Ansia

Sono certo di non avere patologie e che le mie vertigini sono soltanto frutto della mia paura. Ho paura di avere vertigini, ipersensibilità al movimento, ipervigilanza, al minimo movimento vado in allarme, la paura amplifica tutto e mi sembra davvero di avere vertigini. Come posso essere più forte della mia mente?

La risposta

avatar Psichiatria - Federico Baranzini Dott. Federico Baranzini

Buongiorno,se ho ben compreso, lei sente delle vertigini o sensazioni simili, ma è convinto che non abbiano una causa organica bensì che siano alimentate dalla sua paura delle vertigini stesse. Parla di una sorta di circolo in cui l’attenzione costante al movimento, l’allerta e l’anticipazione del sintomo finiscono per amplificare le sensazioni fino a renderle molto reali e disturbanti.Quello che descrive è un fenomeno piuttosto noto in ambito clinico. Il nostro sistema nervoso, quando entra in uno stato di ansia e iperattivazione, può produrre sintomi fisici molto intensi. Le vertigini soggettive, la sensazione di instabilità, l’ipersensibilità al movimento sono spesso collegate a una condizione che in alcuni casi viene definita “vertigine funzionale” o associata a quadri d’ansia. Non significa che “non sia reale”, ma che è il modo in cui il cervello interpreta e amplifica segnali corporei normali.Chiede come essere “più forte della propria mente”:  è utile fare una piccola correzione di prospettiva. Non si tratta tanto di “vincere” la mente o di opporsi con forza, perché questo spesso aumenta il conflitto interno e quindi l’ansia. Piuttosto, il lavoro consiste nel modificare il rapporto con le sensazioni e con la paura.Alcuni punti che potrebbe considerare, sempre come spunti da approfondire con uno specialista: Il primo riguarda la iper-vigilanza. Più lei monitora il corpo, più il cervello amplifica ogni micro-variazione. È un meccanismo automatico. L’obiettivo non è smettere di colpo, ma imparare a spostare progressivamente l’attenzione verso l’esterno. Un secondo aspetto è la paura della paura. Spesso non è tanto la vertigine in sé, ma il timore che arrivi o che peggiori. Questo crea un’anticipazione ansiosa che attiva il corpo prima ancora del sintomo. Un terzo elemento è l’evitamento. Ridurre i movimenti o le situazioni temute dà sollievo immediato, ma nel lungo periodo mantiene il problema. Una esposizione graduale e guidata può essere molto utile. Infine, tenga presente che questi meccanismi sono molto comuni nei disturbi d’ansia e rispondono bene a interventi mirati, come la psicoterapia e, in alcuni casi, anche a un supporto farmacologico valutato da uno psichiatra.Le suggerirei di parlarne con uno specialista, magari iniziando proprio da queste osservazioni.Spero di averle offerto una chiave di lettura utile.Cordiali saluti, Federico Baranzini Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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