Le cure ayurvediche anti-allergia

Contro la sensibilità a pollini, cibi & Co., l’antica medicina indiana mette in campo regole alimentari e trattamenti con le erbe. Ce ne parla un esperto di fama internazionale



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Per chi soffre di allergie respiratorie (un italiano su tre) c’è una cura nuova. Anzi antica, visto che arriva dall’ayurveda, medicina naturale indiana che conta almeno 5mila anni di storia. Ne abbiamo parlato con il professor Narayanan Nambi, una delle massime autorità internazionali in materia, ma con una formazione anche in medicina accademica.

Il professore ha tenuto di recente una conferenza all’Hotel Caesius Thermae di Bardolino (VR), centro ayurvedico di cui è supervisore insieme al dottor Silvano Pomari, cardiologo ed esperto di ayurveda.


Nella medicina occidentale l’allergia è considerata una reazione anomala dell’organismo a sostanze altrimenti innocue, come pollini o cibi. Qual è il punto di vista dell’ayurveda?

«Non facciamo differenza tra alimenti, acqua, aria: tutto ciò che entra nell’organismo, persino i pensieri, nutre il corpo e la mente e viene chiamato ahara, cioè cibo. Niente, in sé, è tossico, tranne ovviamente i veleni riconosciuti. Ma tutto può diventarlo. Dipende dalle capacità metaboliche dell’organismo, ciò che in ayurveda si definisce agni, il fuoco digestivo.

Agni trasforma i cibi e condiziona il metabolismo. Se non funziona bene i cibi vengono digeriti solo parzialmente e si formano le tossine, ama. L’accumulo di ama che cerca uno sfogo può essere all’origine di fenomeni allergici come starnuti, dermatiti, nausea e intolleranze alimentari, riniti. L’organismo fa di tutto per eliminare queste sostanze percepite come tossiche».


Agni dunque può essere paragonato alla capacità immunitaria di un individuo. Ma come possiamo rafforzare queste difese?

«Sì, il concetto di agni è molto simile quello del microbiota, la flora batterica intestinale che oggi la medicina occidentale ritiene fondamentale per la nostra salute. Per rafforzare agni occorre anzitutto prestare la massima attenzione a ciò che mangiamo e a come lo facciamo.

Puntiamo su prodotti semplici e freschi, non trattati, consumati con calma in un ambiente adatto, senza tivù né cellulare. Per mantenere attivo il fuoco digestivo, poi, è importante consumare cibi caldi. Una buona regola è bere nell’arco della mattinata decotti di zenzero, ottima spezia riscaldante.

Per quanto riguarda la dieta, in ayurveda non si considerano tanto le calorie o i nutrienti quanto i sapori: dolce, salato, amaro, acido, astringente. Questi rappresentano l’essenza del cibo e ciascun pasto dovrebbe contenerli tutti: mantengono in equilibrio corpo e mente».


Come si curano in ayurveda le persone che soffrono di allergie respiratorie croniche e prendono farmaci?

«È bene premettere che medicinali come cortisonici e antistaminici, importanti nelle fasi acute dell’allergia, non risolvono la malattia. Ma vanno sospesi, nel caso, solo gradualmente. Nel frattempo il medico, dopo una visita accurata che include l’analisi del polso (una tecnica propria dell’ayurveda), definirà il piano terapeutico.

Se sono presenti anche altri sintomi, come mal di testa o dolori cronici, potrà prescrivere il panchakarma, un insieme di tecniche disintossicanti interne ed esterne. Si usano oli medicati con erbe indiane per massaggi riscaldanti, e altre tecniche depurative specifiche per le allergie respiratorie come il nasya.

La medicina ayurvedica ha anche a disposizione un gran numero di medicinali a base di piante. Come il neem, il pepe nero, il triphala o la curcuma dalle proprietà antinfiammatorie. Un rimedio semplice per migliorare la capacità di agni e disintossicarsi è prendere ogni giorno almeno 1-2 g di curcuma. Attenzione solo a non farla bollire».


Quali risultati si possono ottenere?

«In alcuni casi si può arrivare a una completa guarigione. Ma ci vuole una diagnosi accurata, che deve tenere conto della costituzione individuale e del livello di sintomatologia allergica. Noi ne distinguiamo tre di gravità crescente, e nella più seria consigliamo di seguire la cura in una struttura specializzata».



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Articolo pubblicato nel n° 26 di Starbene in edicola dall'11 giugno 2019


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