Stress e stanchezza: è davvero colpa del cortisolo come dicono sui social?

Sempre più spesso associato a spossatezza, gonfiore e stress, il cortisolo è un ormone su cui circolano molti falsi miti, specie su Instagram & Co. L’esperta ci aiuta a fare chiarezza

Stress e stanchezza: è davvero colpa del cortisolo come dicono sui social?
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Negli ultimi mesi è diventato uno dei termini più ricorrenti sui social, negli ambienti dedicati al benessere e persino nelle conversazioni quotidiane: il cortisolo sembra essere il responsabile di stanchezza, aumento di peso, insonnia e difficoltà a gestire la tensione. Ma è davvero così? Spesso definito come “l’ormone dello stress”, in realtà svolge funzioni essenziali per il nostro organismo. Il problema nasce quando i suoi livelli rimangono alterati per lunghi periodi, influenzando l’equilibrio di diversi sistemi del corpo. Grazie all’aiuto dell’esperta, abbiamo cercato di fare chiarezza su cos’è realmente, perché se ne parla tanto e quando è davvero il caso di preoccuparsi.

Cortisolo e stress: qual è il legame

«Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali sotto il controllo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene», spiega Silvia Pasquini, medico chirurgo specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo. «La sua produzione segue un ritmo ben preciso: raggiunge i livelli più elevati nelle prime ore del mattino e diminuisce progressivamente durante la giornata. Lo definiamo “ormone dello stress” perché aumenta in risposta a situazioni di stress fisico o emotivo, ma questa definizione è riduttiva. Il cortisolo regola il metabolismo degli zuccheri, dei grassi e delle proteine, contribuisce al controllo della pressione arteriosa, modula la risposta immunitaria e partecipa al mantenimento dell’equilibrio energetico.

A discapito delle credenze comuni, quindi, siamo di fronte a un ormone importante. «L’aumento della secrezione del cortisolo in risposta a condizioni di stress non è un fenomeno di per sé negativo. Una risposta transitoria del cortisolo è fisiologica e rappresenta un normale meccanismo di adattamento. Diverso è il caso dell’esposizione cronica e patologica a livelli elevati di cortisolo. Può verificarsi, ad esempio, in presenza di alcune malattie endocrine».

Il perché della cattiva fama (non meritata)

Ma allora, perché il cortisolo si è guadagnato una reputazione così negativa? La colpa, in parte, è dei social media. «Su Instagram & Co. si sta diffondendo un messaggio fuorviante: il cortisolo viene descritto come un ormone “cattivo”, da abbassare a tutti i costi. In realtà è tutt’altro. Il cortisolo è indispensabile per la sopravvivenza e permette all’organismo di adattarsi agli stress fisici e psicologici della vita quotidiana. Oggi si tende ad attribuire automaticamente al cosiddetto “cortisolo alto” sintomi molto comuni come stanchezza, difficoltà a dimagrire, insonnia o gonfiore. Nella maggior parte dei casi, invece, si tratta di disturbi aspecifici che possono avere molte cause diverse, non necessariamente di origine endocrinologica», sottolinea la specialista.

«Inoltre, si parla spesso di “cortisolo alto” senza mai misurarlo correttamente. La secrezione di questo ormone segue un ritmo circadiano e varia continuamente durante la giornata: per diagnosticare un problema endocrinologico, non basta un singolo valore, tanto meno un test acquistato online».

Quando il cortisolo va oltre la normale risposta allo stress

In quali casi, quindi, è giusto allarmarsi? «Dal punto di vista medico preoccupano soprattutto due condizioni: un eccesso cronico di cortisolo e una sua carenza», spiega Pasquini. «L’eccesso patologico di cortisolo, come quello che si verifica nella sindrome di Cushing, è una condizione potenzialmente grave ma estremamente rara. Non provoca soltanto aumento di peso, ma si associa anche a ipertensione, diabete o peggioramento del controllo glicemico, osteoporosi precoce, perdita di forza muscolare, fragilità capillare, strie rubre (simili alle smagliature, ma di un colore rosso vivo), alterazioni mestruali, maggiore suscettibilità alle infezioni e altre possibili manifestazioni cliniche.

All’estremo opposto troviamo l’insufficienza surrenalica, in cui il nostro organismo non riesce a produrre cortisolo in quantità sufficiente. Tra i sintomi ci sono stanchezza marcata, perdita di peso, ipotensione, nausea e, nelle forme più severe, crisi surrenaliche. È importante sottolineare che, in entrambi i casi, la diagnosi non si basa sui sintomi isolati o su un singolo valore di cortisolo, ma su un insieme di elementi e test ormonali specifici, richiesti quando esiste un reale sospetto clinico».

Occhio ai venditori di fumo

La crescente attenzione per il cortisolo ha avuto anche un altro effetto: ha alimentato un mercato di prodotti e strategie che promettono di “tenerlo sotto controllo” o addirittura di “abbassarlo”. «A oggi, in realtà, non esistono integratori o alimenti che abbassino selettivamente il livello di cortisolo nelle persone sane – cosa che, peraltro, non avrebbe senso, poiché parliamo di una risposta fisiologica», raccomanda l’endocrinologa.

«Le strategie supportate dalle evidenze sono quelle che favoriscono il normale funzionamento dell’organismo nella sua fisiologia: dormire un numero adeguato di ore con orari regolari, praticare esercizio fisico in modo costante, seguire un’alimentazione bilanciata, limitare il consumo di alcol e imparare a gestire lo stress con tecniche efficaci. È importante evitare l’autodiagnosi basata sui social o su esami autoprescritti. Qualora sussista il dubbio di una patologia endocrina, è opportuno rivolgersi a uno specialista, che prescriverà eventuali accertamenti specifici».