Tavor

Buongiorno, non so se sia possibile ricevere risposta a questo mio singolo dubbio su questa piattaforma. Se così fosse, mi farebbe molto piacere. Il mio psichiatra, con il quale mi trovo molto bene, è in ferie, ed io sto bene. La prossima seduta sarà il 5/1 e io sono molto entusiasta, ottimista e curioso di sapere una cosa, in modo da potergliela proporre poi in seduta. Assumo da 4 anni circa: Brintellix 20mg Tavor 2,5 mg Trittico 75mg RP Non ho effetti collaterali rilevanti e dopo anni di prove e riprove con farmaci posso dire di avere finalmente trovato la terapia giusta; però mi piacerebbe avere un pizzico in più di "brillantina". Il Tavor, nel mio caso, piuttosto raro ho letto, fa un effetto rilassante e ravvivante e per nulla sedativo. Peraltro su di me l' effetto di Tavor si esprime su una durata di circa 24 ore, avendo io un metabolismo piuttosto lento. Quello che vorrei poter fare io è, quindi, aggiungere al Tavor 2,5mg un Tavor 1mg, in modo da avere un unica assunzione di Tavor con 1mg in più. Premetto che durante 4 anni di unità psichiatrica assumevo nr. 2 Tavor 2,5mg giornalmente in associazione con altri 5 farmaci, tra cui antipsicotici, stabilizzatori e antidepressivi e non ho avuto effetti collaterali rilevanti. Cosa ne pensa dottore? Si può fare?Per me sarebbe fantastico. Augurandole un buon 2026 la saluto. Grazie.

La risposta

avatar Psichiatria - Federico Baranzini Dott. Federico Baranzini

Gentile Utente, buongiorno e grazie per aver condiviso la sua domanda e riflessione.Se ho ben compreso, lei assume da alcuni anni una terapia che funziona bene e che non le dà effetti collaterali rilevanti, e sta valutando l’idea di aumentare leggermente il dosaggio di Tavor, passando da 2,5 mg a 3,5 mg in un’unica assunzione, sulla base di una buona tollerabilità personale e di esperienze passate con dosaggi anche più elevati. Il suo desiderio non nasce da una sofferenza attuale, ma dalla curiosità di ottenere quel “qualcosa in più” in termini di brillantezza soggettiva.Su questo punto è importante essere molto chiari e rigorosi. Qualsiasi aumento di dosaggio, soprattutto quando si parla di benzodiazepine, dovrebbe essere valutato unicamente insieme al suo psichiatra curante, che conosce nel dettaglio la sua diagnosi, il suo quadro clinico attuale, la storia psichiatrica e l’equilibrio complessivo della terapia. Anche quando un farmaco è ben tollerato, ogni modifica va sempre letta nel contesto generale della persona, non solo dell’effetto percepito. Rispetto al fatto che in passato lei abbia assunto dosaggi più alti di Tavor, è corretto, come lei stesso lascia intuire, relativizzare quell’esperienza. Era un altro momento della sua vita clinica, probabilmente caratterizzato da una maggiore complessità, forse da un contesto di unità psichiatrica, da una fase più acuta o da esigenze terapeutiche che oggi, fortunatamente, potrebbero non esserci più. In medicina, e ancor più in psichiatria, ciò che è stato necessario allora non è detto che sia indicato oggi, proprio perché il suo funzionamento attuale sembra più stabile.Nella mia esperienza clinica, ho incontrato pazienti che riferivano un effetto soggettivamente “attivante” o “ravvivante” delle benzodiazepine, come nel suo caso, ma resto sempre prudente nel considerare incrementi di benzodiazepine quando il quadro è già in equilibrio. Il rischio non è tanto immediato, quanto legato al mantenimento a lungo termine, alla tolleranza e alla difficoltà, in futuro, di tornare indietro se non fosse più necessario.Il fatto che lei stia bene, che sia lucido, curioso e desideroso di confrontarsi in modo aperto con il suo psichiatra è un ottimo segnale. Le suggerirei proprio questo: portare la sua riflessione in seduta, così come l’ha espressa qui, e discuterla serenamente con chi la segue, senza fretta e senza dare per scontata la necessità di un cambiamento. Spero di averle offerto un punto di vista utile e di accompagnamento alla riflessione clinica.Cordiali saluti, Federico Baranzini Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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