Alessia Marcuzzi e la perimenopausa: quando il cambiamento fa paura

Alessia Marcuzzi accende i riflettori sulla perimenopausa e su un sentimento di cui si parla ancora poco: la vergogna. Perché è così difficile ammettere che il nostro corpo sta cambiando? E perché una fase naturale della vita ci fa sentire in difetto?

Alessia Marcuzzi e la perimenopausa: quando il cambiamento fa paura
Foto: Getty Images

Esiste un momento nella vita di ogni donna in cui il corpo inizia a mandare segnali sottili, a tratti impercettibili, che poi diventano via via più nitidi. Non si tratta di una malattia, né di un declino improvviso, ma di un passaggio biologico naturale: la perimenopausa. Eppure, per decenni, questo periodo transitorio è stato circondato da un cono d’ombra, ricoperto da una coltre di silenzio, imbarazzo e perfino vergogna. A rompere questo tabù con coraggio, schiettezza e un pizzico di sana ironia sempre più personaggi noti dello spettacolo, della cultura e dell’impresa, che si sono fatti portavoce di un disagio psicologico indotto da una cultura che penalizza le donne. L’ultima voce sulla perimenopausa in ordine di tempo è quella di Alessia Marcuzzi.

La conduttrice televisiva, da sempre simbolo di energia, positività e spontaneità, ha scelto di condividere pubblicamente la propria esperienza, ponendo l’accento su un sentimento che accomuna tantissime donne, ma di cui quasi nessuno ha l’ardire di parlare: la sensazione di smarrimento e di vergogna che spesso accompagna i primi cambiamenti ormonali e fisici.

Che cos’è davvero la perimenopausa?

Mentre della menopausa si parla (seppur spesso con toni paternalistici o negativi), la perimenopausa rimane una sorta di terra di nessuno. È la fase di transizione che precede la menopausa vera e propria, un periodo che può durare diversi anni e che porta con sé un’altalena ormonale complessa. I sintomi non sono solo fisici – come le vampate di calore, le alterazioni del ciclo o la stanchezza cronica – ma investono profondamente la sfera emotiva e psicologica. Le donne soffrono di sensazioni che spesso incidono sulla qualità della vita. Sono sbalzi d’umore improvvisi e ansia priva di una causa apparente, nebbia mentale (brain fog), con cali di concentrazione e piccoli vuoti di memoria, disturbi del sonno e insonnia persistente, cambiamenti nella percezione del proprio corpo e calo del desiderio sessuale.

Alessia Marcuzzi e l’invito a non nascondersi

Sperimentare questi segnali quando ci si sente ancora nel pieno della propria maturità personale e professionale può provocare un forte senso di disorientamento. È qui che subentra quella “vergogna” di cui parla Alessia Marcuzzi: la paura di non essere più considerate attraenti, efficienti o “performanti” secondo gli standard imposti da una società che mitizza la giovinezza eterna. Vedere una donna di successo, solare e affermata che dice apertamente «sta succedendo anche a me e non c’è nulla di sbagliato» crea un immediato effetto di decolpevolizzazione e normalizzazione.

«Parlare di perimenopausa non significa ammettere una resa, ma rivendicare la consapevolezza del proprio corpo e il diritto di vivere ogni fase della vita senza nascondersi», afferma Marcuzzi. Troppe donne arrivano alla perimenopausa del tutto impreparate, scambiando i primi sintomi per ansia o stress da lavoro. Eppure oggi sono disponibili diverse forme di sostegno, dalle terapie ormonali sostitutive agli integratori, fino all’alimentazione e allo stile di vita per vivere questo periodo in pieno benessere.

Che fatica accettare i cambiamenti

Ma la sfida consiste soprattutto nel rimuovere lo stigma sociale, ovvero che la fine dell’età fertile non coincide con la fine della femminilità, della sensualità o della produttività. La lezione che emerge dalle parole di Alessia Marcuzzi è chiara: la maturità non è un declino, ma una nuova forma di libertà. Liberarsi dal peso di dover dimostrare sempre vent’anni permette di accogliere i cambiamenti con maggiore dolcezza e rispetto per se stesse.

«È un tema delicato che riguarda l’accettazione delle diverse fasi della vita», commenta Gianluca Castelnuovo, ordinario di Psicologia Clinica della Cattolica di Milano e direttore del servizio di Psicologia Clinica dell’IRCCS Istituto Auxologico italiano. «Partiamo dal presupposto che l’essere umano non accetta il cambiamento, c’è una sorta di insoddisfazione, di ricerca di qualcosa che in quel momento non c’è, una sorta di nostalgia per la fase precedente. Difficile essere soddisfatti del periodo in cui si vive. Nel caso di Alessia Marcuzzi siamo di fronte a una donna che ha raggiunto un livello di soddisfazione professionale ed è alle prese con il cambiamento del corpo».

Quanto pesa lo sguardo degli altri

Per una donna molto esposta mediaticamente fare i conti con il passare del tempo può essere ancora più complicato. Ogni cambiamento fisico viene osservato, commentato, talvolta criticato. «Il problema non è tanto il cambiamento in sé, quanto la sensazione che questo non sia accettato dagli altri», osserva Castelnuovo. «Ed è proprio questa percezione che può far emergere insicurezze e problemi di autostima». Ma non bisogna essere un personaggio famoso per sperimentare qualcosa di simile: il timore del giudizio altrui può rendere più difficile accettare una fase della vita che porta con sé trasformazioni importanti.

La mente non tiene sempre il passo con il corpo

C’è poi un altro aspetto da considerare: il corpo e la mente non sempre cambiano alla stessa velocità. «A volte facciamo fatica ad adattarci psicologicamente a una trasformazione fisica», spiega Castelnuovo. «Pensiamo a chi affronta un dimagrimento importante o un intervento estetico: il corpo cambia, ma la mente può continuare a conservare l’immagine precedente, come se non riuscisse ad aggiornarsi». Qualcosa di simile può accadere durante la perimenopausa, quando i cambiamenti fisici si scontrano con l’immagine che abbiamo di noi stesse, con la nostalgia per ciò che eravamo o con le aspettative degli altri.

Come affrontare, allora, questo passaggio senza viverlo come una perdita? «Accettando che la vita è una continua evoluzione», suggerisce lo psicologo. «Non esiste nulla di più costante del cambiamento e la vera sfida, per stare bene, è imparare ad adattarsi». Un esercizio che, a pensarci bene, va fatto costantemente. Perché non possiamo scegliere di fermare il tempo, ma possiamo imparare a non viverlo come un avversario.