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Cistite, le nuove terapie naturali

Oggi ci sono rimedi dolci che permettono di evitare le infezioni ricorrenti e di ridurre sensibilmente l’uso dei farmaci classici

Foto: iStock



Crema solare, costume e… cistite. L’estate rappresenta una stagione critica per il tratto urinario, perché caldo, umidità e disidratazione lo espongono a un maggior rischio di infezioni: così, ci si trova spesso a fare i conti con una compagna di viaggio indesiderata, che causa bruciore durante la minzione, dolore al basso ventre, bisogno frequente di urinare e sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica.

Eppure, il 31% delle donne italiane ignora che la cistite si possa prevenire e solo il 61% è consapevole che esistano cure efficaci (anche alternative agli antibiotici) in grado di contrastarla. I dati emergono da un sondaggio promosso dall’Associazione italiana di urologia ginecologica e del pavimento pelvico (Aiug), che sui social media ha avviato una campagna di informazione proprio sull’argomento.


Antibiotici solo per le forme acute

«L’importante è intervenire tempestivamente », raccomanda il professor Mauro Cervigni, segretario scientifico dell’Aiug.

«Per gli attacchi acuti è certamente idonea la terapia antibiotica, mentre nelle forme ricorrenti questi farmaci possono risultare inutili e avere pesanti effetti collaterali se usati per periodi prolungati: i fluorochinoloni, ad esempio, rischiano di provocare danni ai tessuti connettivi, come la rottura del tendine di Achille, ma recenti studi parlano anche di disturbi nervosi e aneurismi aortici».


Le strategie che rinforzano le difese

Per curare bene le cistiti serve una visione globale, che diagnostichi e curi innanzitutto i fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento dell’infezione.

«Per esempio c’è un legame piuttosto stretto fra intestino e cistite: il ristagno delle feci favorisce la proliferazione di batteri che possono migrare verso l’uretra e da qui risalire fino alla vescica. In termini medici si parla di leaky gut, ovvero di sindrome da alterata permeabilità intestinale: l’organo diventa poroso e meno capace di fungere da barriera a cibo, batteri, funghi e allergeni con i quali viene comunemente a contatto».

Ecco perché il microbiota è diventato un nuovo bersaglio terapeutico anche in uro-ginecologia grazie all’utilizzo di probiotici specifici, che agiscono ripristinando l’integrità intestinale e favorendo la crescita di batteri buoni nei vari distretti dell’organismo, vescica compresa. Qualcosa di simile avviene per l’ambiente vaginale, che durante l’età fertile ha un pH leggermente acido, capace di limitare la crescita dei batteri nocivi e favorire la produzione di quelli buoni.

«In menopausa, il calo fisiologico degli estrogeni fa aumentare il pH, rendendolo meno efficace nel contrastare i microrganismi patogeni, che possono poi migrare nelle vie urinarie: anche in questo caso possono venire in aiuto alcuni ceppi di probiotici allo scopo di acidificare l’ecosistema vaginale e renderlo più combattivo».

C’è di più. Le pareti della vescica sono ricoperte da un sottile strato di glicosaminoglicani (GAGs), particolari molecole (tra cui il famoso acido ialuronico) che formano una barriera protettiva contro le tossine contenute nell’urina. «Proprio l’acido ialuronico rappresenta uno dei più recenti dispositivi di profilassi non antibiotica contro la cistite, da instillare direttamente in vescica oppure da assumere per via orale. Un recente lavoro scientifico, pubblicato sul British Medical Journal, ha dimostrato che il suo utilizzo è efficace a lungo termine, soprattutto nelle pazienti che hanno sviluppato resistenza agli antibiotici e presentano infezioni ricorrenti».


Lo zucchero che intrappola i batteri

Un ulteriore trattamento può consistere nell’assunzione di D-mannosio, uno zucchero complesso che (a differenza del comune glucosio) non entra nelle reazioni energetiche, cioè non fornisce calorie e viene eliminato tal quale dai reni, raggiungendo concentrazioni anche molto elevate nelle vie urinarie.

«È proprio qui che interagisce direttamente con i batteri, formando una sorta di trappola: i microrganismi lo scambiano per le pareti della vescica, si aggrappano alle molecole e alla fine vengono eliminati con l’urina. Insomma, le soluzioni oggi sono tante e permettono di contrastare l’utilizzo improprio degli antibiotici, vera emergenza sanitaria a livello mondiale», conclude il nostro esperto.


Se i germi risalgono

La vescica è una sorta di “cassaforte”. Normalmente, le infezioni rimangono confinate al suo interno, così come l’urina non refluisce all’indietro grazie a un complesso sistema di valvole. Ci sono casi, però, in cui questo meccanismo “anti reflusso” non funziona a dovere.

Ecco allora che, in presenza di cistite, l’urina infetta può risalire fino ai reni e determinare la cistopielonefrite, un’infezione il cui sintomo caratteristico è simile a quello della colica renale, ovvero un dolore acuto o cronico a un fianco, a cui si associano febbre con brividi (con temperatura anche superiore ai 38°) e talvolta nausea, vomito ed ematuria, ovvero presenza di sangue nelle urine.



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Articolo pubblicato sul n. 31 di Starbene in edicola dal 16 luglio 2019

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