“Voglio una vacanza per riprendermi dalle vacanze”: il paradosso del rientro e come superarlo

Tornare dalle ferie con la sensazione di avere bisogno di un’altra vacanza. Tra itinerari da riempire, notifiche sempre attive e l’incapacità di rallentare, anche il tempo libero rischia di diventare una performance. Ma possiamo fare qualcosa per evitare che il rientro sia fonte di stress

“Voglio una vacanza per riprendermi dalle vacanze”: il paradosso del rientro e come superarlo
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I social sono pieni in questo periodo di meme del tipo “Voglio una vacanza per riprendermi dalle vacanze”. È il vacation blues o sindrome da rientro. Abbiamo sempre di più la sensazione che, invece di farci staccare, la pausa estiva sia diventata un’altra cosa da “fare bene”.

Organizzare, vedere, fotografare, condividere, sfruttare al massimo ogni giornata. Una ricerca YouGov per Doctolib Italia, realizzata lo scorso luglio, fotografa molto bene questo paradosso: solo il 39% di chi va in ferie, soprattutto nella fascia tra i 18 e i 34 anni, dice di sentirsi più riposato fisicamente e mentalmente al rientro.

Ma non è solo questione di itinerari intensi. «Il problema risiede nel fatto che oggi non siamo più abituati a vivere il presente in modo “mindful”» spiega Pietro Ramella, psicoterapeuta di Humanitas PsicoCare. «Spesso, assorbiti dal multitasking sia nel lavoro sia nel tempo libero, la nostra routine quotidiana è priva di momenti in cui possiamo stare completamente con noi stessi. E, in più, costantemente distratti da una società caratterizzata da continue sollecitazioni, siamo portati a considerare i momenti di svago e riposo come una perdita di tempo». È per questo che le vacanze rischiano di diventare l’ennesima performance e, come conseguenza, il rientro è una grande fonte di stress.

Portare a casa lo spirito delle vacanze

Una volta a casa, rientrati appieno nella routine della prima settimana, cosa possiamo fare per recuperare le energie senza sentirci subito travolti dagli impegni? «Partire piano piano e non subito a pieno regime con tutte le attività consuete» consiglia l’esperto. «E aiutarsi con esercizi di rilassamento e meditazione che possono contribuire a ritrovare il senso del “qui e ora” favorendo il sonno, migliorando la concentrazione, la regolazione emotiva e la capacità di pianificazione».

Ma il vero segreto è portarci dietro qualcosa dalle vacanze appena passate. «La costruzione di una routine vissuta con tempi più dilatati e rilassati. Non è facile, certo, ma può aiutare anche solo mantenere quello spirito: evitare quindi l’eccesso di multitasking, svolgere i compiti uno alla volta, programmare in modo efficace le nostre giornate inserendo momenti di pausa e di riposo essenziali. Troppo spesso ci imponiamo tabelle di marcia molto rigide e spesso con troppi obiettivi giornalieri o obiettivi macro che andrebbero invece scomposti in micro step».

Cosa rende faticoso il rientro

Ci sono cose, infatti, che rendono il rientro ancora più faticoso. «Per esempio, la classica ripresa a ridosso della data di inizio dell’attività lavorativa: la mancanza di tempo per riambientarsi non permette la ripresa dei ritmi sonno-veglia che solitamente modifichiamo durante i viaggi. Inoltre, viene a mancare il tempo necessario per una sana e utile ripianificazione delle attività solite» spiega Ramella.

Un altro fattore da considerare, riguarda il nostro rapporto con l’online. «Siamo sempre connessi anche in vacanza con il pensiero che, così facendo, il peso percepito al rientro possa essere inferiore. L’effetto, invece, è paradossale: non riusciamo a rilassarci del tutto e così ci portiamo dietro, al rientro, un ulteriore carico di stress psicologico». Staccare del tutto, almeno qualche giorno prima di tornare, può essere utile. «Infine, anche se apparentemente banale, partire con una casa in ordine favorisce la sensazione di un rientro meno stressante». Giusto per non aggiungere altro stress alle valigie da disfare.

E se fosse burnout?

Il post-vacation blues è una condizione temporanea, ma a volte può essere la spia di qualcosa di più profondo. «Se si inizia a notare perdita di interesse e di piacere nelle normali attività quotidiane per almeno due settimane di fila dopo il rientro, è fondamentale contattare uno specialista così da capire meglio cosa non va» consiglia Ramella.

«Potremmo anche essere in una fase di burnout che ci siamo portati dietro in vacanza, considerando le ferie come una potenziale “bacchetta magica”. Talvolta, alcuni sintomi potrebbero essere ignorati o addirittura “soppressi”, cioè evitati a livello conscio, soprattutto se si presentano a ridosso dell’inizio delle ferie, con la speranza che essi spariscano al nostro rientro». Una chiacchierata con lo specialista ci aiuterà a capire meglio se abbiamo solo bisogno di qualche giorno in più per riprendere il ritmo o se è il nostro modo di vivere il tempo e usare le energie che va totalmente ripensato