SI PUO ELIMINARE UNA DIPENDENZA SOSTITUENDOLA ?
UNA DIPENDENZA PUO ESSERE ELIMINATA O VA PRATICAMENTE SOSTITUITA ? UNA DIPENDENZA COME IL GIOCO D AZZARDO O LA MASTURBAZIONE COMPULSIVA E' POSSIBILE CHE RIDIVENTI UN " GIOCO " SANO ? O UN ATTO SEMPLICE NATURALE E' PIU PERICOLOSO IL PENSARCI CONTINUAMENTE O L ' ATTO IN SE ?.SI AUTOALIMENTANO COME " PATOLOGIE" GRAZIELa risposta
Gentile utente, la sua domanda è molto pertinente. Partiamo dalla prima questione: si elimina o si sostituisce? La ricerca in psicologia dice che la sostituzione funziona meglio della soppressione totale, almeno come punto di partenza. Il motivo è semplice: il cervello dipendente non è “innamorato” di quel comportamento specifico, ma di ciò che produce — scarica di dopamina, fuga dallo stress, senso di controllo momentaneo. Se si toglie il comportamento senza dare nulla al suo posto, il vuoto diventa insostenibile. Per questo sport, socialità, creatività — qualcosa che attivi circuiti simili in modo sano — funzionano meglio del “smettila e basta”. Sul secondo punto: può tornare ad essere una cosa normale? Dipende da cosa stiamo parlando. Per il gioco d’azzardo patologico la risposta clinica è sostanzialmente no — come per l’alcol negli alcolisti, il cervello ha cambiato strutturalmente il suo rapporto con quel comportamento, e il rischio di ricaduta resta alto anche dopo anni di astinenza. Non è una questione di forza di volontà, è neurologia. Per la masturbazione compulsiva il discorso è diverso, perché il comportamento in sé è neutro e naturale — il problema è il rapporto ossessivo che si è instaurato. In questo caso un ritorno a qualcosa di sano e non compulsivo è più realistico, con un percorso adeguato. Sulla domanda forse più interessante — pensarci continuamente o l’atto in sé, cosa fa più danni? — i due aspetti si alimentano a vicenda, ma il pensiero ossessivo è quasi sempre il motore. Il problema è che combatterlo frontalmente, il classico “non devo pensarci”, paradossalmente lo rinforza. Lo chiamano effetto rimbalzo: più si cerca di sopprimere un pensiero, più torna. Approcci come la terapia ACT lavorano proprio su questo — non eliminare il pensiero, ma cambiare il rapporto che si ha con esso, smettendo di lottarci contro e imparando ad osservarlo senza lasciare che guidi il comportamento. E sì, per rispondere all’ultima parte: si autoalimentano eccome. Il loop classico è atto — sollievo momentaneo — senso di colpa — stress — atto. La vergogna in particolare è un carburante potentissimo nelle dipendenze comportamentali, perché aumenta lo stress che poi si cerca di placare con lo stesso comportamento da cui ci si vorrebbe liberare. Se una di queste situazioni la riguarda da vicino, il consiglio che mi sento di darle è di parlarne con uno psicologo specializzato in dipendenze comportamentali. Non per trovare una risposta astratta, ma per capire il suo meccanismo specifico — che è sempre diverso da persona a persona. Federico BaranziniPsichiatra e Psicoterapeuta a Milano
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