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Rapporto tra fratelli: perché insegna più cose dei genitori

Il romanzo di Simone Marcuzzi mette in evidenza che un fratello è una figura che fa riflettere e affina il senso critico, anche se non si va d’accordo. E sottolinea che nella società di oggi questo legame ha una valenza formativa

Foto di Joshua Choate da Pixabay



237094Il rapporto più bello. Ma anche il più difficile. A sviscerarlo, pagina dopo pagina, è il libro di Simone Marcuzzi Fratelli (DeA Planeta). L’autore friulano, classe 1981, racconta le vite di Alberto, il piccolo di casa di una famigia italiana come tante, e di Lorenzo, il ribelle che sfida le regole. I due crescono insieme, quasi in simbiosi, fino a quando un episodio particolare porta alla rottura.

«È il mio quarto romanzo», spiega Marcuzzi. «Nei precedenti avevo parlato di amicizia e del legame tra padre e figlio. Mi ero tenuto lontano dal rapporto fraterno forse per timore: io per primo l’ho vissuto con grande intensità e anche se questa storia non è autobiografica so bene cosa significhi».


Perché quella tra fratelli è una relazione così importante?
«È fondamentale per la formazione: anche se non andiamo d’accordo o l’atmosfera è tiepida, il fratello è la figura che ci offre più spunti, ci fa pensare e affina il senso critico. È sempre il metro di paragone con cui ci misuriamo, nel bene e nel male, e alla fine ci insegna più cose dei genitori perché lo ascoltiamo, è vicino a noi ma non ci impone nessuna verità precostituita. Io credo che sia la persona che ci fa più crescere, soprattutto al giorno d’oggi».


Ai nostri tempi è diventato il legame più significativo?
«Sì. Ora i rapporti sono cambiati, anche quelli famigliari sono più liquidi, impersonali, quasi effimeri. E i genitori si pongono alla pari con i figli, li proteggono molto, scelgono il dialogo e l’empatia piuttosto che l’autorità e le regole. Con il fratello, invece, rimane lo scontro, la lite, il confronto forte che diventano benzina per maturare e capire il mondo».


C’è differenza nel rapporto tra sorelle?
«Tra ragazze conta molto di più la rivalità, che si innesca soprattutto durante l’adolescenza e può arrivare a minare il sentimento. Quello tra maschi, invece, mi sembra più un rapporto diretto e meno cerebrale, con pochi filtri, quasi più istintuale. Potrebbe essere il tema del prossimo romanzo. In fondo, a migliorare davvero l’esistenza sono le relazioni affettive e le piccole cose della vita, come un saluto al mattino, una stretta di mano, il tempo dedicato a un hobby».


Avere una fratello permette di aumentare l’empatia

Avere un fratello ci aiuta a metterci nei panni degli altri e capire i loro sentimenti e bisogni. A dirlo è una ricerca dell’università di Toronto, che ha analizzato per un decennio le dinamiche interne di quasi 500 famiglie. Gli psicologi hanno notato, attraverso test e colloqui, che nei gruppi in cui il figlio era unico questa dote era meno affinata, oppure compariva molto più tardi, durante l’adolescenza. Invece crescere con al fianco un fratello permette di allargare lo sguardo e di essere più generosi e attenti.


Articolo pubblicato sul n. 7 di Starbene in edicola e nella app dal 28 gennaio 2020

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