Il cervello si “pulisce” di notte: cosa rischi se salti il sonno (e perché non è solo stanchezza)

La premier giapponese Sanae Takaichi ha dichiarato di dormire 2-3 ore per notte ore). Ma il neurologo sottolinea l’importanza del riposo come funzione biologica irrinunciabile. Leggi qui

Il cervello si “pulisce” di notte: cosa rischi se salti il sonno (e perché non è solo stanchezza)
Foto: Getty

Ha suscitato un acceso dibattito la controversa dichiarazione della premier giapponese Sanae Takaichi, che ha rivelato di dormire due-tre ore a notte. A volte anche meno, non si corica neanche, rimanendo sveglia e attiva per 48 ore di fila.

«Troppi impegni», ha dichiarato, onorando pubblicamente il mito della produttività del Sol Levante, spinto alle estreme conseguenze. Ma è veramente possibile privarsi delle ore di sonno, uno stato di riposo fisico e mentale che svolge una funzione biologica così importante e inalienabile? E quali sono le conseguenze sulla nostra salute, a breve, medio e lungo termine?

La sonnolenza del giorno dopo

«L’alternarsi dei cicli di sonno e veglia è una condizione fisiologica che riguarda tutti i mammiferi», spiega il professor Luigi Ferini Strambi, docente di neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Centro di Medicina del Sonno presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

«Mentre dormiamo il corpo si riposa e si rigenera allo stesso tempo, e alcuni ormoni come il GH (Growth Hormon, che favorisce la crescita e la riparazione dei tessuti e regola il metabolismo), la melatonina, la prolattina e il testosterone registrano dei veri e propri picchi notturni.

Quando i ritmi circadiani delle 24 ore si alterano, per via della mancanza di sonno, il nostro “orologio biologico interno” va in tilt e non si produce più la corretta sequenza di ormoni e neurotrasmettitori fondamentali per la nostra salute psicofisica. Alcune di queste sostanze non vengono secrete in quantità sufficiente mentre il cortisolo, soprannominato “ormone dello stress”, rimane alto anche nelle ore serali e notturne quando, invece, dovrebbe andare incontro a un fisiologico calo. Restando cronicamente elevato, produce un’infiammazione sistemica dell’organismo, e predispone a insulino-resistenza, diabete, ipertensione arteriosa e aumento di peso».

Nell’immediato, gli effetti deleteri della privazione del sonno riguardano l’umore e le capacità cognitive. Chi dorme poco e male, infatti, va facilmente incontro ad ansia, depressione e sonnolenza diurna, segnata da sbadigli a ripetizione, mancanza di energie e di concentrazione nel lavoro, nella guida e nelle varie mansioni da svolgere, cali di attenzione, svogliatezza, vuoti di memoria, difficoltà di apprendimento, nonché lentezza dei riflessi nervosi che appaiono come appannati.

E se la mente non è “fresca” e vigile, ricaricata da 7-8 ore di sonno, non solo si hanno delle ripercussioni negative sulla vita professionale, ma si rischiano incidenti stradali e sul lavoro, a volte con conseguenze letali.

Quando si rompe un equilibrio

Restare svegli a tutti i costi a suon di caffé o di energy drink a base di sostanze eccitanti, significa procurare dei danni irreversibili al nostro organismo. Un gesto di autolesionismo che si riverbera su tutti i fronti. A medio e lungo termine, infatti, la mancanza di ore di sonno adeguate ha un impatto negativo su tutto il sistema-salute, perché si rompono gli equilibri interni.

«L’insonnia cronica e i disturbi del sonno sono direttamente responsabili dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, con un significativo aumento di ictus e infarto del miocardio (circa il 40 per cento in più rispetto a chi dorme bene), di problemi psichiatrici quali depressione maggiore, ansietà, agitazione, angoscia, stati di apprensione costante, e deficit del sistema immunitario, con aumentato rischio di patologie autoimmuni e di tumori di tutti i tipi»,  puntualizza il professor Luigi Ferini Strambi.

«Inoltre, si verifica un’alterazione di tutti quei delicati meccanismi neuroendocrini che regolano sia l’appetito sia il senso di sazietà. Privato della sua fisiologica omeostasi (la regolazione interna a opera del sistema nervoso, endocrino e immunitario), chi salta il sonno viene indotto a mangiare troppo e in maniera disordinata. Da qui il sovrappeso e la tendenza all’obesità, che oggi viene considerata una vera e propria malattia, un importante cofattore di morbilità e mortalità.

Un sonno insufficiente può compromettere le connessioni cerebrali

Infine, un sonno insufficiente o disturbato accelera il declino delle funzioni cognitive spianando la strada alla precoce comparsa delle patologie neurodegenerative, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer. Perché la rigenerazione dei neuroni avviene durante il riposo notturno e un sonno insufficiente o di scarsa qualità può compromettere le connessioni cerebrali.

Inoltre, pochi sanno che è proprio durante il riposo notturno che si attiva il sistema glinfatico, una rete di canali presente nel cervello che serve a eliminare tutte le scorie accumulate. Si tratta di una specie di “spazzino notturno” che protegge il SNC (Sistema Nervoso Centrale) ripulendolo da tutti i prodotti di scarto ed evitando, di conseguenza, anche il pericoloso accumulo della proteina beta-amiloide, una delle principali cause delle malattie neurodegenerative della terza età.

Circa l’Alzheimer, per esempio, accumulandosi nel cervello questa proteina forma delle placche tossiche che danneggiano irrimediabilmente i neuroni». Insomma, dormire bene e tanto (almeno 7 o, meglio ancora, 8 ore a notte) svolge un ruolo cruciale per il nostro benessere fisico e mentale. E la premier giapponese ha poco da vantarsi a inseguire la sua agenda anche di notte. Prima o poi, l’impatto negativo della mancanza di un sonno regolare si farà sentire in tutti i campi. E allora addio sogno della perfetta manager h24.