Cani bull: 5 consigli per prevenire le aggressioni (e gli abbandoni)
Un Manifesto insegna a gestire il rapporto con i cani più irruenti, prevenendo le aggressioni e i conseguenti abbandoni

di Manuela Porta
Purtroppo le aggressioni dei nostri amici a quattro zampe sono in aumento, così come i conseguenti abbandoni. Soprattutto quelli che coinvolgono la razza bull, cani spesso scelti d’impulso e poi lasciati nei canili perché ritenuti “difficili”. Per rispondere a questa emergenza Angelo Vaira, fondatore della scuola ThinkDog e dell’approccio cognitivo-relazionale al cane, ha recentemente lanciato il Manifesto per una Cultura della Responsabilità nella Relazione con il Cane, programma che punta a ridurre i rischi e migliorare la convivenza tra fido e gli uomini. Scopriamolo meglio.
Cani bull, la sicurezza prima di tutto
Il Manifesto si snoda su 5 punti e ambisce a diventare una piattaforma inclusiva aperta ad associazioni, professionisti e istituzioni. Il primo step è dedicato alla sicurezza, tema che Vaira ha già sviluppato in un protocollo ad hoc, suddiviso in tre temi.
Si inizia con l’imparare a separare un cane che sta mordendo: l’inesperienza porta spesso a tentare manovre istintive, vedi tirare il guinzaglio o le zampe, ma sono metodi che funzionano raramente e possono anche peggiorare l’aggressione. Invece esistono tecniche più sicure, però devono essere insegnate da istruttori esperti attraverso esercitazioni pratiche.
Poi si affronta la difesa personale: come proteggersi da un cane che vuole aggredire, e anche in questo caso sono fondamentali gli insegnamenti di professionisti formati. Infine, il terzo punto, incentrato sulla prevenzione. Molti proprietari non sanno “leggere” correttamente il cane e le sue emozioni, fattore che rende difficile la gestione degli imprevisti.
«È provato che più il proprietario è competente, meno l’animale è soggetto a sviluppare comportamenti aggressivi», avverte Vaira.
Fondamentali il rispetto e l'ascolto
I punti del Manifesto proseguono poi tenendo conto anche della cura nei confronti del pet, dettata dalla conoscenza delle esigenze fondamentali del cane, rispettando il suo bisogno naturale di connessione e inclusione.
Quindi si passa all’ascolto, che implica il saper leggere i segnali verbali e posturali del nostro migliore amico, in modo da accogliere le sue emozioni e aiutare anche noi a conoscerci meglio e crescere come persone.
Seguono il rispetto, che tiene conto di come il cane non debba farsi carico della nostra salute fisica o mentale, né diventare un depositario della nostra felicità (anche nella Pet therapy, l’interazione deve essere uno scambio reciproco), ma anche il rispetto delle regole, da parte di Fido e di chi lo conduce.
Per concludere poi con la crescita comune: educare una cane significa crescere insieme a lui, trasformando il nostro modo di vivere e di rapportarci agli altri.
