Negli ultimi anni la tecnologia indossabile ha fatto un salto di qualità, diventando sempre più discreta, precisa e integrata nella vita quotidiana. Dopo smartwatch e fitness tracker, l’ultima frontiera del benessere digitale è lo smart ring, l’anello intelligente che promette di monitorare in modo continuo e non invasivo uno dei pilastri della salute: il sonno.
Piccolo, leggero e pensato per essere indossato 24 ore su 24, questo dispositivo raccoglie dati sulle fasi del riposo notturno, sulla qualità del sonno, sulla frequenza cardiaca e sulla variabilità del battito, trasformandoli in informazioni utili per comprendere come si dorme e migliorare il recupero. Ma cosa rende questi anelli davvero smart e in che modo possono aiutarci a dormire meglio? La nostra esperta ha fatto chiarezza.
Smart ring: che cosa sono e come funzionano
«Gli smart ring sono dispositivi elettronici compatti da indossare al dito proprio come anelli, che possono monitorare una varietà di parametri di salute in tempo reale», spiega Karen Manni, psicologa e psicoterapeuta esperta nel trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia.
«La maggior parte degli smart ring utilizza una combinazione di sensori per monitorare il movimento, la frequenza cardiaca e talvolta i livelli di ossigeno che abbiamo mentre dormiamo. Possono individuare il tempo che impieghiamo ad addormentarci, quante volte ci svegliamo durante la notte e se il nostro sonno è costante. Tuttavia, i dati forniti devono essere considerati una stima, non una certezza. Riescono a identificare quando si dorme o si è in stato di veglia, ma la classificazione delle fasi può presentare errori considerevoli», precisa l’esperta.
Uno strumento utile per capire le proprie abitudini
L’affidabilità è proprio il punto chiave – nonché uno degli aspetti più discussi – di questi dispositivi: pur offrendo una raccolta dati continua e sempre più sofisticata, non sono strumenti clinici e pertanto non possono essere considerati del tutto precisi. Le informazioni che forniscono, soprattutto sul sonno e sul recupero, vanno lette come indicazioni di tendenza utili per orientare le proprie abitudini, più che come misurazioni assolute.
«Le fasi del sonno sono definite da modelli di attività delle onde cerebrali, che possono essere misurate solo tramite un elettroencefalogramma (EEG), un test medico che registra l’attività elettrica del cervello. Poiché gli smart ring non possono leggere le onde cerebrali, questi dispositivi utilizzano segnali come la frequenza cardiaca e il movimento come sostituti.
Sebbene gli algoritmi stiano diventando sempre più avanzati, non possono in maniera assoluta sostituire un esame medico. Basti pensare che uno studio recente ha mostrato un’accuratezza del 78% per un modello a tre fasi (veglia, sonno Nrem e sonno Rem), che è scesa al 65% per un modello a cinque fasi (veglia, sonno N1, N2, N3 Nrem e sonno Rem). La capacità di classificare le fasi del sonno, quindi, non è ancora del tutto precisa», racconta la dottoressa Manni.
Monitoraggio o iper controllo?
Quando si parla di anelli intelligenti, c’è un’altra domanda che rimane centrale: gli smart ring migliorano davvero la qualità del sonno o rischiano, al contrario, di alimentare ansia e iper controllo dei dati?
«In generale l’auto-monitoraggio può agire come un meccanismo di feedback positivo, spingendo le persone verso abitudini sane come un’attività fisica maggiore o un miglioramento dell’igiene del sonno. Per le persone che soffrono d’insonnia, però, l’uso di questi dispositivi può rivelarsi negativo: più si cerca di controllare direttamente il sonno, più aumenta lo stato di vigilanza e di preoccupazione che alimenta l’insonnia, in una sorta di circolo vizioso», spiega la psicologa.
Dunque, sebbene recenti studi abbiano evidenziato il potenziale promettenti degli anelli smart, sono necessarie ulteriori e future ricerche per chiarirne l’affidabilità.
Quando rivolgersi a uno specialista
La domanda, dunque, sorge spontanea: per chi sono davvero utili gli smart ring e quando, invece, è meglio rivolgersi a uno specialista del sonno?
«Gli smart ring possono essere uno strumento valido per tutte le persone che vogliono monitorare il proprio stato di salute generale, per esempio per gli sportivi che vogliono avere più informazioni possibili per performare meglio. Ne sconsiglio l’utilizzo, invece, a chi tende a interpretare troppo i dati e a preoccuparsi eccessivamente del proprio stato di salute, nonché a chi soffre di disturbi del sonno. Per queste categorie di persone gli anelli intelligenti possono generare più ansia che benefici», risponde la dottoressa Manni.
«Bisogna ricordare che, pur fornendo indizi preziosi sulle abitudini del sonno, gli smart ring non possono diagnosticare eventuali disturbi. Quando si fa fatica ad addormentarsi e si avvertono ripercussioni nella propria quotidianità, è meglio rivolgersi a uno specialista. La CBT-I (Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia, terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia) è considerata il trattamento di prima scelta per l’insonnia da molte linee guida internazionali. Un trattamento che non si limita ad aiutare a dormire per una notte, ma mira a modificare i comportamenti e i pensieri che mantengono il problema nel tempo», conclude la psicoterapeuta.

