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Strategie detox: i metodi migliori per ripulire l’organismo

Dalle alghe alla “cura dell’acqua”, dal glutatione all’ossigeno-ozonoterapia. Ecco i nuovi modi per spazzare via le tossine

Foto: iStock



L’ultima trovata sono i cerotti al sale rosa dell’Himalaya, da attaccare sotto la pianta dei piedi mentre dormi. Un toccasana (pare) per chi soffre di gonfiori e ritenzione idrica.

Ti svegli al mattino più leggera, fai tanta “plin plin” e inizi la giornata con più grinta. Perché hai spazzato via le tossine, composti chimici invisibili (come inquinanti, farmaci, additivi...) assimilati dall’aria, dall’acqua e dagli alimenti o prodotti dal corpo stesso, come sostanze di scarto dei processi metabolici, che, a poco a poco, fanno funzionare male l’organismo attirando le malattie come una calamita.

Visto che questo è il momento di dedicarsi alle “pulizie di primavera”, specie se non hai la fortuna di abitare in campagna e ti svegli al mattino con l’alito pesante, hai qualche brufoletto e accusi sonnolenza, stipsi, cali di concentrazione, ecco le strategie scientifiche più nuove ed efficaci.


A tavola punta sulla clorofilla

Hai presente la fotosintesi clorofilliana che hai studiato alle elementari? Ebbene: secondo le ultime ricerche la linfa vitale che scorre nelle piante ha un effetto disintossicante.

Spiega il professor Nicola Sorrentino, specialista in scienza dell’alimentazione e dietetica, direttore della Iulm Food Academy di Milano. «Definita il “sangue verde”, la clorofilla ha la stessa struttura chimica dell’emoglobina, ma con al centro il magnesio invece del ferro. Ossigenante e rigenerante, “cattura” tossine e radicali liberi, rinforza il sistema immunitario ed è indicata in caso di anemia.

I medici la prescrivono in gocce (forma liquida) o compresse (estratto secco), ma per farne il pieno basta consumare a pranzo e cena delle verdure a foglia verde, avendo cura di non scartare le foglie più esterne, come si fa normalmente, a favore di quelle interne, più tenere ma meno ricche di clorofilla. Via libera, quindi, a lattuga, carciofi, tarassaco, cicoria, scarola, erbette, spinaci, cardi, soncino e asparagi. Meglio crudi, al vapore o alla griglia».

Se non sei un amante delle verdure e mangi spesso fuori, puoi fare comunque il pieno di clorofilla grazie alle alghe, come la wakame, la spirulina (anche sotto forma di bibite fresche, pasta e biscotti), la kombu e la clorella. Ricche di ferro e altri minerali, vitamine, carotenoidi e, appunto, clorofilla si trovano nei negozi di alimenti bio, ma sono lunghe da cucinare e non a tutti piacciano.
In alternativa, puoi trovarle come polvere verde: usala come il sale, per spolverizzare yogurt e insalate.

Ovviamente, a nulla serve mangiare verdure fresche e “bio” se poi la gola cede al junk food, il cibo-spazzatura. Niente scatolette, brioches confezionate e merendine industriali, piatti pronti e cibi precotti, salse in tubetto e creme spalmabili. Un taglio netto anche alle caramelle e ai dolci con aromi e coloranti artificiali, agli alcolici e al caffè che sono molto acidificanti, ai salumi ricchi di nitrati (conservanti potenzialmente cancerogeni).

Privilegia la carne bianca e il pesce azzurro (sgombro, sarde, alici, nasello, merluzzo), evitando pesci di taglia grossa, come il tonno e il salmone: possono nascondere microtracce di mercurio per via dell’inquinamento dei mari.

«Importante è anche bere otto bicchieri al giorno di acqua minerale ricca di solfati, calcio e magnesio (in etichetta: cloruro-sodica o solfato-magnesiaca). Aumenta il flusso della bile, aiutando il fegato a ripulirsi dalle tossine», conclude Sorrentino.



Pulizia profonda con glutatione e ossigeno-ozonoterapia

Ti senti gonfia e intossicata, hai smesso di fumare o fai un lavoro che ti pone a contatto con smog, sostanze chimiche e solventi (parrucchiera, ceramista, decoratrice o vigile urbano)? Oppure devi smaltire l’effetto citotossico della radio e della chemioterapia? Affidati a due metodi strong.

Il primo si chiama Reviv (revivme.com): prevede una flebo di 15 minuti, che trasfonde per via endovenosa tre sostanze detox. «La prima è il glutatione, il più potente antiossidante presente in natura, prodotto dal nostro fegato», spiega il professor Enrico Berné, specialista in chirurgia generale e direttore sanitario del Magenta Medical Center di Milano.
«Neutralizza i radicali liberi, ringiovanendo pelle, capelli e organi, e svolge attività chelante nei confronti dei metalli pesanti che “inquinano” il corpo: nichel, mercurio, alluminio, cromo, piombo, tallio e arsenico. Nella flebo entra anche l’acetil-cisteina, sostanza che chela, cioè scioglie anch’essa i metalli pesanti, unita a 2500 mg di Vitamina C».
A seconda dei casi, si consiglia un ciclo di 5-10 flebo (2 al mese) che costano 150 € l’una.

Il secondo metodo infallibile per “smerigliare” gli organi interni è fare un ciclo di 6 sedute di ossigeno-ozonoterapia, metodica che vanta un’importante bibliografia, con 2500 pubblicazioni. Basti pensare che all’estero viene fatta in ospedale, anche per curare la sindrome da stanchezza cronica.
«Si prelevano dal braccio 120 cc di sangue e si reinfondono nel paziente attraverso la stessa vena, dopo averli addizionati di una miscela di ossigeno e ozono», dice il dottor Marianno Franzini, presidente della Società italiana di ossigeno-ozonoterapia (ossigenoozono.it).
«Arricchito di questi benefici gas, il sangue ossigenato riattiva la circolazione sanguigna, linfatica e il microcircolo cerebrale».



Il test rivelatossine

Si chiama Bioscanner ed è un test di diagnosi quantistica (i quanti sono “pacchetti” di energia emessi dalle cellule), che misura il grado di intossicazione.

«Il paziente tiene in mano un manipolo mentre un software misura, in soli 60 secondi, le onde elettromagnetiche emesse dalle cellule di ogni organo», spiega Nadia Tamburlin, medico nutrizionista, esperta in medicina antiage e omeopatia a Milano.

«Organo dopo organo, vengono quindi rilevati gli squilibri bioelettrici. Così si ottiene un grafico delle carenze e degli eccessi nutrizionali, della presenza di metalli pesanti, dell’elettrosmog e dei distretti che più soffrono dell’accumulo di tossine. Viene inoltre rilevato il pH della pelle e delle mucose: se inferiore a 6,2 indica “acidosi tissutale”, cioè un accumulo di scorie acide». Si elimina con la dieta, l’omeopatia, la fitoterapia, nonché minerali e vitamine prescritti “su misura”.



L'integratore che ti ossigena

Se esci da una lunga malattia, hai preso o prendi molti farmaci o soffri di stanchezza cronica, per ricaricarti al meglio puoi assumere Cellfood, un integratore in gocce che apporta ossigeno puro disciolto in una soluzione colloidale insieme a un cocktail di enzimi, aminoacidi, minerali in forma ionica (come il selenio e lo zinco) ed estratti di alga Lithotannium Calcareum.

«Trasportato alle cellule del corpo, l’ossigeno “pulisce” i nostri apparati e risveglia l’attività dei mitocondri, le “centraline” della respirazione cellulare», spiega il dottor Mauro Miceli, biochimico e farmacologo all’università di Firenze.

«Naturalmente riattivate, le cellule lavorano meglio, mentre è dimostrato che in uno stato di ipossia (carenza di ossigeno intracellulare) l’organismo entra in sofferenza e accusa i colpi dello stress ossidativo. Fatto che porta a stanchezza, difficoltà di concentrazione, infiammazioni, allergie, malattie autoimmuni o neurodegenerative fino alle alterazioni del Dna che precedono i tumori. Basti pensare che nelle città ad alta densità di smog la concentrazione di ossigeno presente nell’atmosfera è inferiore al 10%, mentre per stare bene è importante che questo gas vitale sia intorno al 20%».

Caricata negativamente (come il sangue e la linfa), la sospensione colloidale di Cellfood rilascia ossigeno in modo costante e la sua azione rivitalizzante è stata confermata da studi pubblicati dalla Facoltà di Medicina di Milano, Roma e Urbino. L’assunzione? Si comincia con una goccia tre volte al giorno, per poi aumentare gradualmente (ma è sempre bene chiedere consiglio al proprio medico).

Così si detossifica il corpo in profondità, si aumentano i livelli di energia e si incrementa la respirazione cellulare.



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Articolo pubblicato nel n° 17 di Starbene in edicola dal 9 aprile 2019

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