Coronavirus, perché non riusciamo a non uscire di casa

Lo dicono le cronache e i bollettini medici: non riusciamo a rispettare il decreto anti-Covid-19, usciamo ancora troppo. Ma perché? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Chiara Nardini. «Dietro a quest’ansia da movimento, c’è un’idea (sbagliata) della vita odierna». Trovi l’articolo completo e le risposte della dottoressa nel numero 15 di Starbene, in edicola e nella app (a soli 0,99 euro), dal 24 marzo



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La psicoterapeuta Chiara Nardini, nel nuovo numero di Starbene - in edicola e nella app (a soli 0,99 euro) dal 24 marzo - analizza come mai gli italiani facciano così fatica a non uscire di casa e a seguire le disposizioni governative per contenere il contagio da Coronavirus. 
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Tutti chiusi in casa, ripetono da giorni in modo martellante medici, istituzioni e media. Soprattutto ora, che il Coronavirus continua a espandersi. E se l’appello non verrà seguito col dovuto rigore, potrebbe “arrivare il divieto assoluto alle attività all’aperto” fa sapere il governo italiano.

Gli scienziati ci dicono che non abbiamo ancora raggiunto il picco, che queste sono le settimane più rischiose e ci vuole la massima precauzione. Bisogna evitare in tutti i modi gli spostamenti non assolutamente necessari. Difficile da accettare? Con una certa probabilità sì, se l’amministrazione della Lombardia, la Regione più colpita dall’epidemia, assicura che, in base al controllo dei ponti radio dei cellulari, si è fermato solo il 60% degli spostamenti all’interno del territorio regionale (i dati si riferiscono al momento in cui andiamo in stampa). Un 40% di gente che esce, s’arrabbiano, è troppa per cercare di contenere i contagi.

A dispetto dei numeri in ascesa, sembra che non ci sia raccomandazione legislativa o divieto penale che tenga: tra la paura di ammalarsi (e fare ammalare) e la noia di rimanere a casa vince il fastidio di sentirsi in prigione. E, come dice Chiara Nardini, psicoterapeuta a Milano e Genova, in questa lotta – stressante – tra “vorrei uscire” e “non posso uscire” non c’è solo l’eterna sfida tra dovere e piacere, tra disciplina e trasgressione, ma qualcosa di più profondo.


Estratto dell'articolo pubbicato nel n° 15 di Starbene, in edicola e nella app dal 24 marzo 2020


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