Dott. Federico Baranzini
Psichiatria - Federico Baranzini
Psichiatra e psicoterapeuta, ho sviluppato un approccio alla sofferenza mentale di tipo integrato che cerca di tenere conto sia degli aspetti biologici che di quelli più prettamente psico-socio-relazionali
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Psichiatria - Federico Baranzini
Buongiorno,se ho ben compreso, lei sente delle vertigini o sensazioni simili, ma è convinto che non abbiano una causa organica bensì che siano alimentate dalla sua paura delle vertigini stesse. Parla di una sorta di circolo in cui l’attenzione costante al movimento, l’allerta e l’anticipazione del sintomo finiscono per amplificare le sensazioni fino a renderle molto reali e disturbanti.Quello che descrive è un fenomeno piuttosto noto in ambito clinico. Il nostro sistema nervoso, quando entra in uno stato di ansia e iperattivazione, può produrre sintomi fisici molto intensi. Le vertigini soggettive, la sensazione di instabilità, l’ipersensibilità al movimento sono spesso collegate a una condizione che in alcuni casi viene definita “vertigine funzionale” o associata a quadri d’ansia. Non significa che “non sia reale”, ma che è il modo in cui il cervello interpreta e amplifica segnali corporei normali.Chiede come essere “più forte della propria mente”: è utile fare una piccola correzione di prospettiva. Non si tratta tanto di “vincere” la mente o di opporsi con forza, perché questo spesso aumenta il conflitto interno e quindi l’ansia. Piuttosto, il lavoro consiste nel modificare il rapporto con le sensazioni e con la paura.Alcuni punti che potrebbe considerare, sempre come spunti da approfondire con uno specialista: Il primo riguarda la iper-vigilanza. Più lei monitora il corpo, più il cervello amplifica ogni micro-variazione. È un meccanismo automatico. L’obiettivo non è smettere di colpo, ma imparare a spostare progressivamente l’attenzione verso l’esterno. Un secondo aspetto è la paura della paura. Spesso non è tanto la vertigine in sé, ma il timore che arrivi o che peggiori. Questo crea un’anticipazione ansiosa che attiva il corpo prima ancora del sintomo. Un terzo elemento è l’evitamento. Ridurre i movimenti o le situazioni temute dà sollievo immediato, ma nel lungo periodo mantiene il problema. Una esposizione graduale e guidata può essere molto utile. Infine, tenga presente che questi meccanismi sono molto comuni nei disturbi d’ansia e rispondono bene a interventi mirati, come la psicoterapia e, in alcuni casi, anche a un supporto farmacologico valutato da uno psichiatra.Le suggerirei di parlarne con uno specialista, magari iniziando proprio da queste osservazioni.Spero di averle offerto una chiave di lettura utile.Cordiali saluti, Federico Baranzini Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano
Psichiatria - Federico Baranzini
Gentile utente, è assolutamente comprensibile avere questo genere di dubbi quando si segue una terapia farmacologica; tra l'altro, durante un consulto specialistico le informazioni sono sempre molte ed è del tutto normale che una domanda pratica possa sfuggire. Dal punto di vista prettamente farmacologico, assumere due compresse da 0,25 mg contemporaneamente equivale esattamente ad assumere una singola compressa da 0,50 mg. Il principio attivo contenuto nelle due unità si somma nel suo organismo, raggiungendo proprio il dosaggio che il neurologo le ha indicato per rendere la terapia più efficace rispetto a prima.L'unico suggerimento che mi permetto di darle è quello di prestare attenzione a come il suo corpo reagirà a questo nuovo dosaggio. Dato che la dose precedente non sortiva l'effetto sperato, il passaggio allo 0,50 mg ha lo scopo di aiutarla in modo più incisivo; tuttavia, è sempre bene osservare se al mattino dovesse avvertire una sonnolenza leggermente più marcata, tipica dei primi giorni di adattamento a un dosaggio superiore.Non appena ne avrà l'occasione, potrà riferire al suo specialista di aver esaurito le scorte precedenti in questo modo;Cordiali salutiFederico Baranzini Psichiatra a Milano
Psichiatria - Federico Baranzini
Gentile signora, la decisione di sua figlia di intraprendere un percorso di terapia individuale è un passo importante, soprattutto in un contesto di fiducia come quello che ha descritto. È vero che i Servizi di Salute Mentale (DSM) rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la presa in carico di persone con diagnosi di schizofrenia cronica grave, e la disponibilità a collaborare con i medici è già un segnale positivo. Per quanto riguarda i tempi di attesa, purtroppo non esiste una lista unica o tempi standard validi su tutto il territorio nazionale. Ogni DSM o centro specializzato ha tempi di attesa che possono variare da alcune settimane a qualche mese, a seconda della zona, della disponibilità degli specialisti e dell’urgenza del caso. Solitamente, per i servizi psichiatrici per adulti, la presa in carico avviene entro qualche settimana dalla richiesta, ma è sempre consigliabile contattare periodicamente la segreteria del centro per aggiornamenti e per verificare se ci siano eventuali liste di attesa prioritarie.Ricordi che la continuità delle cure è fondamentale: anche se i tempi possono sembrare lunghi, il fatto che sua figlia abbia accettato la terapia è già un grande risultato. Non esiti a chiedere supporto anche per sé stessa, perchè seguire un familiare con una patologia complessa come la schizofrenia può essere impegnativo.Con i migliori auguriFederico Baranzini

