clienti di riconoscere 20 centesimi in più per ogni chilo di pane. E già oggi concorda con i propri agricoltori un prezzo più alto della quotazione di borsa: dai 7 ai 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro, dai 4 ai 7 centesimi in più per il farro.
«Con questa iniziativa vogliamo creare consapevolezza e sostenere chi ci garantisce il cibo quotidianamente, partendo da un bene fondamentale come il grano e il pane». Queste le parole di Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì. «Siamo convinti che consumatori e distributori consapevoli, insieme, debbano sostenere il lavoro agricolo e remunerarlo in modo adeguato al di là delle logiche speculative dei mercati globali. È un piccolo passo, sicuramente non ancora sufficiente ad affrontare un tema così complesso come quello del “giusto prezzo”, ma necessario a smuovere le coscienze verso la costruzione di una comunità del cibo, indispensabile per garantire un’alimentazione sana, un’agricoltura che si rigenera e una Terra viva a disposizione delle future generazioni».
I dati delle aziende agricole
Secondo l’Istat, tra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è calata del 21,4% e quella di frumento duro del 9,3%. Nel 2025 l’Italia ha importato 97 milioni di quintali di frumento, contro una produzione nazionale di circa 59,5 milioni. Si lavora sotto i costi di produzione e le aziende non ce la fanno più.
Tra il 2003 e il 2023, il numero di aziende agricole italiane è sceso del 42%. Inoltre, la superficie agricola utilizzata si è ridotta del 6,3%. Il rischio è molto concreto: se non sosteniamo chi coltiva, molti agricoltori dovranno abbandonare la terra. E con loro se ne andrebbe la nostra sicurezza e sovranità alimentare, cioè la certezza di avere pane per tutti anche in futuro, in un’epoca segnata dai conflitti e dalle crisi energetiche internazionali.
In questo scenario, però, c’è un dato che fa ben sperare. «Nel biologico la quota di aziende guidate da under 41 è più che doppia rispetto alla media dell’agricoltura. E anche la formazione agraria è molto più diffusa», dice Fabio Del Bravo di ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).
I dettagli della campagna
Con la campagna il consumatore partecipa con un contributo di 20 centesimi in più per ogni chilo di pane. L’aumento riguarda solo il pane, che da solo assorbe circa metà della produzione di grano, e non gli altri derivati. Pasta, farine, pizze e biscotti mantengono lo stesso prezzo. Sommando il contributo dei clienti a quanto NaturaSì già riconosce, gli agricoltori riceveranno 20 centesimi al chilo in più rispetto alla quotazione della Borsa di Bologna del 27 agosto 2026. Questi 20 centesimi consentono di aumentare del 60% il prezzo pagato all’agricoltore. Per una persona che mangia un etto di pane al giorno si tratta di mettere in conto circa 2 centesimi quotidiani in più: 60 centesimi in un mese.
In nome della trasparenza, la somma dei contributi raccolti dai punti vendita NaturaSì nell’ambito della campagna sarà rendicontata ogni tre mesi sulla base dei volumi di pane effettivamente venduto.
Se la somma raccolta, unitamente a quanto NaturaSì già corrisponde in più agli agricoltori, non consentisse il raggiungimento dell’obiettivo perseguito, NaturaSì coprirà la differenza.

