Supera la paura di guidare e rimettiti al volante con sicurezza

La paura di guidare non riguarda solo chi ha avuto un incidente: interessa quattro persone su dieci. Un famoso psicologo spiega da dove nasce questo blocco e come scioglierlo. Per recuperare la libertà e il piacere di prendere l’auto senza ansie

Supera la paura di guidare e rimettiti al volante con sicurezza
Foto: iStock

Ti basta girare l’angolo e vederla da lontano per avvertire il cuore che parte al galoppo. Eppure, ricordi per farti coraggio, hai preso la patente al primo colpo. Ma, rammenti subito dopo, in realtà guidare l’automobile ti ha sempre messa a disagio. E ti dispiace perché sei consapevole di quanto sarebbe comodo farlo senza problemi. Invidi le amiche che si mettono al volante e attraversano la città con la stessa allegra nonchalance con cui tu, ogni mattina, ti passi il mascara sulle ciglia.

Il guaio? In vacanza è più facile che ti tocchi affrontare quel groviglio di ansia e tensione. Per dare il cambio a chi viaggia con te durante i tragitti più lunghi o avere un po’ di indipendenza se la casa in cui soggiorni si trova un po’ fuori mano. Prima cosa, respira! Seconda: tieni a mente che la paura di guidare riguarda 40 persone su cento. E che, soprattutto, si può superare. Lo spiega il dottor Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta, in Panico al volante – Superare la paura per guidare sicuri (Ponte alle Grazie), scritto insieme all’ex pilota di Formula 1, Siegfried Stohr. Il libro si apre con una prima sezione dedicata alla comprensione e al superamento delle diverse forme di panico legate alla guida, per poi passare a una parte più tecnico-didattica, ricca di indicazioni utili per acquisire maggiore sicurezza e abilità al volante.

Dottor Nardone, perché la paura di guidare è così diffusa?

«Perché guidare non è un atto naturale. L’uomo non nasce predisposto a muoversi chiuso dentro una scatoletta con le ruote, costretto a coordinare vista, mani e piedi, velocità e distanze. È un apprendimento complesso che diventa spontaneo solo dopo molta pratica. Finché questo automatismo non si è formato, una certa paura è normale. E persino sana, perché mantiene alto il livello di attenzione e di prudenza. Il problema nasce quando quella paura supera una soglia e, invece di aiutare, blocca».

Quando la paura di guidare diventa eccessiva?

«Quando l’allerta si trasforma in ansia costante o in panico. A quel punto la persona al volante si irrigidisce e, più cerca di controllare tutto, più perde naturalezza e abilità».

Di solito il panico al volante si sviluppa dopo un incidente?

«No, più spesso è il risultato di apprendimenti negativi: iniziamo a sentirci insicuri, quindi evitiamo una strada, poi un’altra, chiediamo a qualcuno di accompagnarci, rinunciamo. Ogni evitamento sul momento procura sollievo. Ma al tempo stesso rinforza la paura, dando conferma alla nostra impressione di non essere in grado di guidare».

Evitare di guidare, quindi, non fa che peggiorare la paura?

«Sì. Se evito l’autostrada, oggi mi sento meglio, ma domani il pensiero di imboccarla mi sembrerà ancora più spaventoso. Lo stesso vale per la richiesta continua di assistenza: avere qualcuno accanto rassicura, ma contemporaneamente consolida l’idea di non farcela da soli. Anche tentare di reprimere l’ansia con semplici imposizioni non aiuta: più mi dico di non tremare, non sudare, non sentire il cuore accelerare, più amplifico quelle reazioni».

Esistono diverse forme di panico alla guida?

«Esatto. Ognuna, in genere, ha alla base una specifica fobia, che si manifesta anche (o soprattutto) al volante, e che andrebbe identificata. Se la paura tende a farsi viva all’interno delle gallerie, quando si è “bloccati” in coda o in autostrada, c’entra la claustrofobia. L’agorofobia si sviluppa invece nel timore di allontanarsi dai luoghi sicuri, l’acrofobia – la paura dell’altezza – nel terrore di percorrere ponti e viadotti.

Poi ci sono la paura di stare male mentre si guida, quella legata alla possibilità che si scateni una bufera quando siamo al volante e il terrore di perdere il controllo dell’auto provocando un incidente, alimentato da una potente fantasia anticipatoria. E ancora, c’è chi teme che gli altri gli vengano addosso: pensa di proteggersi osservando in continuazione le auto che ha intorno e finisce per distogliere attenzione dalla guida. Pure qui l’eccesso di controllo produce l’effetto contrario a quello sperato: invece di aumentare la sicurezza, la riduce. Esiste, poi, l’ossessione di essere responsabile di un investimento. È una forma vicina al disturbo ossessivo-compulsivo. La persona guida, poi viene assalita dal dubbio: “E se avessi urtato qualcuno senza accorgermene?”. Torna indietro a controllare, ma il timore non si scioglie, anzi. Così può nascere il bisogno di verificare più volte, fino a rendere la guida insostenibile».

Come si interviene quando la paura diventa panico?

«Bisogna smontare le tre finte soluzioni che non risolvono il problema, ma lo rinforzano: evitare, chiedere protezione, controllare ossessivamente le proprie reazioni. Una tecnica centrale è quella della “peggiore fantasia”: invece di scappare dalla paura, la si evoca volontariamente e la si affronta, con l’obiettivo di farle perdere potere. È un intervento paradossale – si spegne il fuoco aggiungendo legna – che va fatto con uno specialista formato in questo tipo di lavoro».

Qual è il modo giusto per ricominciare a guidare?

«Va fatto per gradi. Bisogna affrontare esperienze progressive: piccoli tratti, situazioni controllate, poi passaggi più impegnativi. La persona deve sperimentare che è in grado di gestire ciò che prima sembrava insostenibile».

E chi non ha una fobia, ma si sente incapace o impacciato?

«Deve fare esperienza. La vera padronanza nasce dopo molti chilometri, percorsi diversi, traffico, parcheggi. Se si guida poco, ogni volta sembra di ricominciare da capo».

Cosa si fa quando la semplice pratica non basta?

«Può essere d’aiuto un corso di guida sicura, per imparare a conoscere il mezzo, gestire lo spazio, affrontare le manovre e le situazioni impreviste. La sicurezza non è un dono: è una competenza che si costruisce nel tempo, con pazienza».

Cosa suggerire a chi non ha nessuna paura e rischia troppo?

«Quando prevale il brivido della velocità, i richiami alla prudenza tendono a cadere nel vuoto: anche qui, a volte, serve indagare cosa c’è sotto e mettere in atto interventi mirati per ristabilire una sana paura che possa arginare l’incoscienza».