C’è un momento, durante una lezione di yoga antigravità, in cui il corpo smette di opporsi e inizia ad affidarsi. Accade spesso a testa in giù, avvolti in un’amaca di tessuto, mentre la schiena si allunga senza sforzo e il respiro si fa più profondo. Non è tanto l’effetto “volo” a colpire, quanto la sensazione di fiducia: essere sospesi, ma sostenuti.
Ne abbiamo parlato con Claudia Casanova, insegnante di yoga e wellness creator, che ci ha spiegato perché questa pratica può diventare uno strumento concreto per ritrovare spazio nel corpo e calma nella mente.
Una disciplina nata dal movimento
Lo yoga antigravità è un termine generico che racchiude diverse pratiche aeree ispirate allo yoga. Tra queste, AntiGravity® Yoga è il metodo creato a New York dal coreografo Christopher Harrison, che ne ha registrato il marchio. L’idea era semplice: allenarsi senza “schiacciare” il corpo, usando la sospensione come alleata.
A differenza dello yoga a terra, qui parte del peso è sostenuto dal tessuto. Questo permette di allungare la colonna senza compressioni e di rendere più accessibili anche le posizioni a testa in giù. La sensazione è quella di creare spazio, soprattutto nella schiena e nelle spalle, come se il corpo potesse finalmente respirare. Chi è abituato a controllare ogni movimento scopre che, in sospensione, meno forza si usa e più la postura si apre.
Tre piccoli gesti per sentire la sospensione
Lo yoga antigravità non è fatto solo di posizioni scenografiche, ma di micro-sensazioni che insegnano ad ascoltarsi. Durante la prima sospensione può essere utile fermarsi qualche istante, sentire il peso che viene sostenuto e lasciare che il respiro rallenti. In una posizione semplice, quando la testa scende leggermente, si può immaginare la colonna che si allunga verso il basso, creando spazio a ogni inspiro e sciogliendo a ogni espiro. A fine lezione, avvolti nell’amaca come in un bozzolo, basta osservare dove si trattiene ancora tensione e lasciarla andare con il respiro.
Una pratica leggera ma intensa 
Nonostante l’apparente morbidezza, è una pratica intensa. La sospensione richiede controllo, equilibrio e un lavoro profondo del core. Con il tempo si sviluppano stabilità, fluidità e una postura più funzionale, in linea con l’attenzione che oggi molte discipline dedicano ai muscoli stabilizzatori. Il consiglio è non cercare la “posizione perfetta”, ma ascoltare le sensazioni: sono loro a guidare il corpo verso un equilibrio più naturale.
Essere sospesi significa anche rinunciare al controllo. Il corpo non deve più sostenersi da solo, ma collaborare con il supporto dell’amaca. All’inizio può emergere paura o rigidità: è normale. Spesso bastano pochi respiri lenti per permettere al corpo di cedere e trovare un nuovo appoggio.
Per chi è adatto lo yoga antigravità
Chi trascorre molte ore seduto o vive con spalle e schiena contratte trova nella sospensione un alleato prezioso. La trazione naturale dell’amaca aiuta a sciogliere le tensioni senza forzare e regala una sensazione di leggerezza che spesso si avverte già dopo le prime lezioni.
Una o due lezioni alla settimana sono sufficienti per percepire i benefici. È una pratica accessibile, purché guidata da insegnanti qualificati. Per la presenza delle inversioni, non è indicata in caso di gravidanza, ipertensione, glaucoma, patologie cardiache, epilessia o interventi recenti: in questi casi è sempre bene confrontarsi con il medico.
In un mondo che chiede controllo e prestazione, lo yoga antigravità suggerisce un’altra possibilità: non tutto deve essere sostenuto con sforzo. A volte basta cambiare prospettiva, anche solo per un’ora, per sentirsi più leggeri. Anche a testa in giù.
Fai la tua domanda ai nostri esperti


