«Sono una persona normale, ma allergica alle regole». Le parole di Federica Moroni “stridono” terribilmente con il suo palmarès sportivo. Runner made in Rimini, fra i suoi successi spicca il record italiano sulla 100 km, conquistato durante la terza Ultramaratona del Conero nel febbraio del 2024. «Ma non sono una campionessa», tiene a precisare l’atleta, che durante la giornata smette il costume da regina del running e indossa quello dell’insegnante di lettere. Eppure, non è stato sempre così. Federica, infatti, ha iniziato a correre solo dopo aver superato i 40 anni. Perché non è mai troppo tardi per indossare le scarpe da corsa e mettersi alla prova, un passo dopo l’altro.
Com’è scattata la scintilla per il running?
«Per caso. Avevo 42 anni e prima di allora non avevo mai fatto atletica leggera, nemmeno un salto. Fin da piccola sono stata una nuotatrice, disciplina che avevo abbandonato a causa degli studi ma che, con il tempo, a circa 30 anni avevo ricominciato a praticare. Tutto è iniziato con una sfida: ho promesso a una mia amica runner che se mi fossi preparata con lei per la maratona di New York, avrebbe poi dovuto inserirsi nella mia squadra di nuoto senior. Direi che ho vinto comunque io».
Che cosa hai “rubato” al mondo del nuoto?
«In realtà è uno sport opposto alla corsa. Nel nuoto prima di una gara devi attendere per ore il tuo turno, parti da fermo e i gesti tecnici sono molto impegnativi. La corsa invece, in particolare quella sulle lunghe distanze, prevede un movimento naturale, innato. Ti dà tutto il tempo che ti serve, senza strafare. Non sei assillata dall’orologio. Questa è una caratteristica che la rende perfetta per chi vive l’età “adulta”. Certo, alcuni punti in comune ci sono: nuotare mi è tornato utile per stabilire un rapporto con la fatica e conoscere l’importanza di una corretta respirazione. Ma di base, lo sport che pratichi deve farti stare bene. Io ho smesso di nuotare perché soffrivo troppo la pressione. Con la corsa, invece, ho trovato libertà. E non mi ammalo mai, nemmeno un’influenza o una linea di febbre».
Cosa suggerisci a chi pensa che sia troppo tardi per cominciare?
«Che bisogna vincere i pregiudizi, perché non è mai troppo tardi. Dopo i 40 anni, infatti, hai un grande vantaggio: sei più consapevole del tuo corpo e delle tue aspirazioni. Non corri per dimostrare qualcosa agli altri ma per stare meglio. L’organismo risponde benissimo se lo rispetti, e la resistenza è una qualità che con gli anni può crescere molto».
Qual è il primo passo per una “senior” che vuole iniziare?
«Trovare qualcuno con cui allenarsi perché correre in compagnia aiuta a restare motivati. E poi bisogna partire sempre piano, senza esagerare, ascoltando i segnali del corpo. Non serve nient’altro: partire lentamente, muoversi e il resto viene da sé. Anche soltanto dieci minuti al giorno vanno bene: ciò che fa davvero la differenza è la costanza».
E l’errore più comune?
«Affidarsi troppo alla tecnologia, così come indossare scarpe super-costose (talvolta pericolose per i semplici appassionati) e adottare piani alimentari esageratamente elaborati. Può capitare, infatti, che chi inizia tardi cerchi di emulare i professionisti, ma questo atteggiamento genera ansia. La formula che funziona, ribadisco, è muoversi, divertirsi e ascoltare i segnali del corpo. Ma, aggiungo, senza inseguire un ipotetico modello di perfezione. Io ho conquistato il mio record italiano senza nutrizionista né scarpe speciali: sono sufficienti la giusta motivazione e la gradualità».
Ascoltare il corpo è un concetto molto importante per te.
«Conta davvero tanto! Il corpo parla e bisogna saperlo ascoltare. Se ti senti affaticata, rallenta. Centrali sono poi recupero e prevenzione, fondamentali per correre a lungo senza infortuni. E l’età adulta porta esperienza in questo senso: con gli anni impari a dosare meglio gli sforzi e a godere dei benefici della performance senza esaurirti subito».
Come si allena una campionessa “senior”?
«Sono un’atleta atipica, non amo gli allenamenti noiosi e i programmi rigidi. Durante la settimana corro un’oretta, a volte faccio qualche ripetuta in pista, altre volte “trotterello” sul lungomare di Rimini. Il mio allenamento si adatta al calendario gare, così resta stimolante e piacevole».
Nelle gare lunghe come la 100 km contano più la testa o le gambe?
«Dico 50 e 50. La prima conta quanto le seconde, perché ci vogliono concentrazione, pazienza e strategia. Devi dosare la velocità, evitando di bruciarti subito, e in quel caso serve la testa, così come diventa fondamentale l’esperienza. Io con il tempo ho imparato a rallentare e a godermi ogni tappa, perché se spingo troppo presto rischio di esaurire le energie. Il controllo mentale è fondamentale quanto la preparazione fisica».
Ma le maratone sono solo per le wonder woman?
«Certo che no. Non puoi immaginare quanti settantenni partecipano alle gare di lunga durata. E che salute di ferro hanno! Credo che, se fatta con giudizio e gestita correttamente, l’ultramaratona può regalare grandi soddisfazioni ed è meno distruttiva per la salute di ossa e muscoli di una 10 km».
Qual è il segreto per continuare a migliorare e vincere?
«Curiosità e motivazione. Per me correre è un piacere, un modo per viaggiare, stare in compagnia e superare i miei limiti. La continuità nasce dal divertimento e dalla voglia di affrontare nuove sfide. Anche dopo i 50 si può migliorare: il successo viene dal rispetto del corpo e dall’esperienza maturata con gli anni».
Un messaggio per chi sogna di rimettersi in gioco “tardi”?
«Non esiste un’età per cominciare. La corsa è un regalo per la salute fisica e mentale. Anche da adulti si possono affrontare sfide come le ultramaratone, sfruttando resistenza, pazienza e concentrazione. L’importante è partire, ascoltarsi e trovare gioia nel percorso: ogni traguardo, piccolo o grande, è una vittoria personale».
Le prime regole per chi vuole dedicarsi alla corsa
Il metodo più semplice per iniziare a correre da zero è… camminando! «Suggerisco di farlo in compagnia, per almeno mezz’ora, in piano, due-tre volte a settimana. Poi, allunga i tempi di percorrenza, introducendo dei saliscendi e incrementando la velocità», spiega Diana Tomasi, responsabile mezzofondo e referente gruppo Master di Atletica Vicentina.
«Quando riesci a coprire facilmente 7-8 km, inizia ad alternare: per esempio, cammina velocemente per 2’, poi fai 2’ di corsa blanda e infine passeggia per 1’. L’obiettivo è diminuire gli intervalli dedicati alla camminata, aumentando gradualmente il tempo di corsa, fino ad arrivare a correre di seguito per 20’-30’. Se non hai il cardiofrequenzimetro, orientati così: devi riuscire a correre e parlare contemporaneamente».

